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Logorato è il nuovo singolo dei Salento All Stars, Papa Ricky ft. ‘O Zulù

Logorato è il nuovo singolo dei Salento All Stars, Papa Ricky ft. ‘O Zulù, insieme in un brano contro ogni forma di discriminazione.

 

Salento All Stars

Salento All Stars

Sonorità Elettro-Raggamuffin con scrittura cantautorale italiana con inserti in lingua salentina e napoletana, un punto d’incontro tra i mondi che raccontano al meglio la matrice artistica dei Salento All Stars e ‘O Zulù, rivisitando l’inciso di “Comu t’a cumbenatu”, successo di Papa Ricky del 1992. Logorato’ è un brano che vuole raccontare l’involuzione umana dell’Italiano medio, passato da essere emigrante ad essere intollerante e razzista in ogni sua forma.” – continuano i Salento All Stars -  “Il brano ha la volontà di mantenere viva la speranza contro la perdita di umanità, perché c’è chi nonostante tutto, continua a battersi per un mondo senza discriminazioni di colore, razza e sesso… PER UN MONDO MIGLIORE”. Il brano è stato registrato ne “La Cabina del Granma” in salento, quartier generale dei Salento All Stars e mixato da Angelo Emanuele Buccolieri presso New Stars Rec. di Tenerife. Il progetto sarà accompagnato da un videoclip in uscita nei prossimi giorni sui canali ufficiali della band.

Salento All Stars è la prima e unica gypsy-taranta-orchestra composta da importanti ed eclettici musicisti salentini. E’ un progetto artistico che parte dai suoni tradizionali arrivando fino alle sonorità più moderne, scrivendo brani propri e rivisitando quelli popolari del tacco d’Italia, per abbracciare tutte le culture del mondo. Esce nella primavera del 2014 Salentu (lu sule, lu mare, lu jentu) per il ventennale dalla sua stesura. L’autore Davide QbA Apollonio chiama a raccolta i migliori musicisti del Salento per reincidere questa nuova versione. La formula del “collettivo” musicale piace molto nei live, nasce l’idea di incidere un intero album fatto di inediti e rivisitazioni. E’ di imminente pubblicazione (15 febbraio) il  nuovo singolo “Logorato” insieme a Papa Ricky e Zulù dei 99 Posse. Papa Ricky è stato il pioniere del raggamuffin nel Salento, venuto fuori da quella fucina di artisti  (Papa Ricky, Sud Sound System, Neffa, Casino Royale, ecc. ecc.) che fu Bologna a cavallo degli anni ’80 e primi ’90. Proprio in quegli anni pubblicò per la Virgin “Comu t’a cumbenatu”, del quale in “Logorato” è stato ripreso il ritornello e completamente riscritto il brano. ‘O Zulù è il cantante e leader dei 99 Posse, band napoletana da sempre impegnata con la propria musica nel sociale. Sia Papa Ricky che 99 Posse sono presenti con i loro brani nella colonna sonora del film “Sud” di Gabriele Salvatores.

 

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Non è amore è l’inedito di Carmen Ferreri

Sarà disponibile dal 22 febbraio in tutti gli store digitali e su YouTubeNON È AMORE”, il primo singolo ufficiale estratto dal nuovo album di CARMEN “PIÙ FORTI DEL RICORDO” in uscita l’8 marzo.

 

Carmen Ferreri

Carmen Ferreri

“NON è AMORE” non è una canzone come le altre. È un urlo di dolore, la volontà di provare mettere in parole e musica un messaggio che deve arrivare forte e chiaro a tutte le donne, a partire dalle più giovani. A scrivere questo brano è un ragazzo di 20 anni, Manuel Finotti, che lo scorso anno si è trovato a pochi metri da quella casa di Cisterna di Latina dove un uomo ha commesso uno dei peggiori crimini, distruggere una famiglia uccidendo le figlie e provando a fare altrettanto con la ex moglie. In un paese come l’Italia dove nel 2018 si sono verificati 106 casi di femminicidio, uno ogni 72 ore (fonte Eures) non bisogna smettere di parlarne, urlare, cercare di far capire non solo alle donne più adulte ma soprattutto alle ragazze più giovani che se è amore allora non può fare del male, se è amore allora non c’è possesso e gelosia. Provare a farlo con una canzone non è certo facile ma Carmen non ha tentennato neppure un secondo prima di accettare e cantare questo brano con tutta la rabbia, la forza che una 19enne sa avere.

