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Robbie Williams, il re-funambolo del pop: Note Spillate racconta lo show di San Siro

Scenografia imponente per Robbie a San Siro

L’intervista di Note Spillate a Robbie Williams

Il re arriva dall’alto e tra due getti di fiamme. Robbie Williams, mentre la band attacca “Hey Wow Yeah Yeah” in un electro-swing che abbraccia San Siro, emerge dalla sua testa, dal ritratto gigante (e un po’ inquietante) che giganteggia sullo sfondo, e scivola sul palco. I 55mila sono già tutti in piedi, non contano più gli ordini di posto: lo stadio è una discoteca a cielo aperto. Si prosegue con “Let me entertain you” e nessuno ha voglia di smentirlo. Lui ha un tight glitter, si muove con la leggiadria di chi fa break dance e con l’allegria di chi sa che quello è il regalo più bello per il suo popolo.

Si capisce dopo un quarto d’ora che il re si è ripreso la corona. E’ lui il miglior performer mondiale a livello di solista. Nulla è lasciato al caso: su “Not like the others” piovono stelle filanti e un’altra scultura che lo rappresenta appare e scorre lungo uno dei bracci del palco e lui si siede sul piedistallo e si lascia trasportare verso il fronte del palco. E sul finale la scatola cranica della scultura si apre come un tulipano e palloncini colorati s’incamminano verso le stelle.

Testa il coro della folla e poi fiato alle trombe per “Minnie the Moocher” una cover blues di un altro re Cab Calloway. Rientra a casa con “Kids” e si fa accompagnare da un duetto con Olly Murs, cui è spettato il compito dell’opening act. E’ boato già sulle prime note con “Sin sin sin” quando compare l’ennesima scultura dal collo in su: questa volta con la lingua fuori. L’ego è alto ma può permetterselo: “Bodies” è ancora fiamme che escono dalla faccia-scultura. Ritmo più lento su “Come undone” che sul finale sfuma in una estemporanea “Take walk on a wild side” di Lou Reed.

Robbie a San Siro

E’ il momento giusto per svegliare l’ormone delle sue donne con un frenetico movimento pelvico e una sventigliata di lingua fuori alla Mick Jagger. Tutto questo prepara l’omaggio ai Take That: “Everythin Changes” è il solo accenno a quella stagione.

Williams live a San Siro

“Strong” è il rientro nel mondo di Williams e lo fa con una ragazza sul palco, pescata dal pubblico, giovane e bionda, scoppia in lacrime ma poi riacciuffa la grinta e duetta col suo Robbie guascone. “Gospel” riporta l’autoreferenzialità su livelli eccelsi. “Be a boy” lo propone in giacca glitter dorata e poi c’è, per tutti, il momento di rifiatare con la versione acustica di “Millennium”, da solo alla chitarra. Ma prima c’è il “popopopo” degli White Stripes, a ricordo dell’ultimo suo concerto a San Siro, quando l’Italia era in festa per il campionato mondiale di calcio: e lui ruffiano gorgheggia “campioni del mondo” e “Italia Italia”. Poi, in sequenza, “Better man” e “Sexed up”.

E’ il momento dello scimmione sul grande schermo di Robbie Williams, è il momento di “Me & my monkey”; poi c’è “Candy” e il ragazzo d’oro del pop si riprende il suo schermo. Il finale è vicino ma la voglia di divertirsi è ancora tanta e dunque arriva “Hot fudge” che è un rincorrersi di immagini colorate, tra il vintage e Mimmo Rotella, pin up formose e caleidoscopi psichedelici. Poi “Rudebox”, unica salvabile del suo peggior disco: è suggestiva l’overture con schiere di orsetti gommossi abbattutti da una bottiglia di Cocacola come nel precursore di tutti i videogame, Space Invaders. Si sfuma su “Rock dj” con Robbie che corre da una parte all’altra del palco: è il gran

La scimmia di "Me & my monkies"

finale, con le trombe protagonista e lui sul proscenio, in ginocchio davanti a uno stadio in deliro.

Ma non può finire così. Manca ancora qualcosa perché la notte sia davvero magica. Williams lo sa e ritorna con “Feel” seduto nella sua bocca, nella bocca di una gigantesca faccia che un po’ è Robbie e un po’ è un teschio. Esprime la sua gioia per essere a Milano, elogia lo stadio di San Siro, si sfila la sua giacca rossa, e annuncia “She’s the One”. E poi non poteva esserci finale diverso da “Angels”. Il re si è ripreso la sua corona.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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