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Le interviste di Note Spillate: Renato Zero racconta il secondo capitolo di "Amo"

Renazo Zero durante l'incontro con Note Spillate

“Amo – Capitolo secondo” e già questo titolo scioglie i cuori e i pensieri. Se poi il cantore è Renato Zero che l’amore ce lo canta in tutte le sue sfaccettature dagli anni Settanta, i sentimenti sono ancora più caldi. Il papà di migliaia di sorcini ci regala 15 nuove canzoni e intanto continua a girare l’Italia con tour che colleziona sold out e ora occhieggia all’estero.

Renato Zero ogni sera oltre tre ore sul palco.
E dire che una volta avevo l’ansia da palcoscenico! Ora vivo i concerti come una terapia. Il mio percorso artistico mi ha fatto guadagnare autonomia, resistenza e lucidità.
Anche nei momenti più difficili della carriera il pubblico non la ha mai abbandonata.
E’ ostinatamente presente.
Polemico?
Il botteghino è la mia rivincita sullo snobbismo dei media che non segnalano questi risultati.
Ci parli dei due “Amo”?
Sono una svolta nella scrittura, i testi hanno una nuova prospettiva.
Cosa intende?
Mi rivolgo ai giovani con più coraggio e meno retorica. Sento l’emozione di canzoni che giungono nelle orecchie di gente insospettabile.
Ci sono molte contaminazioni.
Una magia in paese qual è l’Italia che è restia alle jam session sono difficili.
Ancora polemico?
Si parla tanto di Europa ma non si fa nulla per costruirla e allora i provo a dare un scossone: usciamo dalla provincia, portiamo altrove la nostra arte e il nostro mondo.
Belle parole ma nei fatti?
Le major detengono il monopolio nelle televisioni italiane: viene emarginato il nuovo che avanza con risultati disastrosi.
Tipo?
Non si fanno crescere i potenziali De Andrè. Con questo ostracismo non vedremo più gente come Lucio Dalla. Finché si lavora per incanalare la gente in un percorso pericoloso e anti-produttivo non si approda a nulla. Per riaprire il canale dei produttori e degli autori non bisogna guardare il look ma chiedere di farci vedere quel che sanno fare. La mia generazione ha oggi una rivincita amara: i miei si sono rappresentati bene, qualcuno forse si è perso in qualche festival politico, ci sono stati retaggi nella commistione tra politica e musica che hanno incasinato le

Renato Zero

 acque, ma recepita la lezione si è andati avanti.
Lei si produce in proprio.
E’ una bella sensazione di libertà. Ma alle major non piace. Mi ricorda quando avevo messo in commercio i miei occhiali. Dopo un po’ le grosse aziende hanno chiesto di non venderli.
Consiglierebbe l’auto-produzione?
Eccome e al di là dei risultati perché è una forma di preservazione per tenere la musica lontana da ingerenze inopportune.
Cosa rappresenta oggi Renato Zero?
Una vittoria della musica italiana più che personale.
Che insegnamento dà?
Invito i giovani a non stare davanti al pc con i campionatori ma a vedersi e suonare, come facevo io nella cantina di via Torino, vicino alla stazione Termini a Roma.
Oggi gli spazi mancano.
Lo Stato vuole vendere le caserme? Ne dia qualcuna ai giovani per fare arte.
Prossimi appuntamenti?
Altri concerti e poi un tour estero. Infine uscirà un cofanetto speciale di “Amo”.
Una canzone si intitola “L’eterno ultimo”: lei non lo è più…
Ma lo sono stato. La dedico a tutti i ragazzi che rischiano di esserlo ma non lo meritano.
Sentirsi ancora dire “Ciao Ni” la emoziona?
Incarna la sofferenza e te la chiedono all’anagrafe quando vuoi fare l’artista.

notespillate

notespillate

Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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