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"Che (bell')aria tira" sul Parto delle Nuvole Pesanti

Parto delle Nuvole Pesanti (foto di Valeria Repetto)

Se è vero, come canta Fiorella Mannoia, che “l’ironia ti salverà la vita”, il nuovo album de Il Parto delle Nuvole Pesanti ce ne offre una buona dose. Si intitola “Che aria tira” e oscilla tra slanci acustici e incursioni rock, tamburelli ed elettronica. Il gruppo calabro-emiliano è formato da Salvatore De Siena, Amerigo Sirianni, Mimmo Crudo e i loro storici amici Antonio Rimedio e Manuel Franco. Cantano di mafia e inquinamento, eroi ignoti e vergogne nazionali con disinacto ma senza tralasciare il giusto realismo.

De Siena ci parli del progetto “Terre da Musica”.
Tre soste in zone storicamente legate alla malavita.
In cosa conistono?
Suoneremo nelle terre confiscate e affidate a cooperative per il recupero.
Dove andrete?
Le tappe ufficiali sono a Corleone, nella Locride e a Bologna per condannare le infiltrazioni mafiose al nord. Potrebbe aggiungersi la Liguria.
Definite “Che aria tira” un album di “musica socialmente utile”.
Sono canzoni recenti che risentono del nostro pensare. Non sempre è accaduto in passato.
C’è un featuring con Fabrizio Moro.
E’ una artista dotato di una particolare sensibilità. In un brano cone “Crotone” che parla di disastri ambientali è perfetto.
“Che aria tira” in Italia?
L’aria di andarsene.
Lei resta?
Molti amici lo hanno fatto, ma io sono un sentimentalista che ama questo paese e per ora resisto.
Però è dura.
L’anima romagnola del gruppo ci ha insegnato a rimboccarci le maniche, a non cedere allo scoramento.
Cosa la spinge a scrivere?
La mia memoria.
Canta l’epopea di Alì Ochalì, personaggio sconosciuto a molti.
Una figura temeraria del Cinquecento: catturato dai turchi fu schiaffeggiato. Non poteva vendicarsi perché apparteneva a un’altra religione. Si converti all’Islam per avere giustizia, divenne braccio destro del Sultano e fu tra i pochi a sopravvivere alla disfatta di Lepanto. La nostra cultura è piena di buchi.
In Calabria vendete i dischi nelle librerie.
Una idea condivisa con MK Records e Rubettino Editore.
Perché?
Combattiamo l’industria discografica.

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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