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Hera in cerca della felicità con Eudemonia

Dal 25 novembre 2022 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “EUDEMONIA” (Navaho Music), il nuovo singolo di HERA.

Hera

“Eudemonia” è un brano composto a quattro mani da Hera e dal produttore Marco Canigiula. Il singolo anticipa l’uscita del secondo EP prevista per la primavera 2023, un progetto discografico che fonde la musica con i quattro elementi naturali. Nel caso di “Eudemonia” l’acqua è la protagonista indiscussa del processo creativo: il risultato è un mix equilibrato tra sound design, voci e testo.

Spiega l’artista a proposito del brano:«“Eudemonia” nasce da una riflessione condivisa sulla felicità. Da tempo ero alla ricerca di una risposta su cosa volesse dire essere felici, così durante una giornata di metà luglio ho capito che avrei dovuto scavare a fondo per trovare una risposta convincente. Sapevo che un unico punto di vista non sarebbe bastato, volevo qualcosa di più e, allora, ho cercato la complicità delle persone che fanno parte della mia quotidianità, ma anche di chi mi segue da tempo sui social. La felicità è un atto di coraggio, un percorso a tappe, è un viaggio e mai una destinazione».

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Tony Hadley porta in Italia il 40th Anniversary Tour. L’INTERVISTA

di LUCREZIA VITTORIA NATALE

Chi non ha mai ballato sulle note delle sue canzoni? Chi non ha almeno un ricordo da poter raccontare legato a lui? Tony Hadley e la sua musica sono stati la colonna sonora della vita di moltissimi, e continuano a esserlo ancora oggi, a 40 anni dall’inizio della sua carriera costellata di successi. Ed è proprio per celebrare questo importante traguardo che il cantante inglese, ex frontman degli Spandau Ballet, celebre band New romantic e New wave, torna nel nostro paese, con il quale ha costruito nel corso degli anni un rapporto speciale, per il suo 40th Anniversary Tour”. Si tratterà di un viaggio nella carriera dell’artista, in cui Tony porterà i suoi più grandi successi e brani iconici insieme alle sue nuove canzoni.

