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Lou Reed ora viaggia sul lato selvaggio

La cover di Transformer

Se ne è andata un’icona lunga mezzo secolo. Ora Lou Reed entra nella leggenda. L’ex leader dei Velvet Undreground se ne è andato sul suo lato selvaggio all’età di 71 anni. A maggio aveva subito un trapianto di fegato. Con “Walk on the wild side” ha fatto crescere più generazioni. Ha scritto un manifesto che ha segnato il rock. E’ stato il pionere della “Ostrich Guitar”, un particolare utilizzo della chitarra elettrica sperimentato nel disco “Velvet Underground & Nico”. Una vita sempre ai confini la sua, basti ricordare che nel 1956, ancora adolescente, fu sottoposto a elettroshock per curare la sua bisessualità. Quell’esperienza traumatica non lo ha mai abbandonato e lui la raccontata in “Kill your sons”. Potremmo parlare per ore della sua storia, da quando nel 1970, dopo essere uscito dai Velvet Undergroud, pubblico un disco epnimo criticato e allora David Bowie, che non ha mai negato di essersi ispirato a lui, gli produce quello che diventerà uno dei dischi più belli di sempre, “Transformer”, a “The raven”, del 2003, un disco doppio nel quale veste di rock il maestro del brivido Edgar Allan Poe. L’ultimo album è del 2007 “Hudson river wind meditations”. C’è ancora tempo, nel 2011, per “Lulu” fatto insieme ai Metallica. Poi la malattia…le voci, le preoccupazioni. E oggi, 27 ottobre 2013, la resa. Ma è solo un momento di passaggio. Perché ora è davvero il signore del lato oscuro e noi, guardando il cielo, lo vediamo, maledetto e oscuro, immobile e torvo ma forever young.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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