Sono orgogliosa che Manuel abbia affidato a me le sue parole – racconta questa giovane interprete - Spero davvero di riuscire a farmi ascoltare dalle donne e soprattutto dalle mie coetanee. Vedere alla tv e leggere sui giornali ogni giorno notizie sull’ennesima ragazza uccisa o aggredita è inaccettabile. Non si può andare avanti così”. È il suo autore, Manuel Finotti a spiegare meglio come è nato questo brano: “La canzone parla della strage del 28 febbraio 2018 a Cisterna di Latina dove un carabiniere dopo aver aggredito la ex moglie, ha ucciso le figlie e si è tolto la vita. La canzone è nata in poche ore, ho provato ad immaginare cosa può provare una donna che si è trovata da un giorno all’altro senza le sue figlie e con una vita totalmente stravolta. Ho provato a immaginare tutte le cose belle che ti fanno innamorare di una persona e le promesse che si fanno in quelle circostanze e cosa succede nella testa di un uomo per arrivare a fare un gesto così estremo. Ho immaginato di raccontare tutti questi episodi come se fosse una lettera d’amore che la mamma ha scritto per le sue bambine, una sorta di raccomandazione a scegliere la persona migliore al proprio fianco.”

Questo il testo della canzone:

La mia stanza affaccia in un cortile interno

che se piove sembra di stare ad un concerto

che poi la pioggia mi è sempre piaciuta

mi ricorda che ritorna sempre il sereno

Ti ho aspettato con la luce accesa

perché so che hai paura del buio

e se non hai mangiato niente da stamattina

in cucina t’ho lasciato la mia cena

Cosa c’è rimasto da dirci

se poi vai con la prima che incontri

e non riesci più a guardarmi

cosa c’eravamo promessi

quel giorno sotto casa mia

nemmeno te lo ricordi

Sulla mia faccia c’è ancora stampata la tua mano

che tanto poi alla fi ne è sempre colpa mia

ed ho provato a cambiare mille volte lavoro

ma non bastava mai per la tua gelosia

Cosa c’è rimasto da dirci

se ci tocchiamo le mani

solamente per affondarci

cosa ti è rimasto dei miei occhi

se mi usi come un tappeto

per pulire via i tuoi rimorsi

Io te l’avevo detto, te l’avevo detto

che sarebbe andato tutto a puttane

che l’amore vero, l’amore vero

non è la tua assurda ossessione

eri la mia notte di Natale

la frase da dire a bassa voce

possibile che non ti accorgi

che questo non è amore

Ogni cicatrice oggi è il mio più bel difetto,

mi ricorda cosa sono stata

e se t’avessi detto almeno una volta

quello che penso, forse mi sarei salvata

Cosa c’eravamo promessi

sotto il palco a voce alta

mentre suonavano i nostri pezzi

cosa ti è rimasto da dirmi

tanto lo so che ti nascondi

perché vali meno di quanto pensi

Più forti del ricordo”che vede la produzione artistica di Carlo Avarello, vuole continuare il lavoro di costruzione e crescita di questa giovane cantante siciliana, una ragazza istintiva e solare che grazie ad una voce davvero straordinaria era stata capace di ritagliarsi uno spazio all’interno del talent di AMICI e che oggi punta a fare altrettanto nel panorama pop italiano, soprattutto tra le interpreti di casa nostra.
L’album conterrà 10 brani tra cui un featuring con il fenomeno Emo Trap GionnyScandal in “Chissà se mi pensi”. Questa la tracklist completa: “Sabato subito”, “Più forti del ricordo”, “Non è amore”, “Punto a capo”, “Al di là del mare”, “Chissà se mi pensi” feat GionnyScandal, “Sei bellissima così”, “Cose così”, “Stanne fuori”, “Mi manchi prima di morire”.
I brani sono stati scritti da giovani autori italiani come Alessio Bernabei, Giovanni Caccamo, Giordana Angi, Niccolo Verrienti, Nicola Marotta, Giulia Capone, Manuel Finotti, Virginio Simonelli, Lorenzo Vizzini, Carlo Verrienti che negli anni si sono fatti conoscere per successi scritti per sé ma anche per altri artisti.