Tutti gli italiani ti conoscono, indipendentemente dall’età e dal background: a cosa pensi che sia dovuto questa enorme popolarità e il successo? E com’è nato il rapporto che hai creato con il nostro paese?
Penso che la prima volta che gli Spandau sono arrivati in Italia fosse intorno al 1983-1984, e il fatto che fossimo spesso in TV ci ha aiutati moltissimo a farci conoscere. Era un periodo in cui la musica in Italia era molto spesso in televisione, ed erano stati creati molti programmi musicali, con band e orchestre. Anche noi, improvvisamente, ci siamo trovati in TV tutto il tempo. Avevamo anche dei tour, e in Italia come in altri paesi, per qualche motivo, le persone amavano gli Spandau Ballet. Per questo, dopo le date nel Regno Unito, l’Australia, la Nuova Zelanda, e il Giappone, l’Italia non poteva mancare nel tour dell’anniversario. E questa è l’ultima tappa del tour.
Cosa significa per te essere un artista al giorno d’oggi? Pensi che il suo ruolo sia cambiato e che sia diverso oggi rispetto a quando hai iniziato la tua carriera?
Quello che è cambiato non è tanto il ruolo dell’artista, dato che ancora oggi scrivo e mi esibisco, quanto il fatto che quando ero più giovane facevo promotion e interviste, andavo in televisione e viaggiavo in tour, mentre oggi una grande componente della carriera degli artisti sono i social media, come Tik Tok e Instagram. Anche il modo di vendere la musica è cambiato: prima si vendevano gli album, che era un oggetto prezioso di per sé. Oggi invece abbiamo le piattaforme di streaming e le persone possono scaricare la musica in un secondo, e questo ha reso la musica più “usa e getta”. Il lato positivo è che, comunque, i ragazzi hanno la possibilità di conoscere band storiche: mia figlia di 15 anni conosce gli AC/DC, per esempio, perché è facile scoprirli. Persone giovani vengono ai miei concerti perché mi hanno conosciuto grazie a queste piattaforme. Non sono sicuro che questo sia un modo migliore di fruire della musica ma è sicuramente un modo diverso. Per quanto riguarda il ruolo di un artista della società, non credo che questo sia cambiato molto: ho sempre pensato che se un cantante vuole entrare nelle questioni politiche allora dovrebbe piuttosto fare il politico. Comunque, dal punto di vista di un artista, si può parlare di come essere brave persone, persone gentili e oneste nei confronti degli altri.
C’è una canzone o un album che ti colpisce particolarmente, qualcosa che ti fa pensare “Wow, lo avrei dovuto scrivere io”?
Da dove potrei iniziare? Ziggy Stardust di David Bowie, She’s Gone di Hall & Oates, ma ci sono moltissime grandi canzoni. E cerco di stare al passo con i lavori che sono usciti più recentemente: Sam Fender, per esempio.
Se iniziassi la tua carriera oggi che tipo di musica pensi che faresti?
Mi piace lo stile dei primi tempi degli Spandau. Per farla breve mi piacerebbe uno stile ibrido tra rock e l’elettronica sullo stile dei The Killers, Panic! At The Disco. Quindi sì, se iniziassi oggi vorrei una band come i The Killers.
Che rapporto hai coi tuoi fan e come si è evoluto nel corso degli anni?
È sempre stato un bellissimo rapporto, e i fan di tutto il mondo sono sempre stati molto gentili e generosi: mi fanno sempre dei regali, un bellissimo gesto. Conosco alcune persone che sono fan da moltissimo anni, ed è un’esperienza bellissima fare una foto e due chiacchiere insieme.
Quali canzoni suonerai in questo tour e come hai scelto la setlist?
Una cosa da ricordare sempre, soprattutto in una carriera che dura da 40 anni, è che bisogna suonare le hit. Non puoi fare un intero concerto di sole nuove canzoni. Se vuoi che il pubblico sia felice quando finisce il concerto, e vuoi vedere un sorriso sui loro visi, bisogna farlo. È un tour per festeggiare l’anniversario, e quindi torneremo indietro a quando tutto è iniziato: ad esempio ci sarà Instinction, Highly Strung, Through The Barricades, To Cut a Long Story Short, Only When You Leave: le canzoni che il pubblico vuole sentire. Ci saranno alcune canzoni del nuovo album. Insomma, canzoni della mia carriera, dai miei vent’anni ad oggi.
Hai collaborato con Caparezza, un cantante italiano, per Goodbye Malinconia: com’è iniziata questa collaborazione?
Caparezza ha detto a un mio amico alla Universal che avrebbe voluto suonare con me, e mi hanno contattato. Ci siamo incontrati, siamo andati in studio, abbiamo cominciato a lavorare sugli accordi, sulla mia parte di voce. Lui è un grande, un uomo molto gentile, e un rapper bravissimo. Nelle sue canzoni vuole trasmettere dei messaggi, è abbastanza politico, e il modo in cui lo fa è molto buono.
Qual è un ricordo che ti è rimasto particolarmente impresso di questa esperienza?
All’inizio mi hanno colpito i suoi capelli: sfidano la gravità. Ho fatto un libro, My Life in Pictures, e c’è una bella foto di me e Caparezza, con i suoi capelli ricci, e io mi ero messo una parrucca rosa.
Che consiglio daresti al te stesso più giovane, un Tony che ha appena iniziato a fare musica, all’inizio della sua carriera?
Un consiglio che mi è stato dato è di prendere lezioni di canto, e l’ho fatto. Mi sono allenato con un cantante d’opera e ho studiato per due anni. Inoltre, consiglierei a tutti i giovani artisti di avere una consulenza legale indipendente prima di firmare qualsiasi accordo: spesso si inizia a fare musica con entusiasmo, pensando “evviva, vogliamo fare musica, siamo famosi!” ma bisogna tenere in considerazione l’industria che c’è dietro. Bisogna avere una buona consulenza legale: mi piacerebbe averla avuta.
E la mia ultima domanda è: qual è la tua città italiana preferita, la tua canzone italiana preferita, e il tuo piatto italiano preferito?
Per quanto riguarda la città, devo dire che la mia preferita e Roma. Ci sono stato moltissime volte ed è un posto veramente speciale a livello di architettura. Ci sono stato in vacanza e con la mia famiglia, e anche il Vaticano è bellissimo. Mi piace anche Pompei, ha un’archeologia incredibile. La mia canzone preferita è Caruso di Lucio Dalla, penso che sia bellissima, stupenda. Per quanto riguarda il mio cibo italiano preferito, è una domanda impossibile: il cibo italiano è probabilmente il migliore del mondo. Non posso fare a meno della pizza, la amo. E mi piacciono le cose semplici, adoro gli spaghetti con le vongole, l’arrabbiata, ma anche una semplice ma gustosa mozzarella di bufala.

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Aliké manda un messaggio di denuncia contro lo slut shaming in Pills

Pills di Aliké anticipa l’Ep Free Therapy ed esprime la voglia di ballare, di essere provocanti e sensuali, di non soffocare nessun lato di sé contro lo slut shaming

Aliké

Miley Cyrus, Dua Lipa e la dance con echi anni ‘80 dalle chitarre elettriche taglienti e ritmiche potenti sono le fonti di ispirazione primaria di questo brano. Il testo racconta una reazione a un periodo difficile, usando come fuga la dipendenza emotiva. Un paradosso di cui Aliké si rende conto e si dispera, tentando comunque di vederci la felicità inseguita. La metafora di “Pills” rappresenta chiaramente le due facce dentro di noi: trasgressiva e sognatrice, forte e fragile, folle e razionale, tutte coesistenti e necessarie. In questo senso la canzone diventa anche una denuncia allo slut shaming ovvero la colpevolizzazione delle donne a cui piace esprimere inequivocabilmente la propria sensualità.