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Patrick Trentini, sparate pure sul pianista

Patrick Trentini sulla cover del disco

Oggi il pianoforte è forse lo strumento più abusato. Ecco perché le orecchie vibrano quando qualcuno lancia un progetto che ha una sua originalità, una sua anima. Patrick Trentini con “Sparate sul pianista” dimostra di saper affrontare le sfide, non teme di giocare con le contaminazioni e si prepara alle critiche. Ma a oggi più che osservazioni giungono i risultati, meritati e confortanti, di i-tunes. Trentini racconta in esclusiva su Note Spillate il suo disco.

“Sparate sul pianista”: la piccola provocazione del titolo, ottenuto troncando una celebre frase da saloon, è un modo per affermare che non temo la critica, anzi la cerco. Ho lavorato su questo album con un’attenzione che non esito a definire maniacale, scegliendo di fare un album senza tagli o editing (troppo semplice fare centinaia di montaggi!) e rivedendo ogni particolare (dalla scrittura, all’esecuzione, al tipo di suono) fino allo stremo, sapientemente aiutato da Lorenzo Cazzaniga, tra i più importanti fonici italiani. E’ un disco che contiene due anime, come la mia musica: una introspettiva, riflessiva e malinconica e un’altra che sfocia nel virtuosismo melodico, che rappresenta una sorta di sfogo creativo poiché, per quanto la creatività sia spesso sofferenza, “Eppur si vive”, come recita la traccia che chiude l’album. Il motore della composizione è uno solo: le emozioni. Prendo le situazioni che toccano il mio animo e le traduco in note, rigorosamente con il solo timbro del pianoforte, certo che ciò che muove in me le corde più nascoste possa raggiungerle anche in chi mi ascolta. I processi compositivi sono svariati, come le ispirazioni, seppur frutto di un imprinting non dichiarato). Ci sono in ogni caso le armonie pop mischiate con la tecnica classica, ma non mancano le sperimentazioni, certo che si possa uscire dai quattro quarti e dai quattro soliti accordi senza per questo risultare ostici.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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