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I Buio Pesto scendono dal palco, ma Fabio Fazio può salvarli

Massimo Morini a Sanremo 2013

Ora resterà solo il Buio. Esattamente trent’anni dopo i Buoi Pesto si sciolgono. Il “Zero Euro Tour” che sta colonizzando la Liguria sarà l’ultimo, l’annuncio e le motivazione verranno comunicate il 5 settembre alla Stadio di Marassi durante il concerto benefico che chiude il tour. L’annuncio è giunto, inatteso, mercoledì, con un comunicato stringato: né dichiarazioni né conferenze stampa per spiegare i motivi del ritiro, il mistero verrà svelato al Luigi Ferraris e anche Massimo Morini, fulcro dei Buoi Pesto, ha taciuto, limitandosi ad aggiungere che “è una concomitanza di cause, forse non sarà per sempre ma per ora è così. certo che se Fazio, che mi ha promesso un incontro, ci portasse al Festival, forse gli ostacoli verrebbero superati”. Si tratta di un ritiro dal palco, le altre attività, sia cinematografiche che musicali, benefiche e produttive andranno avanti. Dunque non ci saranno più i tour estivi e quello di Marassi dunque sarà l’ultimo concerto: una mazzata per i fan che contano le estati col nome dei tour, che sono 19 per un totale di oltre 600 live fatti che hanno radunato 1,2 milioni di spettatori e permesso ai Buio Pesto di destinare a opere di bene, in questi tre decenni, 180mila euro. Per chi ama i numeri aggiungiamo che hanno venduto 82mila dischi che salgono a 158mila con le compilation: numeri da discografia di altre epoche.

Si chiude davvero un’epoca con la scissione di Gianni Casella, Nino Cancilla, Danilo Straulino, Davide Ageno, Massimo Bosso, Federica Saba, Maurizio Borzone e il gran cerimoniere Massimo Morini, con i suoi capelli legati a coda di cavallo, con i pantaloni al ginocchio anche quando la tramontana fa gelare i muscoli, con la sua onesta vanità, con la sua onestà intellettuale, con quel senso dell’amicizia raro e sincero. Sono tante le Croci Rosse e Verdi e gli ospedali hanno avuto ambulanze e altre attrezzature grazie a loro. Sono una famiglia. Un loro concerto è un momento conviviale, tante facce uguali, tante canzoni da urlare e i problemi che per due ore restano fuori grazie a “Leugo”, “Belinlandia”, “Mego imbriaego”, “Mia un po’” e a un disco come “Cosmolandia”, un florilegio di cover internazionali tradotte in genovese, da “Albachiara” a “Barbie World”, da “Black or white” a “L’ombelico del mondo”. L’ultimo disco e del 2012 e si chiama semplicemente “Zeneize”: una parola che è una appartenenza una parola che forse, se letta in filigrana, custodiva già i germi di questa scissione.

Tra le campagne che ha condotto Morini c’è quella per portare il dialetto ligure al Festival di Sanremo. Un lavoro lento, di accerchiamento, che ha dato i suoi risultati visto che sul palco dell’Ariston sono saliti, tra gli altri e negli ultimi anni, Almamegretta, Davide Van De Sfroos e Nino D’Angelo. Certo non i Buio Pesto ma è stata comunque una vittoria soprattutto loro. Una deriva, quella in vernacolo, che ha portato il gruppo genovese a conquistare il box office con un ciclo di film che ha fatto epoca. Il primo, del 2004, è “InvaXon” e da una sua costola è poi nata una serie televisiva in 12 puntate mandata in onda dal canale satellitare Jimmy e ribattezzata “InvaXon – Alieni nello spazio”. Nel 2008 è arrivato l’indimenticabile “Capitan Basilico”, il primo super eroe ligure. Hanno partecipato con dei camei, tra gli altri, Enrico Ruggeri, Elio e Le Storie Tese, Ale & Franz, Er Piotta e Capitan ventosa di Striscia la Notizia. Nel 2011 una nuova avventura di Capitan Basilico e l’anno dopo ecco “12 12 12”, un film che si è affidato alla fine del mondo Maya: è stato preceduto da un battage promozionale tanto criptico quanto geniale. Come geniale è la loro capacità di circondarsi di piccoli sponsor ma a decine, quasi uno spin off in forma locale della microeconomia del Premio Nobel Muhammad Yunus.

Massimo Morini e i Buio Pesto in trent’anni ci hanno raccontato una Liguria, e una Italia, più spensierata. Siamo tornati tutti, almeno una volta grazie a quella musica zeneize che invadeva le spiagge, la famiglia Passaguai resa immortale da Aldo Fabrizi. Ora, citando dalla e guardando avanti, ci viene da dire “quale allegria”? Non ci ripenseranno. Almeno per ora. Resteremo orfani del nostro tour estivo senza un perché. E quando ce lo racconteranno non è detto che lo capiremo. Perché trent’anni insieme non si cancellano in una notte al Ferraris. Ma qualunque cosa ci raccontino ‘sti simpatici “belinoni”, essendo allo stadio… grazie ragazzi!

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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