CARMEN incontrerà i fan per autografare l’album, pubblicato per Virgin Records (Universal Music Italia), durante un instore tour che prenderà il via l’8 marzo da Roma per poi proseguire in tutte le principali città italiane.
Questo il calendario aggiornato a cui verranno aggiunti nuovi appuntamenti:

 

08 marzo Roma 16:00 Discoteca Laziale
09 marzo Milano

Vimercate

15:00

18:30

Mondadori P.za Duomo

Mondadori Torri Bianche

11 marzo Varese 16:00 Varese Dischi
12 marzo Torino 17:30 Mondadori Via Monte di Pietà
13 marzo Padova 15:00 Mondadori P.zza Insurrezione
14 marzo Bologna

Firenze

15:00

18:30

Mondadori Via D’Azeglio

Galleria Del Disco

15 marzo Frosinone

Aprilia

15:00

18:30

Mondadori Via Aldo Moro

Mondadori Via Dei Lauri

16 marzo Napoli 18:00 Feltrinelli Stazione Centrale
17 marzo Piano di Sorrento

Salerno

15:00

18:30

Mondadori P.za Cota

Mondadori C.so Vittorio Emanuele

18 marzo Bisceglie

Foggia

15:00

18:30

Mondadori Bookstore

Mondadori Via Oberdan

19 marzo Lecce

Bari

15:00

18:30

Feltrinelli Via Templari

Feltrinelli CC Santa Caterina

21 marzo Gioia Tauro 18:00 Mondadori CC Annunziata
22 marzo Messina

Catania

15:00

18:30

Feltrinelli Via Ghibellina

Feltrinelli Via Etnea

22 marzo Messina

Catania

15:00

18:30

Feltrinelli Via Ghibellina

Feltrinelli Via Etnea

23 marzo Sciacca 18:00 Mondadori Via Garabaldi
24 marzo Marsala 17:00 Mondadori P.zza Repubblica
25 marzo Palermo 18:00 Feltrinelli Via Cavour

 

Carmen Ferreri nasce a Trapani il 9 dicembre 1999 e sin da piccola studia canto dimostrando grandi doti vocali ed interpretative. Nel 2017 si ripresenta ad Area Sanremo con il suo brano “Terra”, scritto sull’onda emotiva del tragico terremoto di Amatrice. Il testo colpisce tutti per intensità e contenuti che sembrano appartenere a chi quei tragici istanti li ha vissuti sulla propria pelle suscitando un grande interesse nel mondo della critica, dei media e degli addetti ai lavori presenti. Nel luglio dello stesso anno si esibisce sul palco del prestigioso Premio Lunezia nell’ultima serata dedicata ai grandi artisti. Ad agosto viene selezionata per partecipare alla seconda edizione del Premio Lelio Luttazzi, andato in onda in prima serata su Rai1 dallo storico Blue Note di Milano, dove presenta il brano “Io”, che porta la sua firma. La giuria presieduta da Pippo Baudo e composta da Rita Marcotulli, Fio Zanotti e Paolo Giordano rimane particolarmente colpita dalla sua voce e dalla sua personalità, regalandole la vittoria nella categoria giovani cantautori esibendosi nella serata conclusiva assieme a Amara, Arisa, Chiara, Elodie, Marco Masini, Simona Molinari, Fabrizio Moro, Roberto Vecchioni e Nina Zilli. Nell’ottobre dello stesso anno, dopo aver superato numerosi casting, Carmen entra nella scuola di Amici di Maria De Filippi, conquistando professori e pubblico con il suo inedito “La complicità” che scala le classifiche iTunes, rimanendo per diverse settimane nella top 5 dei brani più venduti. Il brano ha dato il titolo anche al suo disco d’esordio pubblicato nel giugno 2018 dove trovavano spazio 4 inediti e 3 cover, queste ultime scelte tra quelle eseguite negli studi di Amici e che avevano esaltato le doti di Carmen. All’album, prodotto da Gianni Rodo Edizioni con la direzione artistica di Carlo Avarello, avevano collaborato autori tra i più apprezzati degli ultimi anni come Amara, Andrea Bonomo, Fabio Barnaba, Noemi Bruno, Salvatore Mineo, Virginio Simonelli e Lorenzo Vizzini.

