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Arianna Masini, il fiore fanciullo del jazz

La cover dell'album di Arianna Masini

I fiori fanno (ri)fiorire il jazz. La musica popolare. Il soul. Arianna Masini ha tre doti che messe assieme fanno un cocktail speciale: tecnica, creatività e coraggio. Nella discografia di oggi sono merce rara. Ha da poco pubblicato il suo primo disco da solista, tutto giocato sui fiori: si intitola “Perché io non potevo dimenticare le rose” e fin dal primo ascolto dei fiori si colgono profumi e colori, travestitfiori

i da note.. Note Spillate la ha incontrata per fare con lei un viaggio in un labirinto di musica, dove è bello non trovare la via che porta all’uscita. Che riporta alla realtà.

Arianna partiamo dalle radici.

Ho iniziato a cantare intorno 18, 20 anni a Follonica con una band molto simpatica, la Fantomatik Orchestra, una classica band alla Blues Brothers. Tutto è iniziato così.
Poi?
Guardi è rimasto un hobby, ho avuto un percorso scolastico normale fino alla laurea in Scienze politiche a Pisa. Poi mi sono trasferita a Milano ma comunque mi stava stretta la realtà italiana e in più con una musica sopita.
Che ha fatto?
Sono partita per Londra, mi sono detta che l’inglese comunque serve.
All’improvviso?
Accetto le sfide, sono una avventuriera: sono partita per Londra solo con un ostello prenotato. Ho iniziato a fare lavoretti pensando che Londra è la terra delle opportunità e da Mc Donald sono arrivata a una banca finanziaria.
E la musica?
Rimaneva vivo il baco dell’arte. Ho fondato una band dai ritmo latini, spagnoleggianti, brasiliani e suonato nei locali: non abbiamo avuto successo ma è stato divertente.
Perché è rientrata in Italia?
Sono inquieta, mi sono stufata anche di Londra e sono rientrata, ma non nella mia Toscana, è terra troppo piccola. Mi fermo a Milano, per qualche anno lavoro ancora in ufficio, fresca di inglese mi hanno subito presa in una banca di investimento. Intanto sono arrivate le crisi esistenziali. Mi sono rimessa a studiare musica e ho lasciato il lavoro a tempo indeterminato senza avere alcuna alternativa.

Temeraria.
Lo dica pure che mi crede pazza.
Assolutamento no. Procediamo…

Studio jazz sempre a Milano e seguo un di corso tecnica vocale, l’insegnate è Loretta Martinez anche vocal coach di Amici.
Obiettivo?
Aprirmi la strada dell’insegnamento.
Gusti musicali?
Ho amato la world music, ho una sfrenata passione per il mondo brasiliano, mi affascina un mondo che io chiamo folk improprio.
Al termine del sentiero che ha trovato?
Ho raggruppato il mio background e mi sono sentita matura per un qualcosa di importante. Due anni e mezzo fa ho conosciuto Diego Baiardi, ci siamo confrontati e detti cosa si fa?
Ed è sbocciata l’idea dei fiori.
Giusto, si è delineato il percorso che ha portato a “Perché io non potevo dimenticare le rose”, che considero un concept album.
Impegnativo realizzarlo?
Ci ho messo un po’, ho fatto una ricerca in modo trasversale. Ho spaziato parecchio a livello temporale e geografico. Ho scelto le canzoni che mi avevano colpito di più, che parlavano di me ed erano rappresentative del mio mondo.
Il titolo?
L’ho preso da “In un momento” di Dino Campana ed è una poesia dedicata a Sibilla Aleramo, sua immensa passione. E’ anche l’unico inedito. La musica è di Diego Baiardi. Ho adattato musicalmente la poesia ed è nato un recitar-cantando, un po’ canzone un po’ parlato.
Perché un concept?
L’idea mi piace, trovare un filo conduttore anche tra diversi paesi.
Quali?
I paesi del mediterraneo per proseguire forse fino al Brasile. C’è un filo conduttore geografico. Tutto ciò ha portato a una imprescindibile voglia di partire verso il Sud America. Con una tappa a Lisbona dove conosco musicisti. C’è una idea di collaborazione.
Ma quando si è licenziata come viveva?
Insegnando in una scuola. Le giornate erano lunghe e dunque ho ripreso a studiare. Sono tornata ragazzina che è pregio e difetto: sono una peter pan femminile, continuo a sognare. CE sono imprenditrice di me stessa.
Vive di musica.
Certe volte magari un po’ a fatica ma la risposta è sì.
Prossimi concerti?
Il 22 ottobre alla Sticouse di Milano. Presento alcuni mie brani, col mio quartetto i City Flowers: eseguirò brani del disco e qualche cosa di Elis Regina, un omaggio al suo mito. Sarà una serata tutta jazz-blues.
Altre novità?
Un altro disco uscirà, un secondo deve sempre uscire altrimenti restano buchi artistici.
Il problema è poi andare in tour.
A Milano mancano i jazz club. Ci sono problemi di gestione e di decibel e tanti chiudono. Resistono pochi locali ma è un problema nazionale.
Dunque come la mettiamo?
Che seguo il mio peter pan.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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