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Half Moon Run, quando il concerto diventa rito

Half Moon Run

Sono la band di apertura per tutto il tour nord-americano degli Of Monsters and Men. 
Sono stati in tour per aprire i concerti di artisti come Metric, Patrick Watson e Mumford & Sons.
 “Dark Eyes” è il titolo dell’album di debutto dei canadesi Half Moon Run che uscirà in Italia per Pias/Cooperative Music Italia. La band indie-folk di Montreal, giudicata una delle “Top Bands To See” al South by SouthWest, si esibirà questa estate a Glastonbury, Lollapalooza e Reading festival per poi approdare, grazie a Comcerto, in Italia per un’unica imperdibile data: martedì 5 novembre al Locomotiv Club di Bologna.

E’ raro trovare una band con un tale straordinario senso di comunione come gli Half Moon Run. Ascoltare la loro musica, vederli suonare, più che ascoltare le loro canzoni significa origliare una conversazione musicale; si tratta di una convocazione, una sorta di cerimonia, è come essere colpiti dalla sensazione che si sta guardando qualcosa che disegni una fiamma e prenda fuoco.

E’ iniziato tutto a Montreal, dove la band si era diretta autonomamente per la scuola e il lavoro. C’’era un annuncio su Craigslist, una band composta da perfetti sconosciuti. 
La band si costruiva inizialmente su mezze promesse, uno schema basato semplicemente su riferimenti musicali, ma ben presto divenne qualcosa di molto di più di una semplice circostanza e convenienza. Lentamente si piantavano le radici di una relazione tra i quattro musicisti. Un matrimonio, lo chiamarono. Individualmente sono rimasti ampollosi e non comparabili, ma come band hanno trovato una singolare unità, diventando più articolati:

”Per molto tempo non sapevo come interagire con questi ragazzi -dice Dylan il batterista- in realtà, se non ci fosse stata la musica a coinvolgerci, non avrei avuto niente a che fare con loro. Abbiamo imparato a parlare adesso, e siamo degli ottimi amici, ma all’’inizio mi piaceva l’’aspetto misterioso di questa cosa. E tutto questo alone di mistero ha giocato un ruolo fondamentale nella musica che stavamo scrivendo, perché non ci conoscevamo abbastanza l’’uno con l’’altro, e così era particolarmente eccitante suonare la batteria e sentire sopra un giro di chitarra al quale non avrei mai pensato, e non sapere quale fosse il modo migliore per dire a quella persona che mi piaceva quello che stava suonando. La comunicazione era veramente onesta, reale ed eccitante nel senso della musica, in realtà non ci parlavamo quasi”. Questa inusuale forma di comunicazione li ha portati a un crescente senso di fiducia: Conner dice di fidarsi più dell’’opinione dei suoi compagni che della sua. Dylan descrive la gioia di essere un componente della canzone.
Per tutti loro, la band ha offerto una nuova forma di espressione, per Devon è stata la qualità terapeutica del canto; per Dylan la possibilità di esplorare nuovi territori al di là del mondo classico. Imparare a suonare la batteria si è rivelata particolarmente liberatorio per lui: “E’ come un istinto animale per me. Non so davvero quello che sto facendo”.

Definire la loro musica è un compito arduo.
A volte richiamano la leggiadria di Jeff Buckley, l’’intensità musicale, l’’armoniosa dolcezza; altre volte l’’atteggiamento punk, un’’influenza art rock, un tocco dei Radiohead. Ma scivolano attraverso i vari generi: “Potreste dire che siamo una folk band, ma è difficile pensare la folk music come un genere musicale”, dice Conner. 
”Fondamentalmente -dice Dylan- questa musica è una cosa onesta per tutti noi. Anche il modo di pensare e di sentirci è differente, ciò che portiamo quando suoniamo musica insieme è l’onestà”. 

Il loro album di debutto, originariamente uscito in Canada a marzo 2012, verrà distribuito a luglio 2013 in Europa, Italia compresa. Si chiama “Dark Eyes” ed è di bellezza assoluta. 

Half Moon Run sono: 
Devon Portielje, Conner Molander, Dylan Phillips, and Isaac Symonds

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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