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Furor Gallico, il fascino italiano del folk metal: l’INTERVISTA

Il loro ultimo disco, Dusk of the Ages, è sicuramente uno degli album più attesi e più discussi di queste settimane. E a ragione. I lombardi Furor Gallico sono ormai tra le realtà musicali italiane più affermate in ambito folk metal, il filone metallico contaminato con la musica popolare e in cui chitarre elettriche e batteria a tutto spiano si intrecciano con le dolci melodie di arpe, violini e archi vari. Forti di una fan base solida ed estesa che infatti sta affollando il locale, li raggiungiamo al Legend Club di Milano in occasione del release party dell’album – uscito lo scorso 18 gennaio – e non perdiamo l’occasione per far loro qualche domanda. Davide Cicalese (voce), Gabriel Consiglio (chitarra) e Becky (arpa), i tre gallici, vanno a ruota libera.

Furor Gallico

Furor Gallico

di Federico Moia Ciao, ragazzi, grazie per l’intervista. In realtà questa sarà la seconda sera in cui vi vedo, dopo il Fosch Fest del 2015, in cui accompagnavate Satyricon e Carcass. Tra l’altro era stata la penultima edizione. L’anno dopo hanno tentato di fare le cose in grande con Anthrax, At the Gates, Enslaved e poi… [Davide] Esatto. Poi, purtroppo, come altri festival, non ha più funzionato. Aveva una sua identità, incentrata sul folk metal, ma è stato tante volte dimostrato che i festival di genere, così come i locali, non funzionano alla lunga e non hanno, secondo me, tutto questo senso di esistere. Allo stesso modo i locali di genere, o le serate di genere. Ben venga che ogni tanto vengano proposte degli eventi del genere per accontentare gli appassionati di un certo filone musicale. Ricordo, ad esempio, il tour Kreator ed Eluveitie, o il prossimo Lacuna Coil ed Eluiveitie, che hanno band che non c’entrano niente l’una con l’altra eppure come tour funzionano e riscuotono successo. [Gabriel] È una cosa molto italiana quella di accorpare in un festival band appartenenti a uno stesso genere. All’estero sono molto più aperti da questo punto di vista. Sempre ovviamente rimanendo all’interno dell’ambito rock/metal, ma c’è molta più varietà. Un po’ di apertura mentale non guasta mai. Passiamo a voi. Il vostro nuovo album Dusk of the Ages è uscito da un paio di settimane e sta ricevendo un ottimo riscontro di critica. Ho letto varie recensioni e sono tutti concordi nell’affermare che si tratta di un ottimo disco, solido e coerente con la vostra evoluzione musicale. Qualche commento sul disco? [Davide] Dusk of the ages è stato un album che ci ha dato soddisfazioni fin dalla sua gestazione. Con molto impegno siamo arrivati al risultato che cercavamo e che ci ha reso soddisfatti. Personalmente parlando, quasi al 100%. Dico quasi perché comunque siamo un gruppo di otto persone e naturalmente ci sono degli aspetti dei nostri brani che sentiamo di dover migliorare e limare in futuro. In generale però siamo tutti soddisfatti del risultato. [Gabriel] Siamo in cinque più i turnisti in realtà. [Davide] Vabbè, dai. Anche per quanto riguarda, poi, il parere della critica e delle recensioni siamo stati contenti. Ci hanno dato tutti ottimi voti, sempre sopra al 7 e, aldilà del voto numerico, ci è sembrato che tutti o quasi siano riusciti a cogliere quello che volevamo comunicare. Questo per quello che riguarda la critica, per quello che riguarda il pubblico ovviamente dovremo aspettare la fine del tour. Sono passati quattro anni dallo scorso disco, quindi un periodo di tempo abbastanza lungo. E anche tra il primo disco, l’omonimo Furor Gallico, e Songs from the Earth ne erano passati ben cinque. Possiamo dire che vi piace prendere tempo prima di una nuova pubblicazione. [Davide] Il discorso è che, ultimamente, vuoi per i contratti, vuoi anche per i tempi di assimilazione di un lavoro che sono cambiati, quattro anni tra un disco e l’altro vengono percepiti come un periodo lungo,mentre invece un tempo erano considerati una distanza normale tra due lavori. Ne parlavo proprio prima con Gabriel. Oggi quattro anni tra due dischi fanno notizia. A noi questo non importa. L’unico nostro obiettivo è quello di realizzare un disco di cui siamo fieri. Ci mettiamo due anni? Meglio! Ce ne mettiamo quattro? Va