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Mannarino, poeta anarchico Supersantos

Alessandro Mannarino

Se c’è un artista che negli ultimi anni ha saputo raccontare la società con amaro disincanto è Alessandro Mannarino. Un rivoluzionario della chitarra. Un anarchico della musica e della parola. Un nostalgico vero ma dalle nostalgia sa rigenerarsi e non immalinconirsi. Passa l’estate in giro per l’Italia col suo Supersantos Tour e intanto pensa al disco che verrà.

“Bar della Rabbia” e “Supersantos”: due dischi due storie, due anime.
C’è la mia evoluzione. Nel primo la gioia ma anche l’ansia dell’esordio, nel secondo credo si percepisca una maggiore maturità.
Come le coniuga?
Ho riarrangiato la maggior parte dei brani per garantire omogeneità.
Ci descriva un suo concerto.
Unisco le canzoni come fossero i capitoli di una unica storia.
Risultato?
Ci si muove su due livelli, uno investiga sul rapporto uomo-donna, l’altro sulla rivoluzione.
E’ un po’ misterioso?
Parlo di una coppia che dà scandalo perché è libera da ogni vincolo, anche istituzionale e religioso e dunque viene guardata con sospetto e diffidenza. Non è facile esulare dagli stereotipi della società.
Cosa è oggi la rivoluzione?
Salvaguardare la fiducia in sé stesso.
Preoccupato?
Il terreno sul quale camminiamo è un po’ arido ma ai concerti vedo tanta gente libera, gente che non legge i giornali e non guarda la televisione.
Nuovo disco in arrivo?
Spero la prossima primavera.
Idee chiare?
Molto.
Brani pronti?
Ci sto lavorando.
Stato dei lavori?
Buono. Ci sono momenti in cui scrivi e altri in cui tagli e limi.
E intanto suona.
Sempre!

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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