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Negrita e un deja vù più rock di tanto rock

I Negrita

Loro sono il rock eppure pubblicano un disco unplugged che si intitola “Deja vù”. Lo ascolti, resti ipnotizzato e capisci, grazie a Pau, Drigo e Mac, che dire rock è facile, farlo e difficile, farlo come loro magico. Ora i Negrita riprendono il tour, dopo una breve pausa, e suonano nei teatri. Si parte il 17 ottobre da Rieti e si chiude il 21 novembre a Bologna. Poi in studui a pensare al futuro.

I Negrita a teatro.
E con un live più ricco, ci piace cambiare.
Il rock italiano esiste ancora?
Il rock non è un vestito, è una attitudine, è un modo di intendere la vita.
Deja vu è un allontanamento?
No, per noi “è rock.
Dove nasce la crisi del rock?
Dal divario tra una grossa latitanza di musica e una grossa presenza di pubblico.
Ci sono aree non rappresentate. Ma il pubblico c’è.
Dove sta il problema?
Fare rock è difficile, portare a compimento il percorso che serve per creare una canzone rock è articolato. Il melodico è accettato più serenamente.
Perché?

Il pubblico rock è talebano, quello indie ancora di più. Ora è il momento del rap anche se è esploso in ritardo rispetto ad altri paesi.
Il pubblico rock cosa cerca?

Una musica fatta con una formula non patetica. Il terreno è seminato va coltivato e fatto fiorire.
Esistono ancora i bravi autori?

Scrivere canzoni prescinde dalla volontà. Non siamo noi a dirlo ma i giganti della musica rock. I messaggi arrivano, questo è un mestiere che ha a che fare con cose invisibili.
Come è questa ripresa del tour?
E’ una risposta alle richieste di mercato. E’ simile alla prima parte ma la scaletta cambia, abbiamo tante canzoni.

Siete una band di quarantenni con gli adolescenti sotto il palco.
I ragazzini sono fantastici e sono manna. Il nostro primo disco è del 1994: avevamo 25, 26 anni e sotto il palco c’erano i nostri coetanei e i 40enni col chiodo che volevano rivivere i loro tempi d’oro. Ora la forbice si è allargata e abbiamo pure i figli dei quarantenni di allora.
Lavorate a qualcosa di nuovo?

Scriviamo, devi darti da fare: le generazioni cambiano in fretta: è un attimo essere dimenticati. La tranquillità ci fa vivere bene. A dicembre cominciamo a pensare al nuovo e magari cambiamo latitudine.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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