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Un'infinita compressione precede lo scoppio e poi è …Baraldi-Zamboni

Angela Baraldi e Massimo Zamboni

Un uomo, una donna, un progetto nato per caso e diventato un neverendig tour e un disco. Si chiamano Angela Baraldi e Massimo Zamboni ed è quest’ultimo a raccontarci la storia di una…storia che è una eccezione nella musica.
Massimo Zamboni partiamo col concerto.
E’ un organismo con due punti fissi che siamo Angela ed io e poi ci sono ospiti a rotazione.
Sempre?
Spesso. E’ bello il meccanismo di far ruotare le persone perché ogni sera si crea una storia diversa.
Avete un repertorio che permette variazioni.
Ne abbiamo uno sterminato. Io ho almeno sei, sette tipi di spettacolo che sto portando in giro.
Con Angela cosa fate?
E’ legato al disco che abbiamo di recente pubblicato e che si intitola “Un’infinita compressione precede lo scoppio”.
L’altro suo?
“Trenta anni di Ortodossia”. Se penso agli inizi ancora mi stupisco: nessuno avrebbe mai creduto che potessimo fare un percorso così lungo e, in qualche modo, importante.
A proposito CCCP, CSI: stavolta ci mette nome e cognome.
Ho voluto bene alle sigle ma ora ci vuole la faccia: noi siamo qui e soprattutto ci siamo, questo è il messaggio.
Misterioso.
Quello con Angela è un progetto nato per caso e che non sappiamo fino a quando durerà. E’ un progetto indefinito come lo è oggi l’Italia.
Come è nato?
Ci siamo trovati a un concerto a Bologna. Ci siamo parlati, capiti e ora andiamo avanti da due anni e mezzo.
Un progettone.
In realtà non c’è una vera progettualità, decidiamo di volta in volta.
Lei fa mille cose.
A volte mi capita di fare confusione e mescolare però oggi o sei un big o ogni giorno devi inventarti qualcosa.
La creatività non le manca.
Oltre a questi due spettacoli mi muovo da solo, in duo, forse faremo qualcosa con i CSI e c’è il progetto di un film con Gianni Maroccolo.
Tornano i CSI?
Nessuno di noi credo ne abbia l’intenzione e neanche il tempo. Però potremmo ritrovarci dopo l’estate per qualche concerto.
Abituato a questa girandola di situazionu chissà che smarrimento quando è da solo sul palco.
Invece è una meraviglia. C’è un rapporto diretto col pubblico, è quasi un dialogo. E’ un gioco di musica e poesia.
Progetti?
Tanti, dentro e fuori il cassetto.
Priorità?
Terminare un libro al quale lavoro a intermittenza da quattro anni.
Argomento?
Racconta la storia della mia famiglia materna nel Novecento. Cento anni che voglio presentare come una poesia narrata. Le vicende della gente comuni determinano la storia e loro sono determinati dalla storia.
Poi?
Lavoro a una sorta di kolossal più complesso di “Ortodossia” tra cinema, teatro e musica con tante comparse. Ne sto delineando il profilo.

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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