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Ornella Vanoni si ferma. Via dalla musica in compagnia dei meticci

Ornella Vanoni

Questa volta la musica è davvero finita. Ornella Vanoni sceglie di smettere di fare musica. Con onestà e coerenza il perché lo racconta a Note Spillate, un incontro tra nostalgia e senso della realtà. L’anno prossimo spegne ottanta candeline e si regala un ultimo disco, “Meticci (io mi fermo qui)” e tanti ragionamenti. All’album seguirà un tour.
Signora Vanoni come sta?
Sono un po’ nervosa, sto traslocando da 250 a 130 metri quadrati e il distacco dalle cose è pesante.
Lascia la sua storica abitazione di Largo Treves a Milano?

Costa troppo. L’Imu è carissima. Ma il trasloco è un lutto che va elaborato.
La sua voce però è energetica.

Non si è arrochita con gli anni. Puoi mentire con gli occhi e con la bocca ma mai con la voce. Certo a volte invecchiando le corde vocali hanno dei cedimenti, ma credo che la mia sia rimasta piena.
Confermiamo. Perché l’ultimo disco?
Sono diventata pigra. Mario Lavezzi doveva costringermi ad andare in studio, io non ne avevo mai voglia.
Ci sono in giro cantanti validi?
Non tutti cantano bene e poi non fanno gesti ampi, sembra che lavano i vetri con movimenti minimi.
Solo per questo?
Poi i dischi non si vendono più: e allora perché farli?
In “Meticci” compaiono Nada e Franco Battiato.
Con Nada è la prima collaborazione, non era mai capitato. Abbiamo fatto “Il bambino speduto”. Battiato mi ha dato “Aurora” ma ha precisato che la canterà anche lui e meglio di me!
E’ cambiata la sua Milano?

Molto. L’altro giorno ho incrociato una prostituta giovanissima e scheletrica, sembrava Penelope Cruz in “Non ti muovere”. Il malessere che c’è in giro rende difficile vivere.
Come possiamo reagire?

Contesto chi si anestetizza la coscienza giocando a burraco. Sabato scorso ho fatto il giorno di digiuno chiesto da Papa Francesco contro le guerre.
Le piace?

Molto. Cambierà la chiesa.
Sta lavorando per gli ultimi.

Fa benissimo. Io, in questa linea, ho recuperato “4 marzo ‘43” di Lucio Dalla perché rientra nella cultura meticcia. Ho voluto tanto bene a Lucio, era una persona curiosa e grintosa. Mi ha stupito che non abbia lasciato un testamento, forse credeva di non morire.
Ci anticipa qualcosa del tour?
Parte a marzo e si chiamerà “Un filo di trucco, un filo di tacco”, una frase che mi ripeteva spesso mia madre per ricordarmi che dovevo curarmi.
L’anno prossimo fa 80 anni…
C’è tempo. Intanto più avanti uscirà un cofanetto con un mio libro di aneddoti. Del compleanno parleremo più avanti.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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