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Viola e le sue tante anime cantano in "Sheepwolf"

Viola

Più ombre che luci ma comunque consapevoleza. Si rincorrono metà oscure e tenerezza. Si chiama “Sheepwolf”, pecora e lupo, il secondo disco di Viola, che quando non è posseduta dal demone della musica è Violante Placido. Pronta ad affrontare il ruolo di mamma, ammette di sentirsi libera solo quando ha in mano la sua chitarra. La folgorazione per la sei corde è datata 1998 ma bisogna attendere il 2006 per il primo disco “Don’t be shy”, non avere paura, titolo sintomatico di un percorso senza schemi né freni. Ora è nato “Sheepwolf”, il secondo: Note Spillate ha intervistato Viola.
Mamma Viola dovrà far slittare il tour.
Ne sono contenta. La mia logica prevede di dare alle gente la possibilità di conoscerlo.
Obiettivo?
Che venga ai concerti perché convinta e non per curiosità.
Però un assaggio c’è già stato.
Prima dell’estate ho fatto qualche serata in trio elettro-acustico ma assicuro che il tour proporrà un suono vicino a quello dell’album.
I testi sono quasi psicanalitici.
C’è una esortazione ad affrontare l’irrisolto. Ci sono sospensioni e qualche incubo. Ma pure delle ballate come “We will save the show” e “Scared of my ghost” che per altro appartengono a un periodo precedente.
Dunque troviamo due stagioni della sua vita in “Sheepwolf”?
Forse anche di più. Pensavo che testi dalle origini così disparate e con vestiti musicali così eterogenei non potessero stare insieme. Poi mi sono

Viola

detta che era giusto così, che tutte mi appartengono e che rappresentano le mie tante facce.
Demonizza la sacralità dei concept album.
Magari un giorno ci cadrò anche io, ma non ora.
Si sente la mano di LeLe Battista.
Mi hanno incuriosito i suoi testi.
Lei non scrive?
In inglese. In italiano non mi viene e poi mi giudico molto e il processo di scrittura è diverso. Divento più cerebrale.
Cosa è “Sheepwolf”?
Un processo istintivo. Credo che l’istinto vada assecondato.
Il titolo?
voce a più anime: sono giocosa ma non temo l’oscurità. E devo ringraziare il mio produttore artistico Gaben che mi ha permesso di puntare lo sguardo su altri orizzonti. Amo scoprirmi.
Il suo inglese la porterà all’estero?
Perché no? Mi piacerebbe ma non è facile. Bisogna trasferirsi, essere fisicamente presenti. Si creassero i presupposti partirei.
Ha pronta una ninna nanna?
Credo che “Sheepwolf” sia già una ninna nanna ma qualcosa per lei inventerò. Magari da canticchiare solo in casa, solo per lei.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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