0

Baciami che ne sono…Ghiotto

Irene Ghiotto (foto di Michele Piazza)

Sei canzoni che potrebbero essere un poema. Irene Ghiotto è un po’ troppo colta per Sanremo e forse anche per questi tempi nostri di musichette orecchiabili. Ma se si ha la pazienza di ascoltare le canzoni che compongono il suo album post-Ariston ci si può leggere un mondo. A partire dai titoli che sembrano lo scaffale di una libreria. Ma non di musica. Di filosofia e vita. Proviamo a giocarci.

“L’ultima volta” è un tema che ognuno di noi vive. Ce ne è sempre una…bella o brutta. E spetta a noi decidere se replicarla. O relegarla all’oblio della nostra memoria.

“Baciami?” è un invito, una sfida, una desiderio, un esorcismo, è qualunque cosa possa sfiorare un paio di labbra. Siano altre labbra. O parole. O pensieri.

“Gli amanti” nascono nella poesia con Paolo e Francesca, si consacrano con Prevért, si sublimano nel coraggio di chi da quel binomio sa costruire…

“Bio” è la vita che germoglia in noi e che noi facciamo germogliare fuori di noi. Eliminando la gramigna del passato.

“Una distrazione” è la vita che si apre a nuove…distrazioni ma anche lo iato che poi ti fa voltare la testa indietro e rileggere un po’ della tua storia. E talvolta desiderarla. Di nuovo.

“Piccolo interludio” sono le virgole del nostro parlare…vanno rispettate e assecondate, fanno riprendere fiato ma a volte sono il fiato che alimenta la vita.

notespillate

notespillate

Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *