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Emis Killa, il rapper di strada che non teme la verità

Emis Killa

Emis Killa cresce. Tra le nuove leve dell’hip hop è tra quelli che più i giovani amano. Perché è uno di loro. Uno cre frequenta sempre gli stessi amici  e che crede ancora nel valore della strada: <Una volta tutto si svolgeva in strada. Si giocava, si faceva amicizia, ci si trovava…poi sono arrivati i social network e ci si è rintanati in casa. Ma io credo ancora nella strada, lì ci sono le radici dell’hip hop e della vita.
Il suo album “L’Erba cattiva” va benissimo.

Sono contento. Ci ho lavorato molto. E’ il frutto di anni di lavoro, di decine di canzoni affidate alla rete.
I suoi testi non si possono definire proprio buonisti.

Sono molto estremi, come sono estremo io.
Sembra un anarchico.
Non lo so ma di certo seguo la politica. Neanche la religione. È giusto che ognuno abbia qualcosa in cui credere ma in Italia siamo quasi
costretti a essere cattolici.
Sarà per la presenza del Vaticano?
Probabile. Pensi a Milano quando c’è stata la visita del Pontefice: strade bloccate, zone proibite ai cittadini.
E costi esorbitanti.
Se poi è vero che è costato tre milioni di euro co nlacrisi che si respira e il dramma dell’Emilia piegata dal terremoto mi sembrano tantini.
Momento difficile.
Io non navigo nell’oro ma ho dato il mio contributo per le vittime del terremoto.
Bisogna darsi una scossa.
Il problema è che in Italia tutti si lamentano e poi nessuno si attiva realmente per cambiare le cose.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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