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Io non m'appartengo più: Roberto Vecchioni si riprende la vita

In una palestra di boxe, da solo sopra un ring, Roberto Vecchioni presenta il suo nuovo album di inediti “Io non appartengo più”, in uscita il prossimo 8 ottobre. Il luogo riflette il suo stato d’animo attuale: un combattente rassegnato alla situazione, politica e non solo, che lo circonda ma con la voglia di raccontare questa mancanza di libertà.

L’ultimo album di inediti risale al 2007, cosa è cambiato ad oggi?
Questo vuole essere un album di riflessione profonda, il prendere atto che, a oggi, non ci sono più punti di riferimento. Non mi riconosco più nel moderno e nella tecnologia, si è giunti al punto di non ritorno e l’umanesimo è ormai l’unico riparo.

Il mondo sta correndo troppo velocemente e la situazione ci sta sfuggendo di mano?

Il mondo sì. Archiloco dice che nella vita ci sono due momenti ben distinti: o si accelera o si decelera a seconda di quello che dice il cuore. In questo momento sto frenando e mi godo quello che il cuore dice. Però non provo malinconia verso il passato, i ricordi li ho tutti dentro, semplicemente non mi sento di condividere questo ring con nessuno.

Contro la tecnologia ma attivo sui social. Un po’ contraddittorio?

Si è superato il limite. Non è più sopportabile questo tipo di democrazia, che democrazia non lo è più. Manca l’amore per questo Paese, ci si ribella sempre e spesso si parla senza cognizione di causa. Sui social soprattutto, dove ci si prende la libertà di utilizzare termini davvero poco educati.

Qualche riferimento alla nomination per il Nobel della letteratura?

Esattamente. Io non sono contento per me, ma per la canzone d’autore. Fosse successo all’estero la reazione sarebbe stata completamente diversa. Qui, purtroppo, gli insulti gratuiti sono dietro l’angolo.

Al di là dei commenti da Twitter, la sua reazione alla nomination?

Premetto che non potrà mai essere nelle mie mani, ma io il premio l’ho già vinto con questa nomination. Non vedo per quale motivo la canzone d’autore debba essere considerata la ‘serie b’ della poesia. Dove la canzone dice certezze e arriva al cuore dei più, si ha la più alta forma di poesia; è un mezzo di comunicazione dignitosissimo.

Si discosta quindi dalla società attuale, che va dalla politica ai mass media, ma non dal comporre musica. Unica ancora di salvezza?

Non mi riconosco più nella globalizzazione e nei mass media. A livello politico, la maggior parte dei votanti, in Italia e nel mondo, pensa ai propri interessi personali e sta andando verso un’insopportabilità estrema. Non sono più un protagonista attivo: guardo, osservo e resto in stand–by. Però sto bene. Quando leggo qualcosa sull’umanesimo o guardo i miei nipoti oppure quando so che una qualsiasi forma d’arte fa venire ancora un groppo alla gola. Ho trovato la mia dimensione ed è quello che cerco di trasmettere adesso.

(Intervista di Martina Favini)

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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