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Max Gazzé, da Mondo Ichnusa a Parco Gondar un'estate in tour…Sotto Casa

Max Gazzé (foto di Barbara Oizmud)

Sembra un gioco di parole eppure il tour è “Sotto casa”. Lo porta in giro per la penisola Max Gazzè che dopo avere riempito i club d’Europa ora riempie le arene d’Italia, da Mondo Ichnusa a Marina di Torre Grande (Oristano) a Parco Gondar a Gallipoli per chiudere il 13 settembre al porto turistico di Varazze. Il suo album “Sotto Casa” è disco di platino. Note Spillate è andata a intervistarlo a Verona, dove ha aperto questo tour estivo disseminato già di parecchi sold out.

Max Gazzè partiamo dal tour europeo?
Volentieri. Era progettato già prima di Sanremo e molte date nei club erano già esaurite.
Tanti italiani all’estero in platea?
Parecchi ma anche residenti, tanti francesi e tedeschi.
Ora l’Italia.
Incrociando le dita le prevendite stanno andando bene.
Che pubblico incontra?
Ce n’è uno vecchio cui se ne è unito a uno nuovo. La gente non viene solo a sentire “Sotto casa”, viene a risentire Gazzè.
E’ molto cambiato il suo modo di presentarsi.
L’immagine dell’essere cantante è diversa da essere musicista sul palco.
Che intende?
Trovo raccapricciante stare on stage col maglioncino, per fare un esempio.
A Sanremo aveva un look raffinato.
Stavo recitando, indossavo una maschera. Ho adottato un look elegante, adatto al Festival.
Gran lavoro sulle musiche.
Ci sono canzoni che stanno bene anche anche con un solo strumento, altre necessitano della tessitura. Bastano pochi strumenti per dare un arrangiamento, più cose aggiungi più dai un senso di finzione.
C’è una formula matematica?
Non penso a ciò che è tecnicamente giusto o sbagliato ma al barometro emotivo.
E per il successo?
Ho sempre cercato di stimolarmi inseguendo nuove forme di canzone. E’ una sfida: una canzone senza ritornello o con sei tonalità diverse rappresenta sempre una sfida.
Cosa è l’arte per lei?
Una parola sanscrita che vuol dire mettere le cose in ordine. Quando la incontri ti domandi come trasportarla nel mondo.
Difficile scrivere un testo?
E’ come nel film “Beautiful mind”, una sequenza di simboli, lettere e numeri da ordinare. Mio fratello Francesco è bravissimo: mi fa leggere cose non propone testi finiti.
Ha tanto materiale da parte?
Potrei fare cinque album in un mese.
Tutte canzoni recenti?
Ho anche testi che riprendo dopo tre anni.
Tiene tutto?
Non c’è uno scarto ma la precedenza è a quello che in quel momento serve di più.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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