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Tricky, il genio dei "false idols" e le birre in fresco

La cover di "False Idols" di Tricky

Torna Mark Bee ad Alta Fermenta-Zone per raccontarci di Trcky e dei suoi “False Idols

Che sia un genio è indiscusso. E questo album, il decimo della sua carriera, lo conferma. Suoni cupi creati su più livelli, frutto di una fusione di culture differenti legata alle sue origini, rappresentano solidi pilastri sui quali viene delicatamente appoggiata la voce oppure lo sprechgesang, quello stile di cantare parlando che tanto lo rende facilmente riconoscibile.

Curiosamente sorseggia in bicchieri differenti, giocando con i generi musicali, e spazia dal trip hop di ” Somebody’s Sin” di “I’m Ready” o di “We Don’t Die” a brani con cassa pari come ” Nothing Matters” e “Bonnie & Clyde”, parte per una gita fuori porta indie rock con “Parenthesis” ma torna subito a casa con ” If Only I Know” o “Hey Love”. Sono passaggi armonici i suoi, quasi volteggi, che avvengono in un modo naturale, garbato e sottovoce, per non disturbare il vicino di casa con il volume troppo alto. E’ un album che personalmente consiglio come sottofondo mentre si prepara una cena tra amici. Con qualche birra in fresco.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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