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Emanuele Belloni, un cantautore vero tra il Tenco e il Brasile

Emanuele Belloni

C’è chi dice che i cantautori sono finiti. Falso. Ci sono eccome. Il problema è la nostra epoca che ha una bassa tolleranza di ascolto. Ecco perché fa molto piacere incontrare artisti quali Emanuele Belloni, che con le parole raccontano la vita. Note Spillate ha partecipato, in esclusiva, al suo show case milanese. E lo ha intervistato.

Belloni siamo a un disco d’esordio…maturo.
In effetti ho 42 anni.
Un sogno che si realizza e una sfida vinta?
Entrambe le cose. Ancora mi viene difficile credere che il progetto sia fatto, finito, e nelle mie mani.
Ma come é nato il tutto? Da dove è partito?
Da un incontro bellissimo: quello col maestro Guinga, uno dei più innovativi cantautori brasiliani. Mi é capitato di partecipare a diversi masterclass di chitarra tenuti da lui, qui in Italia e lì, passo dopo passo, senza fretta e con tutto il tempo necessario, si è concretizzato questo progetto. Dal punto di vista armonico Guinga che ha collaborato con me creando suoni geniali e particolari. Sono molto soddisfatto perché è una persona che ho voluto fortemente in questo lavoro.
Un progetto che ti ha portato al secondo posto delle Targhe Tenco 2013. Un traguardo importante.
Si, assolutamente. La soddisfazione è tanta perché ho avuto l’opportunità di trovare i musicisti che desideravo, avendo tutto il tempo necessario e senza scadenze. È stato un piacere registrare in studio, a Roma, perché si respirava un clima di libertà e improvvisazione. Così è nato ‘E sei arrivata tu’.
Non è stato facile realizzare l’album, considerati i tempi.
Fare un disco cantautorale, in acustico, e prendendosi tutto il tempo necessario non è cosa da poco. Il mercato spesso fatica ad accettarlo.
Forse, avessi fatto questo lavoro a 25 anni, mi sarei piegato ai cliché della musica tradizionale. Ma in questo disco ho voluto mettere quello che sono io: le influenze di Bindi e Finardi, le musiche dell’Africa del nord e del Brasile. La musica é al servizio della canzone.
Come è nato, in concreto?
Il disco é completamente in acustico ed é una chitarra classica a fare da filo conduttore, niente suoni lavorati al computer.
Eppure quel mondo lo conosce bene.
Proprio perché sono un informatico, ho voluto lasciare da parte tutto quel mondo. Nessun suono modificato al computer, niente sintetizzatori. Solo strumenti musicali veri. Vedo però la vita con molta progettualità e, guardando avanti, vorrei che il secondo lavoro seguisse queste orme.
Niente mezzi informatici ma grandi musicisti, giusto?
Si, fortemente voluti. Da Alfredo Paixao al basso, a Enzo Pietropaoli al contrabbasso, solo per citarne alcuni. E, ovviamente, Guinga che mi ha fatto credere nella pazzia di produrre un disco a 42 anni. Stesera mi accompagnerà solo la fisarmonica di Daniele Bianchi.

Siamo in un’associazione culturale sul Naviglio Pavese (DNArte) e tocca al gruppo di apertura: i ‘The Toolitest’, 3 ragazzi che cantano in inglese. Ci tengono che chi li ascolta capisca il significato dei loro testi ed affiancano ogni brano ad una fotografia. Meritano, cercateli. Poi è il turno di Emanuele che presenta il suo album più un inedito, “Le 3 scimmie” che, dice, potrebbe essere contenuto nel prossimo lavoro. Chitarra e fisarmonica sono un’accoppiata perfetta. La parte cantautorale prevale sull’influenza brasiliana ma il suono complessivo é pulito, limpido e davvero ricercato. Lo stesso Emanuele afferma che per trovare il giusto accordo spesso ci sono voluti giorni, io gli credo perché quando la qualità c’é si sente, si vede, e si apprezza.

(Servizio di Martina Favini)

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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