bene lo stesso. [Gabriel] Tutto nasce anche dalla stabilizzazione della nuova formazione. Ci sono stati grandi cambi rispetto alla line up che ha scritto Songs from the Earth ed era quindi già da mettere in conto una pausa dovuta a questo motivo. In più ci siamo presi molto tempo per trovare buone idee e amalgamare bene gli spunti che abbiamo trovato per poter dare ai nostri fan un prodotto soddisfacente. Come diceva Davide, 15 anni fa era normale che una band sfornasse un album dopo quattro o cinque anni dal loro precedente lavoro. Per il mercato di oggi invece è tanto. Le band devono fare un disco, devono fare un tour e i ritmi sono molto più serrati. Secondo me, ma questa è una mia riflessione personale, questo mercato sta contribuendo ad abbassare il livello qualitativo. Ci sono molte band storiche che hanno sempre realizzato dei veri capolavori e ora, costrette a buttare fuori un nuovo disco ogni due anni, non riescono a raggiungere i loro stessi standard qualitativi. Se invece avessero più tempo avremmo degli album ben diversi, senza riempitivi o altro. Musicalmente com’è il vostro processo compositivo? Da dove traete l’ispirazione per la vostra musica? [Gabriel] Questo disco è nato in fase embrionale dalle idee di Becky, che è un’arpista prima di tutto e che ha una visione globale di come si deve suonare e che atmosfere deve avere un pezzo. Conosce perfettamente la musica celtica e si occupa della base folk della canzone su cui poi io inserisco le mie idee, influenzate principalmente dal melodic death metal e dal progressive metal. Abbozziamo così i brani e in seguito, insieme a tutti, abbiamo continuato a lavorare a ogni singolo pezzo fin quando non ci soddisfaceva. Poi abbiamo iniziato la collaborazione con Ralph Salati, chitarrista dei Destrage e produttore dell’album. Io e lui abbiamo prodotto l’album. Passando invece alle tematiche e alle ispirazioni dei vostri testi a me piace molto che voi abbiate un fortissimo legame con la nostra tradizione e il nostro folklore locale, della Lombardia in particolare. È davvero una peculiarità visto che invece le band che si rifanno alla tradizione scandinava e parlano di Odino, Valchirie e Valhalla sono tantissime e spesso vengono da Paesi o culture estremamente lontane da quella nordica. Come vi relazionate alla tradizione? [Becky] Sì, i riferimenti ai vichinghi è una cosa che abbiamo sempre voluto evitare. Parlando della tradizione, abbiamo sull’album un pezzo come Nebbia della mia terra che è volutamente cantato in italiano proprio perché parla del nostro territorio, della nebbia tipica della Lombardia. In realtà, l’ispirazione per questo pezzo mi è venuta una volta che ero andata a camminare lungo il Ticino, dove la tradizione vuole che ci sia un cerchio di pietre magico. Ma anche un pezzo come Canto d’Inverno si riferisce alle nostre montagne e a quella che potrebbe essere una divinità della neve o dell’inverno. Non ci sono volutamente riferimenti lontani. Anche in The Gates of Annwn l’idea iniziale era ispirata a una leggenda che avevo letto su un libro di storia locale. Abbiamo voluto mettere insieme varie ispirazioni legate ai quattro elementi, aria terra, acqua e fuoco, senza però voler però creare a tutti i costi un concept album. Anche i singoli che abbiamo rilasciato ricalcano questo tema con The Phoenix legata al fuoco e Waterstrings all’acqua. Poi abbiamo Nebbia della mia terra che appunto è legata alla terra e Canto d’inverno all’aria. È proprio una trama che ritorna in tutto l’album e ci ha aiutato ad avere una visione d’insieme più precisa durante la composizione dell’album. Un’altra vostra caratteristica che vi rende quasi unici è il fatto che cantate molti brani in italiano o addirittura in dialetto, come su Curmisagios. [Becky] Sì, è una cosa di cui abbiamo dibattuto molto all’inizio. Facciamo pezzi solo in inglese? Facciamo pezzi solo in italiano? Poi la decisione è arrivata in maniera naturale, visto che alcune tematiche si prestavano maggiormente a essere cantate in italiano. È ovvio che un brano come Nebbia della mia terra possa essere cantata solo in italiano visto che ha questo legame così forte con il nostro territorio. Non ci siamo dati dei paletti inizialmente riguardo alla lingua in cui