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Due chiacchiere, una birra e una “Colonna Sonora Originale”: intervista a Roberto Dell’Era

La cover di "Colonna sonora originale" di Dell'Era

Non chiamatelo “solo” il bassista degli Afterhours perché Roberto Dell’Era è molto altro. E’ un musicista che abbiamo incontrato all’Angelo Mai a Roma, a un passo dal Circo Massimo: suonava con alcuni amici e poi abbiamo parlato davanti ad una birra ghiacciata, degli Afterhours, ma soprattutto di “Colonna Sonora Originale” album d’esordio in veste di cantautore che a breve porterà in giro per l’Italia per il nuovo tour estivo.

Roberto Dell’Era perchè “allontanarsi” dagli Afterhours per lavorare a un progetto così intimo come “Colonna sonora originale”?
Paradossalmente sono ancora più dentro al gruppo di prima. Ho sempre fatto cose mie “Colonna sonora originale” è solo la prima registrata sotto etichetta. Sono convinto che questo disco sia uscito al meglio delle sue possibilità, proprio perchè ho avuto tanto tempo per lavorarci.
Quanto conta per lei, essere uno degli Afterhours?

Sento di aver fatto un percorso molto diverso dagli altri Afterhours ma sono molto felice di farne parte. Sono una band molto speciale per quello che è e per quello che rappresenta nel panorama italiano. Essere un componente di una band del genere apre sicuramente qualche porta, ma dall’altra parte è controproducente, rimani nell’etichetta di “quello Afterhours”, la gente non si aspetta un progetto tuo.
Tutti fuggono all’estero, lei invece ha deciso di tornare dall’Inghilterra.

Sono tornato per una combinazione di eventi. Innanzitutto accettando l’idea di registrare chitarra e basso per un disco di Diego Mancino. Poi mi è stato proposto di fare un disco mio in italiano. Un anno dopo ho conosciuto Manuel a una cena, il giorno in cui il bassista degli Afterhours aveva lasciato il gruppo.
Al posto giusto nel momento giusto.

Come tutti i momenti “sliding doors” è stato magico. Il momento in cui ti approcci a una persona che non conosci è davvero speciale. Io e Manuel Agnelli ci siamo trovati subito bene. Qualche giorno dopo feci un’audizione con loro, dissi a Manuel che non conoscevo affatto gli Afterhours. Lui mi guardo come a dirmi “allora sei tu”.
Qual è la canzone di “Colonna sonora originale” alla quale è più legato?

Direi “La canzone di Tim e Tom” è l’unico testo rimasto in inglese. Tim o Tom è una band con la quale ho suonato in Inghilterra che poi si è sciolta. Ho un approccio indubbiamente poco cantautoriale, ho ascoltato pochissima musica italiana, sono più vicino a John Coltrane che a De Andrè per intenderci. E’ sicuramente un disco totalmente autobiografico, tutti i personaggi, tutte le storie del disco sono parte della mia vita.
Quest’album nelle sonorità ricorda agli anni 50, 60. Una ricerca voluta?

Ci sono un paio di brani volutamente retrò: “Ami lei o ami me” è la tipica canzone che potrebbe essere stata scritta per Gino Paoli e Ornella Vanoni. In realtà fuggo alla definizione retrò, se Jack White o i Fleet Foxes escono con un disco, nessuno da loro dei retrò, in Italia c’è questa propensione all’etichetta. Indubbiamente il mio retaggio musicale mi ha influenzato, la colonna sonora di American Graffiti mi ha sicuramente segnato, ma no, non definirei il mio disco un disco retrò.
Quali sono i suoi progetti futuri?

Quest’anno per me è l’anno dei grandi cambiamenti. Sto iniziando a provinare i pezzi per il nuovo disco, voglio scriverne altri che prenderanno forma in studio. Voglio fare due session, una a Milano e una a Roma, con i miei amici. Vorrei coinvolgere gli Afterhours nei miei dischi, sentire come suonano nel mio disco. Farò dei concerti in estate e ho un progetto con Enrico Gabrielli. Voglio stare aggrappato alle cose che mi rendono felice e che riescono sempre a rigenerarmi. Voglio mettermi in gioco e vedere dove arrivo.
Se “Colonna sonora originale” dovesse fare da musica a un film, a chi affiderebbe la regia?

Quando uscì il disco e mi facevano questa domanda inventavo sempre una risposta, che il film doveva ancora uscire. Mi piace molto l’aspetto cinematico delle canzoni e ho tentato di metterlo nel disco, spero si senta. Se fosse la colonna sonora di un film, Jim Jarmush potrebbe essere il regista.

(Intervista di Irene Zambigli)

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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