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Paul McCartney, notte magica all'Arena di Verona

Paul McCartney all'Arena di Verona

Se si chiama ”The McCartney live experience” un motivo c’è: è davvero un’esperienza. Sono stato all’Arena di Verona ad assistere all’unico concerto italiano di Paul McCartney ed è stato un viaggio, o meglio una esperienza, lunga tre ore in quarant’anni di sentimenti. Biglietti polverizzati da tre settimane per quella che è stata la seconda delle tre tappe europee di questa tourneé: ha debuttato al National Stadium di Varsavia il 22 giugno poi Verona e sarà il 27 all’Ernst Happel Stadion di Vienna dopodiché riprenderà il tour americano.

Sir Paul McCartney ovvero 71 anni e non sentirli. Sale sul palco alle ore 21.30, sotto un cielo che in

Una immagine di McCartney con George Harrison

suo rispetto mantiene una coltre nera ma rinuncia a piovere. Appare senza musica, una giacca lunga e una camicia bianca con una striscia verticale nera lungo la linea dei bottoni. Ha la chitarra a tracolla allarga le braccia, saluta e sorride e partono le note della beatlesiana “Eight days a week”. E’ la prima di tante magie che un pubblico innamorato, che lo vuole “imperatore” del cuore osserva cantando, ballando e ondulando le braccia. Parla la nostra lingua: “Questa sera –dice- provero a parlare in italiano ma per lo più comunicherò in inglese”. E via con “All my loving”, “Paperback writer”, poi si siede al piano per “Thee long and winding road” quindi sopraggiungono “We can work it out”, “And I love her”, “Lady Madonna”, “All together now”, “Lovely Rita”, “Eleonor Rigby”, “Ob-la-di Ob-la-da”.

Paul McCartney incanta Verona

Ci sono immagini dei Beatles che corrono sul grande schermo alla sue spalle, ci sono le dediche: “My Valentine” la ha scritta per la sua attuale moglie, “Maybe I’m Amazed” per Linda sua moglie per un lungo tratto di vita. Ma le dediche più sentite sono “per il mio amico John” e per il mio amico “George”: a Lennon tributa “Here today”, a Harrison una struggente “Something” eseguita con l’ukulele. Il concerto chiude con una pirotecnica “Live and let die”, accompagnata da esplosioni e fuochi artificiali e “Hey Jude”. Poi arrivano i bis: torna sul palco e sventola una bandiera italiana e una inglese. Attacca con “Day Tripper”, “Hi hi hi” e “Get back”. Poi altra pausa e nuovo ritorno per quello che è davvero il gran finale: “Yesterday”, “Helter Skelter”, Golden slumbers” e “The end”. Ma ci può essere fine a una magia così grande?

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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