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Jannacci, un artista tra paradiso e inferno con l'anima rap

La cover de "L'artista", album postumo di Jannacci

“L’artista”, questo è il titolo dell’album tributo a Jannacci. E non avrebbe potuto essere un altro. Infatti  è proprio da questa celebre canzone che parte il disco. “L’Artista” è il punto di partenza e di arrivo di Jannacci. Tanto che è diventato oggi il titolo della sua raccolta postuma , del suo tributo, del suo saluto. Questo album è un gioco curioso e appassionante, dove si scoprono e riassaporano tante perle seminate qua e là in oltre cinquant’anni di carriera. Ci sono “Un amore da 50 lire” del 1962, rifugio in quel caldo alveo neorealista affollato di povertà e struggente umanità; “Cosa importa” e “Io che amo solo te” in una versione appassionata che il suo autore Sergio Endrigo avrebbe di sicuro amato. Ci sono poi canzoni indossate da Mina “La sera che partì mio padre”; da Milva “Non finirà mai” e persino da Luigi Tenco che nel 1965 interpretò “Passaggio a livello”. C’è poi “Il tassì”, lato B del suo primo 45 giri del 1961; “L’ombrello di suo fratello” inciso per l’etichetta Tavola Rotonda di Nanni Ricordi; “Maria me porten via” del 1970 e “Senza Parole”, dall’album “Parlare con i limoni” del 1987, molto diverso dall’originale, un quasi inedito nella energica versione in duetto con la giovane cantante Carolina Petrizzelli. C’è poi “L’artista”, canzone manifesto dell’album. Perché Jannacci non è semplicemente “un artista”, ma è “l’artista” commenta Toni Verona della casa discografica Ala Bianca.

Insieme alle celebri canzoni di Enzo c’è anche un brano inedito: “Desolato”. La canzone è un pugno che destabilizza, ma che non ci porta fuori dall’universo di Jannacci. Il duetto con il rapper J-Ax su musica del figlio Paolo e testo dello stesso Enzo è la “desolata” ammissione di impotenza alle richieste di aiuto delle giovani generazioni cui il cantante ha sempre guardato con amore e passione civile. Il video dell’inedito vede la collaborazione di molti artisti come Luciano Ligabue, Jovanotti, Max Pezzali, Fabri Fibra, Gue Pequeno Jake La Furia, Fedez, Marracash, J-Ax e molti altri. La copertina dell’album è disegnata da Tullio Pericoli. Sul retro del cd, invece, c’è una fotografia, scattata Fabio Treves, che “rappresenta la massima intensità del papà. Perché lo si sa, lui era o paradiso o infermo. Con lui non c’era mai purgatorio” dice il figlio. Il prossimo anno sono in programma una serie di concerti nei luoghi delle canzoni di Enzo e anche una grande manifestazione-tributo nel centro di Milano, si pensa a Piazza Duomo. In conferenza stampa, viene però azzardata dai giornalisti, la proposta della Scala come location del grande omaggio all’artista e il  sindaco Giuliano Pisapia preso alla sprovvista e un po’ imbarazzato risponde: “Accogliamo la proposta e ci penseremo”. Il “concertone” ci sarebbe dovuto essere già lo scorso 3 giugno, compleanno di Enzo Jannacci, ma “non ero ancora pronto, non avevo voglia di cantare e ballare, ero ancora troppo triste” commenta un commosso Paolo.

All’interno del disco c’è anche una dolcissima lettera di Paolo al padre che inizia con “Chissà cosa diranno gli amici che non ti chiamo più Enzo. Da quando non riesco a incontrarti mi viene solo papà….”. Paolo confessa: “È tutto merito di mio padre, se questo album è venuto così bene”. In occasione del nuovo progetto musicale si racconta che c’è stato un vero e proprio pellegrinaggio di amore a casa Jannacci. Il figlio commenta: ”Mi ha sempre insegnato a lavorare con le persone amiche”. A chi gli chiede a Paolo se ha intenzione di creare una fondazione per il padre, sul modello di quella per De Andrè e Gaber, il figlio guarda la madre Pupa presente in sala e risponde: “Non saprei nemmeno da che parte iniziare. Mamma tu vorresti una fondazione per papà?” Ovviamente Pupa fa segno di no con il capo. Il padre, il marito e l’ amico di tutti i milanesi. Per ognuno Jannacci è stato qualcuno di importante. Una canzone, uno sguardo, un’emozione. Non c’è bisogno, quindi, di progetti ambiziosi. Un cd in suo ricordo, un disegno che lo rappresenta e una foto che lo ritrae. Talvolta la semplicità è il regalo migliore che si possa fare a chi si ama.

(Servizio di Barbara Giglioli)

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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