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Ornella Vanoni intima e confidenziale in un docu-film

Ornella Vanoni (foto di Gianmarco Chiaregato)

Una Ornella Vanoni piena di grinta è quella che accoglie i giornalisti nella presentazione del lungometraggio dedicatole da Alexandra della Porta Rodiani, che verrà mostrato al grande pubblico lunedì 11 Marzo al Piccolo Teatro Strehler di Milano, in una serata che si preannuncia ricca di sorprese. In questo docu-film la Vanoni si racconta in una versione intima e confidenziale e ripercorre, per quanto possibile, tutta la sua carriera, dagli inizi ad oggi. Ad accompagnarla nel mettere a nudo i retroscena del film ci sono l’amico Mario Lavezzi e la stessa Alexandra della Porta Rodiani. Note Spillate la ha incontrata e intervistata.

Signora Vanoni, si dice che stia per arrivare l’ultimo disco. In senso assoluto.
“Meticci” sarà l’ultimo prodotto con una casa discografica. Ci ho lavorato con Mario Lavezzi e un giovanissimo Lorenzo Vizzini. Mi è piaciuto scrivere questo disco assieme a Mario perché uomo e donna colgono diverse sfumature dei sentimenti.
Cosa intendete esattamente per “Meticci”?

E’ evidenziare la multiculturalità. Vanta collaborazioni con grandi artisti quali Franco Battiato e Lucio Dalla. “Meticci” significa diversi, perché il mondo è fatto di persone diverse, perché gli artisti sono diversi.
Parliamo del film?

Volentieri.
Dice che non c’è più cultura, di essere diventata una persona molto consapevole. Cosa intende? Ha dei ricordi nostalgici?
Nel mondo in cui viviamo non c’è più cultura, intesa come curiosità, attenzione a ciò che ci circonda. Si è andati sempre più verso un nuovo modo di fare musica, più freddo, più piatto, e sempre più verso una mera imitazione della musica statunitense.
Rimpianti?
Certo, per il tempo in cui un buon disco si vendeva, ma non ho rimpianti circa le mie esperienze. Ho fatto spesso cose molto diverse da quelle degli altri. E anche se l’eccesso di bontà a volte mi ha tradito, rifarei tutto. Oggi sono consapevole di essere brava, di essere una persona colta e intelligente, e soprattutto di saper cantare; sarei stupida ad affermare il contrario.
Senza le case discografiche è più facile fare musica?

Il loro tempo è finito. I dischi non si vendono più, adesso per farne uno bisogna avere una valida motivazione, bisogna crederci ed essere creativi. Anche perché la creatività mantiene giovani. Io credo nel live e ogni volta che sono sul palco sono felice.
Suo figlio non è nel film, come mai?
Ho deciso di non parlare di lui neanche nel libro per sua precisa richiesta. Nel libro parlo solo della sua nascita, in quanto è stato un evento che ha del comico. Per via della mia carriera mio figlio ha perso me e io ho perso mio figlio.
In questo film lei viene fuori sorprendente e coraggiosa, è tutto molto scorrevole. Quanta preparazione c’è dietro?
Alexandra mi ha piazzato sul divano e ha detto “Vai!”, i ricordi scorrevano fluidi e tante volte solo dopo che la troupe avesse smontato mi sono accorta che aver potuto aggiungere ancora molto altro.
La parte in cui racconta il modo in cui si è ammazzato Luigi Tenco è molto forte. Anche lo spazio dedicato a Tenco nel film è parecchio.
Tenevo molto a Luigi, gli volevo bene e avevo visto come Sanremo e la pressione lo stessero distruggendo, avevo chiesto a tutti di stargli vicino. Purtroppo ho saputo solo dopo, da amici, come fosse morto e la cosa mi ha molto sconvolta.
Ha mai pensato di collaborare con artisti giovani e di cantare le “Canzoni della mala” con dei rapper?

Alexandra ha premuto perché io lo facessi e nel nuovo disco ci sarà una collaborazione di un rapper africano.
Politica e religione sono fuori dal film.

Strano che io non abbia parlato di religione, sono innamorata di Gesù e lo prego tutti i giorni, prego anche di non “incazzarmi” troppo: mi fa male, sapete, ho una certa età! Per quanto riguarda la politica, si perde troppo tempo a parlarne.
L’amicizia con Gianni Versace è sempre stata molto importante, come mai non compare nel film?

Faccio fatica a parlare di Gianni, la sua morte mi ha molto sconvolto, ci siamo sempre aiutati molto a vicenda. Comunque la sua famiglia non ha nemmeno risposto a una lettera che ho scritto loro in occasione della sua morte.
In lei c’è una parte forte e una fragile, che però emerge poco.
La fragilità la conoscono in pochi, solo chi ha lavorato con me e chi mi vuole davvero bene. Non sono forte, sono coraggiosa.
Riuscirebbe a riportare Mina su un palco se glielo chiedesse?
Lo escludo, sarebbe un errore e lei non ne fa. Mina è una voce, un ricordo, lei non si deve vedere. Ognuno la immagina in maniera diversa, è questo il bello. È un mito, e i miti o muoiono giovani o scompaiono.
Le è piaciuto il montaggio? Ha influito nella sua realizzazione?
Mi è piaciuto molto. Convivo con la Vanoni da troppi anni, ma quando sono sul palco sono Ornella, sono libera, mi diverto e faccio anche ridere.
Ornella si ritira?
No! Quello in uscita è solo il mio ultimo disco con una casa discografica.

(Intervista di Carla Budri)

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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