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Le interviste di Note Spillate: Ligabue va in "Mondovisione"

Ligabue (foto jarno-iotti)

Tre anni e spiccioli dopo “Arrivederci mostro!” arriva “Mondovisione, il decimo album in studio di Luciano Ligabue. Quello con al gestazione più lunga, un nuovo produttore, un sapore amaro per questo mondo ma una nota fresca di fiducia. Sono 14 canzoni che la prossima estate porterà in giro per l’Italia, nel suo tour degli stadi che debutterà il 30 maggio a Roma per terminare il 23 luglio a Salerno. Note Spillate ha incontrato Ligabue a Milano.

Ligabue da dove partiamo?
Da un pensiero e un abbraccio a tutta la Sardegna. Oltre non posso fare, i feedback emotivi li vivi sul posto. Il mio terremoto lo ho vissuto in prima persona nella mia Emilia ed è una cosa che ti resta dentro. Posso parlare di solidarietà ed empatia il resto è aura.
Ha un nuovo produttore, Luciano Luisi.
Avevo bisogno di fare un disco del quale fossi molto partecipe in ogni sua fase. Poi lui è molto di più di un produttore: è anche un musicista ed è anche un po’ il capobanda.
La missione che gli ha dato?
Evidenziare il suono del mio gruppo attuale e schivare le insidie delle produzioni odierne.
Che intende?
Ci sono tante tecnologie e si tende a strafare. Questa è la produzione più lunga della mia carriera.
Ne “Il muro del suono” parla di giustizia uguale per tutti ma “sentenze un pelo in ritardo”: sembra scritta oggi.
La questione è che chi doveva pagare non ha pagato è davanti agli occhi di tutti. Parlo, tra le altre cose, della carestia prodotta dalla crisi mondiale.
Il rock è ancora uno strumento di denuncia?
L’ Italia non è un paese rock. Ci sono alcuni appassionati, e io tra questi, ma c’è anche chi lo ha sfruttato solo per esprimersi.
Cosa è il rock?
Urgenza. La tradizione che ha nel nostro paese è derivativa, come in ogni altro paese tranne Stati Uniti e Inghilterra.
Oggi la denunciare arriva dal rap.
Non lo seguo tanto ma i rapper sono gli eredi dei cantautori. Con i cantautori si stava attenti alle parole e poco alla musica, con i rapper la parola è nuda, viene tolta la melodia tranne nei ritornelli. Ecco perché la parola deve avere ancora più senso: sono colpito da come raccontano il nostro paese.
“Il sale della terra” è “l’opinione sotto libro paga…quelli a cui non devi chiedere fattura”: parole forti come lo è l’architettura musicale del brano.
Non racconta l’Italia, è una galleria di personaggi, è una canzone sull’esercizio del potere. Il potere logora? Logora la paura di perderlo e innesca azioni conseguenti. Parla di chi troppo spesso ha sfilato sotto i nostri occhi negli ultimi vent’anni. L’indignazione di oggi è più forte di “A che ora è la fine del mondo”: quella era incredulità e ironia, questo è uno scenario più doloroso e profondo.
Indignato?
Sono giunto al punto in cui tutti sono arrivati: non se ne può più. Ho dato voce a uno sfinimento.
Ne “Il muro del suono” canta che “chi doveva pagare non ha mai pagato”.
Il verbo potere va scavalcato da volere. La velocità cui va il mondo non è compatibile con i bisogni umani.
Si sente logorato dall’importanza che si dà ai suoi testi?
A volte ho avuto quella sensazione. In un momento in cui tutto si brucia in fretta, come è possibile che le canzoni restino nella memoria? Hanno un potere enorme ma restano canzoni.
“Siamo chi siamo”: chi siamo realmente?
Ci poniamo per tutta la vita domande cui diamo risposte solo parziali. Io provo a fornire una risposta esauriente ma leggera a una domanda che leggera non è.
Lei è tra i protagonisti del video di “Desolato“, l’inedito di Jannacci.
Suo figlio Paolo mi ha fatto ascoltare sentito il pezzo e mi è piaciuto. Lo ho fatto volentieri, mi fa piacere essere parte di questo progetto.
“Con la scusa del rock’n’roll” chiude una trilogia.
La prima è stata “Sogni di rock’n’roll: dopo tanti anni cui provavo a fare, e  male, Venditti, De Gregori o Guccini, scrivendo brutte canzoni pretenziose, questa aveva meno pretese ma era più vera. Poi è arrivata “In pieno rock’n’roll”. Questa è punk, pop e rock e dico che può essere un pretesto per fare cose che non avresti fatto nella vita. C’è anche parte affettuosa. Sono più vecchio rispetto a venti anni fa ma il linguaggio di questo disco è molto rock per quanto cambiato. E’ un modo che uno ha per non avere pudore dei propri sentimenti.
Le piacerebbe fare in concerto un intero album in sequenza?
Certo. Lo ho fatto al raduno del fan club quest’anno con “Sopravvissuti e Sopravviventi” che è quello un po’ più sfigatello e dunque molto amato dai fan.
Teme censure?
Non ho vincoli, posso dire quello che voglio, se ci sono freni dipendono dalle responsabilità di cui abbiamo già parlato. Ho spesso provato a frenare la mia rabbia ma se non fossi irrequieto non andrei sul palco e non mi avventurerei nel rock. Avevo paura che la rabbia si trasferisse troppo facilmente in chi la ascolta. Speriamo che il rock si incazzi in questa crisi.
Cosa ascolta?
Sono un fan di Spotify: alla faccia del romanticismo scopro cose che conoscevo poco e male: parti con ascolto e finisci su un altro. Mi dedico al rock, ascolto parecchio progressive degli anni 70 e aspetto sempre con ansia l’uscita degli U2.
Farà mai un nuovo film?
Vuol dire che per un anno sacrificare la tua vita per realizzare una cosa. Per farlo dovrei essere folgorato….è arduo che ci provi.
Contento della sua Inter?
Sono entusiasta di Mazzari, non deve vincere per forza quest’anno e dunque la guardo in relax. Per parlare di Tohir aspetto di vedere i risultati e intanto dico grazie Moratti per tutto quello che ha fatto.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

One Comment

  1. Alla faccia della coerenza. Ligabue si dice fan di Spotify e poi cosa fa? Il suo ultimo album non lo pubblica proprio su Spotify (caso più unico che raro tra gli artisti di un certo calibro), con delle scuse che hanno dell’incredibile (andatevi a cercare il comunicato ufficiale…dice che si perderebbe l’interezza del progetto…ma non è più ovvio che chi è abbonato a Spotify l’album se lo senta dal’inizio alla fine e che sia più facile che chi usa ad esempio Itunes si compri i singoli brani?)..Insomma, ha dimostrato, parere mio personale, di essere attaccato ai soldi come pochi altri…che peccato.

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