cantare, ma un determinato pezzo risultava naturale in una determinata lingua e così è stato. Da un punto di vista musicale, a mio parere, quest’album non cerca di dare una svolta al vostro sound, ma consolida il vostro stile e lo rende ancora più identificabile, grazie a brani per cui subito al primo ascolto si può dire “Sono i Furor Gallico”. Era questo il vostro obiettivo iniziale? [Davide] Quello che dici ci fa molto piacere perché nel 2019 non è semplice avere un carattere riconoscibile. Non sei il primo che ce lo fa notare, ma è davvero il complimento più bello che possiamo ricevere, quindi grazie. L’obiettivo che abbiamo sempre avuto è quello di crescere, punto. Vogliamo crescere e migliorare sempre a livello musicale, a livello di sound, costruendo una musica più matura. Quindi, quello che cerco di fare è prendere ciò che ho già fatto e perfezionarlo, renderlo più maturo e più ricco, sperando di riuscirci, ma quello non possiamo stabilirlo noi. Continuare sulla nostra evoluzione naturale. [Gabriel] Esatto. Non volevamo perdere di vista quanto aveva già fatto la band, ma tentare di creare un risultato coerente con il nostro passato e che potesse soddisfare tutti noi. Ci sono tante band folk che nei loro pezzi hanno due anime distinte e nei pezzi si avverte un forte stacco tra la parte più tradizionale, con violini, arpe o cornamuse, e la parte più propriamente metal. Voi invece riuscite ad amalgamare il tutto in un tappeto sonoro in cui nulla sembra fuori posto. Qual è il vostro segreto? [Becky] È una caratteristica che abbiamo sempre cercato di inseguire. Ad esempio, io suono l’arpa, ma ascoltando metal mi viene naturale inserirla in una base metal. Per me pensare solo a uno stacco acustico in mezzo a un pezzo con strumento elettrici è un modo riduttivo di intendere il folk. La sfida per noi è riuscire a mettere tutto insieme. Se hai una bella linea di chitarra, uno strumento acustico aggiunge una linea melodica che la arricchisce e la completa. Ovviamente è un processo che richiede tanto lavoro. Ci sono dei pezzi di questo album su cui abbiamo speso molto tempo per riuscire a intrecciare i singoli strumenti. [Davide] Mi riallaccio a quanto dicevo prima. Il tempo di gestazione di quattro anni è ovviamente legato anche a questo, perché intrecciare e armonizzare così tanti strumenti acustici ed elettrici è molto più complicato rispetto a tenere separate le varie parti di un brano. [Gabriel] Avendo co-prodotto il disco, posso dirti solo che c’erano alcuni brani in cui si superavano le 100 tracce sonore contemporaneamente. Amalgamare tutta quella roba non è facile, ma è così che volevamo che suonasse la nostra musica. Il superfluo si eliminava e si tenevano solo le parti migliori. Passiamo alla promozione del disco. Avrete tra marzo e aprile varie date in Italia e una a Parigi. Che cosa vi aspettate dal vostro tour? [Davide] Beh, cercheremo di fare del nostro meglio. Suoneremo sia in città dove abbiamo una fan base abbastanza solida come Roma e Firenze, sia in città dove non abbiamo mai suonato e speriamo di avere un buon riscontro anche lì. E poi ci saranno quelle che secondo noi saranno le date più impegnative, cioè il Pagan Fest a Parigi con Finntroll e Manegarm e poi in Germania con i Moonsorrow. E speriamo che il pubblico europeo possa confermare il buon riscontro che stiamo avendo dalla critica e dagli ascolti su Youtube e Spotify. E il riscontro della critica all’estero? [Davide] Abbiamo avuto varie recensioni anche da testate estere e possiamo dire che anche lì sono stati tutti molto contenti del nostro album. Anzi, forse sono stati ancora più entusiasti che non qui in Italia. [Becky] Può essere anche perché molti all’estero ci associano agli Eluveitie che sono una band abbastanza simile a noi, anche se in realtà ci sono molte, molte differenze. [Gabriel] In questo album poi si sente molto la componente melodic death metal mischiata al folk, che è quello che fanno gli Eluveitie, che ci accosta a loro e anche chi si è occupato del mixing è la stessa persona, Tommy Vetterli. Poi dobbiamo fare un plauso anche a Jens Bogren, che praticamente è dietro a ogni cosa figa del metal europeo. Grazie dell’intervista, ragazzi. E in bocca al lupo per il tour. Grazie a te, ciao!