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Phil Mer un batterista trentenne alla corte dei Pooh

Phil Mer

L’opera Seconda dei Pooh avvolge l’Italia con un lungo, caldo abbraccio sinfonico. Red Canzian, Robi Facchinetti, Dodi Battaglia raccontano la loro “Opera Seconda in Tour”. Supportano il gruppo Danilo Ballo alle tastiere, Phil Mer alla batteria e il maestro Giacomo Loprieno, direttore della Ensemble Symphony Orchestra. Il volto nuovo dei Pooh è Phil Mer, figlio della seconda moglie di Red Canzian, al suo secondo tour con la band visto che aveva debuttato, subentrando a Steve Ferrone, nel “Dove comincia il sole Tour”. Trent’anni appena compiuti, nativo di Vipiteno, è uno dei più ricercati batteristi italiani, al punto che lui non si considera il quarto Pooh ma un “aggregato”.
Phil Mer come va?
Saremo in forma. E’ vero che le prime serata sono considerate di rodaggio ancora, ma ci siamo.
Avete fatto molte prove?
Parecchie, da soli e con l’orchestra. Ma le prove non bastano mai. Non sono mai abbastanza quando sul palco esegui un repertorio che va oltre le due ore e mezza.
Come è diviso il concerto?
Sono due tempi. Il primo tutto dedicato a “Opera Seconda” con l’aggiunta di “Chi fermerà la musica”. Il secondo è un viaggio nella storia dei Pooh. Con alcune chicche.
Ce ne anticipi una.
Ci sono canzoni che i fan richiedevano ma non venivano proposte da tempo. Questa volta qualcuna arriva, tipo “Eleonora mia madre”.
Cosa vi ha convinti a questi recuperi?
Oltre alle richieste del pubblico il fatto che alcuni brani vestiti con l’orchestra sinfonica rendono di più che in chiave rock.
L’orchestra è molto condizionante?
No, ma è naturale che l’approccio sia diverso. Fisiologicamente ci saranno più ballate: la timbrica di una orchestra è differente.
Si sente il quarto Pooh?
Loro sono dei signori e ti fanno sentire in famiglia ma io resto un aggregato. Ho tante collaborazioni cui non intendo rinunciare.
Un libero professionista.
Esatto, seguo miei progetti. Suono con altri. Ho partecipato alla “Ricreazione” il disco di Malika Ayane. Mi spiace non essere in tour con lei ma le date si sovrappongo a quelle dei Pooh.
A che punto è il suo progetto che la vede musicare quadri famosi?
Informato, eh? Ho voluto abbinare la mia passione per l’arte con jazz. L’idea è di applicare principi musicali sui quadri di Picasso, Dalì, Degas per citarne qualcuno.
Diventerà disco?
Certo, uscirà a inizio 2013. E vorrei diventasse anche un tour. Il progetto si chiama “frame”, cornice. D’altra parte quello dobbiamo fare noi con la musica, la cornice a capolavori. Dobbiamo prendere un quadro futurista di Boccioni e colorarlo di note.
Quando è nata la passione per la batteria?
Da adolescente studiavo musica molte ore al giorno. Facevo poca vita sociale. Gradualmente ho preso consapevolezza che potevo viverci e ogni sacrificio è stato ripagato.
Come si sta con 60 elementi d’orchestra alle spalle?
Li ho a fianco. E abbiamo anche dovuto mettere una barriera in plexiglass per ovattare i suoni.
Disturbavano?
Se mai io. Pensi la faccia del primo violino a pochi centimetri da me. La batteria è un po’ invasiva.
Ma tiene in piedi la band.
Un errore di batteria rischia di mandare fuori tempo tutti. Un errore degli altri strumenti non incide in modo così netto.
E se sbaglia che fa?
Sfodero una faccia da sbruffone, faccio finta di nulla e recupero

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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