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Mengoni dopo l'essenziale è #prontoacorrere: le foto della conferenza stampa

All’alba dell’uscita del nuovo album di Marco Mengoni “#prontoacorrere”, nella suggestiva cornice dell’Accademia di Brera, l’artista ha svelato retroscena e curiosità sull’album aperto da “L’essenziale”, brano vincitore del 63° Festival di Sanremo, nonché multiplatino, primo posto in radio e nella classifica di I-tunes sin dalla sua uscita.

Perché ha voluto dare questo titolo all’album? Con il cancelletto volevi dargli una dimensione social?
L’ “hashtag”, spero di non averne sbagliato il nome, che appare all’inizio del titolo e di tutte le tracce all’interno del disco è dovuto al fatto che io sono nato nel 1988, che vivo nell’era del boom tecnologico e che mi rivolgo a un pubblico incredibilmente attento al web. A mio avviso il titolo, poi, non sarebbe potuto essere più giusto; rispecchia a pieno le emozioni che sto vivendo quest’anno, perché ho cambiato tutto nell’ultimo anno, lo staff dalla grafica ai musicisti, meno che la casa discografica. Per questo sono “pronto a

Marco Mengoni alla presentazione di #prontoacorrere

correre” perché è come una staffetta in cui i testimoni sono i dischi. Credo di aver sempre corso nella mia vita ma questa è una ripartenza.
Come mai ha cambiato il tuo staff? C’era qualcosa che non andava?
Se mi trovo qui devo ringraziare il mio precedente staff e ciò che sono stato, quindi non potrei mai dire che ci sia stato qualcosa che non ha funzionato. Volevo semplicemente cambiare ed era un passaggio necessario.
Cosa le è rimasto di Sanremo?
Sanremo è stata un’esperienza eccezionale, ma non per la vittoria; la vittoria non è una statuetta ma il riscontro positivo per un progetto che viene presentato in quell’occasione. Mi è rimasta soprattutto molta positività, che è quella che mi aiuterà a viaggiare alla velocità che il progetto richiede.
E’ stato uno dei pochi per i quali Ivano Fossati ha scritto dopo il ritiro…
Quando parlo di Ivano ne parlo da fan e da invidioso ma nel senso buono del termine. Quando tutti parlano dei grandi come lui ne parlano come fossero inavvicinabili dei dell’Olimpo, invece Ivano è una persona eccezionale. Mi aveva già emozionato quando aveva chiesto la mia presenza al suo ultimo concerto al Piccolo qui a Milano, ma quando mi ha chiamato per dirmi che aveva un pezzo per me ho avuto quasi paura; paura non che non mi piacesse, ma che non fosse in linea con l’album. Inoltre ho cercato di far mio il pezzo e quando gli ho chiesto un feedback ero ancora più terrorizzato. Fortunatamente è stato molto contento del mio lavoro e lo ringrazierò sempre per questo dono.

Marco Mengoni alla presentazione di #prontoacorrere

Come sono nate le collaborazioni con gli artisti stranieri?
Mark Owen è, a mio avviso, il più forte autore dei Take That, ma non è stato facile adattare il testo all’italiano, perché quando lavoro ad un testo prima ho bisogno di disegnare, forse perché avendo fatto l’istituto d’arte mi è più facile partire da lì.
Uno dei brani dell’album è in inglese, come mai? Inserirà delle parti in inglese nella canzone che presenterà all’Eurofestival?
Nonostante abbia provato a trovare un testo italiano, la canzone rendeva molto di più in inglese, perché non aveva la stessa forza e, inoltre, ci tenevo molto a quel pezzo. Per quanto riguarda l’Eurofestival “L’essenziale” verrà presentata interamente in italiano perché sono molto patriota e sono lì per rappresentare l’Italia; con questo non voglio però in alcun modo criticare le scelte di coloro che, invece, hanno portato brani in inglese in quel contesto.
Ci sarà una versione inglese del disco?
Non lo so, io ci spero.
Gianna Nannini ha scritto una canzone per lei, che la aiutasse a esprimerti, perché i ragazzi provenienti dai talent non ne hanno sempre la possibilità: come ha vissuto la collaborazione?
Per riuscire a esprimersi al meglio bisognerebbe scrivere le proprie canzoni da sé; per quanto riguarda i talent non mi posso lamentare. Non mi danno fastidio le critiche rivolte ad essi, mi da fastidio solo esser definito un interprete, perché non ritengo di esserlo. Alla fine, si sa, chi giudica è il pubblico.

Mengoni risponde ai giornalisti

Cosa può dire della collaborazione con Cesare Cremonini?
Cremonini è un altro artista che invidio in maniera positiva in quanto riesce a esprimere con parole semplici un istante come fosse una fotografia. Lui è diretto, pragmatico. Forse lo è stato meno ne “#lavalledeire”, canzone che ha scritto per me; ma mi ha conquistato con la frase “chiedo scusa sono ancora un re”, d’altronde un mio disco si intitola “Re matto”.
Nel precedente album “Solo 2.0” il suo nome compariva più volte tra gli autori, invece in questo disco sono aumentate le collaborazioni, come mai?
I testi che mi sono stati proposti hanno tutti passato una scrematura, ci ho lavorato su e alla fine è come se mi fossi cucito le canzoni addosso, sentendole in tutto e per tutto mie.
Come è cambiato il modo di utilizzare la voce? Sembra essere più essenziale.
Diciamo che quando si tratta di me l’essenzialità è sempre abbastanza particolare, a ogni modo il confronto con gli altri mi è molto servito. Mi sono sempre guardato allo specchio, non so se per egocentrismo o per insicurezza, ma guardarsi allo specchio è alienante, ti abitua ai tuoi difetti; il confronto invece cambia il tuo modo di vedere le cose e, nel mio caso, di cantare. Sono rimasto il Marco di prima, do solo più importanza alle parole, a ciò che scrivo, ma anche all’armonia e alle composizioni. Sono molto contento di essere molto semplice in alcuni pezzi, in realtà ci avevo già provato, senza riuscirci.

(Intervista e fotografie di Carla Budri)

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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