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Frammenti di Silvya che non è una signora

Silvya Lane

Venerdì 12 ottobre esce per la prestigiosa etichetta Nar “Frammenti”, il primo album di Silvya Lane: un EP contenente sei brani, quattro in lingua italiana e due in inglese. Un puzzle variegato di tutte le sfumature dell’anima della giovane artista veneta, all’esordio discografico. Ogni canzone è un attimo di vita vissuta, un colore, ognuno diverso ma che, mischiato con gli altri, crea infinite tonalità: da qui il titolo “Frammenti”, di ricordi, di emozioni.

L’album è in vendita su iTunes e tutti i digital store. Lo stesso giorno esce in radio il singolo “Hey Girls”, seconda traccia dell’album.

“I’m not a lady”, singolo che nella scorsa primavera ha anticipato l’uscita dell’album, è una vera e propria dichiarazione d’intenti che riflette il carattere e l’indole più intima di Silvya: determinata, sincera e appassionata, detesta la falsità e vive il rapporto con gli altri con grinta e autenticità. “Hey Girls” è un brano frizzante in chiave pop dance, coinvolgente al primo ascolto e che nel testo strizza l’occhio alle giovani donne di oggi. “Basta un niente” racconta tutte quelle situazioni della vita in cui basta un niente per andare fuori rotta, per fare la scelta sbagliata, ma anche per pentirsi di tali errori e poi con sorpresa scoprirsi più maturi; quindi basta un niente per sbagliare, per litigare, ma anche per spendere una parola gentile, per chiedere scusa. “Come” è ispirato al tema dell’Irrazionalità, a tutto ciò a cui non possiamo dare una spiegazione logica, eppure esiste ed è fondamentale: l’aria che respiriamo, la nostra anima, il tempo che scandisce il ciclo della vita, l’amore e tutti i sentimenti che non possono essere spiegati ma solo vissuti.

Dopo tante delusioni, arriva finalmente un po’ di serenità, di speranza e consapevolezza che fa riflettere. “Lascia stare” è un brano grintoso e esplicativo di quei momenti in cui, intrappolati nella disillusione e nella rabbia, cessa la voglia di sperare, di credere, di mettere il cuore nelle mani di qualcuno che probabilmente poi andrà a distruggerlo. La disillusione si scontra però col desiderio di poter amare ancora, senza dubbi ne paure; è un contrasto forte, una lotta interiore ben espressa nella frase “Fossi in te io aspetterei, non so perché ci crederei!…”. In “Mi credi” l’atmosfera si fa cupa, l’aria è tossica e soffocante, metafora del disagio che si prova a stare in un posto estraneo, dove anche l’unica persona che sembrava sincera finisce poi per tradire. Nella seconda strofa il malessere è generale: “La terra non gira, si è fermata a pensare” riflette il periodo di transizione che noi tutti stiamo affrontando, questa crisi totale che sembra aver fermato addirittura il progresso, la vita stessa, come “La neve che sciogliendosi in cielo diventa pioggia e precipita giù!”.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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