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La recensione ad alta Fermenta-Zone di Mark Bee: "Hand in hand" di Riva Starr

La cover di "Hand in Hand" di Riva Starr

Una incursione periodica ma non puntuale in tutto quanto fa…ballare. Non si può chiedere precisione a chi per sua natura cerca di portare la gente a essere meravigliosamente imprecisa, lasciandosi cullare dalla dance, dalla techno, dal dubstep, da tutto quello che ha un ritmo in…levare. Mark Bee scriverà recensioni per Note Spillate. Quando ne avrà voglia. Come gli piacerà. Sarà ogni volta come bere una birra alla giusta temperatura, con la giusta schiuma e il giusto bicchiere. Insomma tutto giusto.

La carriera di Mark Bee inizia nei primi anni Novanta, con una gavetta che si chiama feste in casa. Lui è quello che più che ballare preferisce far ballare. Poi fa un passo oltre, arriva in radio con un programma che si chiama “Cibernetica” che gli permette di perfezionare la tecnica e affinare l’orecchio. Definire il genere musicale dei suoi dj set è difficile, infatti grazie alla tecnologia presente nel set-up mescola house, elettronica, techno e altri groove ottenendo un mix perfetto e mai scontato Attualmente collabora con l’evento Fotografia Europea (Reggio Emilia) e con aziende di moda dove oltre a curare la musica delle sfilate viene chiamato per animare manifestazioni quali la Vogue Fashion Night.

E ora la (prima) recensione ad alta Fermenta-Zone di Mark Bee: “Hand in Hand” di Riva Starr.
Appena è uscito l’ho acquistato. Subito. Senza indugi. Perchè Riva Starr è uno di quelli che non ci devi pensare, non serve neanche il preascolto, va preso e basta. I singoli “Absence” e “Kill Me” belli corposi e maltati potevano già bastare, ma eravamo solo al primo sorso di birra, quello che lascia la schiuma sulle labbra. E’ un album non solo house ma tutto ballabile, dove i brani non sono un loop trascinato per sette minuti ma hanno un inizio, uno svolgimento e una fine, e di questi tempi non è poco. Le sonorità hanno il calore dell’Italia, del sud ma si fondono perfettamente con le contaminazioni multietniche di Londra, dove Riva Starr vive. Mancano le collaborazioni? No, ci sono anche quelle. E di spessore. C’è una semi-orchestrale danzareccia versione di “Si è spento il sole” in collaborazione con Vinicio Capossela, un “No Man’s Land” con Carmen Consoli e un “We got this thing” in collaborazione con Roots Manuva da usare a bordo piscina. Continuando a sorseggiare la birra.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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