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Aemaet, la grande sfida del 2013

Gli Aemaet

I laziali Aemaet nascono nell’estate del 2010 dalle ceneri di una tribute band degli Smashing Pumpkins: la line-up vede Cristian Ciccone (basso), Stefano Di Russo (batteria), Cristian Suardi (voce e tastiere) e Giovanni Ialongo (chitarra elettrica). Premiati nel 2011 come miglior gruppo Alternative Rock al Festival nazionale Anime di Carta, secondi classificati nel Green Music Festival, gli Aemaet hanno anche partecipato alla compilation “Riot on sunset, vol. 31” (etichetta 272 records, Los Angeles) con il singolo “The Hangman.”

Attualmente sono impegnati nella realizzazione del nuovo disco, previsto per l’inizio del 2013, continuano a esibirsi live. Note Spillate li ha incontrati e intervistati.

Aemaet: dove nasce il vostro nome?
Il nome scelto dal nostro gruppo è tratto da un film muto del regista tedesco Paul Wegener, “Der Golem”, e si traduce in verità.
Come vi siete avvicinati al mondo della musica e qual è il vostro background musicale?

Probabilmente la musica vive cristallina in noi da sempre. Ci definiscono “band emergente” ma noi ci sentiamo fuori da questa semplificazione.
Dove vi collocate?
Noi viviamo per la musica e abbiamo idee chiare sul da farsi. Umilmente e con  la nostra personalità, abbiamo assorbito moltissimo da tantissime band, appartenenti a generi anche molto diversi fra loro: grunge, new wave, rock indipendente e  sperimentale; è comodo etichettare e ne sfruttiamo la potenzialità. Ma lo stile di un gruppo vero trascende queste banalità.
Sappiamo che state per pubblicare un nuovo album.
È vero, pubblicheremo a breve il nostro primo vero album.
Come è nata l’idea? Qual è il tema di fondo?
Siamo partiti dalla realtà odierna, che ci trova molto arrabbiati e delusi. Abbiamo pensato ad Orwell e ai Pink Floyd di Animals, ad una società zoomorfica, di uomini animalizzati, immagine purtroppo tremendamente attuale. Poi, in un presunto lato B, abbiamo cercato di dar voce a sentimenti e aspetti dell’inconscio, dando forma ad un mondo che ha tutte le forme, cercando di tirare fuori quel che la nostra mente sommerge nella nostra parte più profonda, quella spirituale.
Cos’è cambiato rispetto al lavoro precedente?

Tutto.
In che senso?
C’è stata un’evoluzione netta e importante, quasi un volo pindarico. Il cambio di formazione, l’ingresso prepotente delle tastiere e una estrema consapevolezza dei nostri nuovi mezzi ci hanno spinto a lavorare in maniera molto diversa dalla prima opera, “Muse of Lust”. L’accostamento dei due lavori crea corrispondenza e completezza. Un oggetto taoico…
Quali sono attualmente i vostri progetti per il futuro?

Ora siamo completamente assorbiti dalla pubblicazione del nuovo lavoro, in cui crediamo molto. Faremo un gran lavoro di promozione e speriamo di farlo soprattutto attraverso l’attività live, che è la dimensione a noi più consona e familiare. Subito dopo lavoreremo alla pubblicazione di un singolo, che rilasceremo probabilmente in formato un 45 giri: per ora l’idea è di pubblicare due brani del nostro repertorio più sperimentale, uno dei quali vorremmo fosse anche la nostra personale colonna sonora di un film muto del 1910, Dr Frankestein di Dawley.
Progetto curioso.
L’idea è nata da un concorso a cui non abbiamo più potuto partecipare. Ma l’idea ci alletta e senza dubbio la realizzeremo.

(Intervista di Irene Zambigli)

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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