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Perderesti tutto non fossi Labanca!

La cover di "Perdere tutto"

Ha vagabondato ai confini del linguaggio teatrale, della performance satirica e graffiante e frequentato il mondo della canzone d’autore più spiazzante e corrosiva, affidando al suo disco precedente, “I pesci ci osservano” un pugno di canzoni che non danno ancora segni di stanchezza e logoramento. Ora Andrea Labanca ha incontrato un gruppo di musicisti eclettici e trasversali, tra jazz e sperimentalismo, tra musica colta e profana, tra palchi pregiati e strade impolverate; nuovi compagni per un viaggio verso nuove frontiere acustiche e sonore per i suoi progetti musicali e artistici, tra cui il nuovo, ormai imminente disco prodotto per l’etichetta Preludio Records.

A fianco del front-man, il suo storico compagno di viaggio artistico Guido Baldoni alla fisarmonica, Fabio Bado alle macchine ritmiche, Martina Milzoni al basso, Francesco Piras alla tromba e Guido Rolando al sax; tutti accumunati dall’idea di voler creare un suono che sia di contaminazione e confine tra le varie anime della musica contemporanea.

Il frutto del loro fresco incontro si presenta nel singolo “Perderesti tutto”, dove l’iperrealismo surreale dei testi dell’autore, ovvio ossimoro tipico della sua produzione artistica, trova trascinante sponda nei suoni elettrici, dai riverberi “vintage”, per la produzione artistica di Gianluca De Rubertis e gli arrangiamenti del gruppo, con cui la Fish Eye Band accompagna una storia che prima di essere racconto è, soprattutto, attualità e denuncia: nel rapporto padri e figli, nel mito della ricchezza ostentata e della droga che ne accompagna i fasti e nel potere che tutto si permette fino a negare, in modo nauseante, qualsiasi attimo di dignitoso riscatto per “perdere tutto” in un’ora di ricattabile perversione. Non metafora moralistica, ma verità accaduta e, attenzione: “accadibile” (“… ma se tutto ha senso nulla ha più senso …”).

Guarda il video di “Perderesti tutto”

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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