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Machella canta “Noi”, un inno alla non-solitudine

Machella

Alessandra Machella è nata a Macerata il 13 novembre 1985. Cantante e chitarrista, appassionata da sempre di scrittura, sfrutta la sua poliedrica attitudine artistica iniziando fin da subito a scrivere canzoni. Inizia gli studi musicali professionali a 16 anni, prendendo lezioni di canto, chitarra e pianoforte. Note Spillate l’ha intervistata per voi tra musica nuda e festival della canzone italiana.

Come mai ha deciso di chiamare il suo singolo “Noi”?
Perché non siamo mai da soli. “Nessuno è solo “ dice Tiziano Ferro, che è un artista che amo tanto. Possiamo anche desiderare di isolarci dal mondo, di scappare, di rinascere altrove, ma dai ricordi e dalle relazioni non si riesce mai a fuggire. Nessuno è solo, siamo tutti soltanto impauriti dalla solitudine. Siamo tutti immersi in un noi relativo… relativo a noi, appunto.
Da dove nasce il brano?
Dalla voglia di farmi una vacanza “sola andata” per stare bene, fuggire da quelle delusioni che a volte sembrano non voler farti rialzare. “Noi” è un’esigenza, spogliata da fronzoli armonici inutili. “Noi” è una canzone nuda, nuda come me quando mi sono detta onestamente allo specchio quello che volevo dalla vita: fare questo lavoro, vivere in quest’arte sacra.
L’aprile scorso è stata scelta dalla Barley Arts per aprire il concerto di Meshell Ndegeocello. Come è andata?
Alla grande. Un’emozione che non si racconta, tremavano gambe e cuore. Aprire il concerto ad un’artista internazionale non capita tutti i giorni, soprattutto se si parla di Meshell, un’anima nobile, raffinata. Anche se ho condiviso con lei un semplice concerto, insieme sullo stesso palco, tutto questo mi ha dato lo stesso bagaglio d’esperienza di un intero anno di lavoro. Si impara tantissimo da artisti del suo calibro anche solo osservandoli da vicino.
Nel suo progetto di produzione dei suoi brani inediti sono stati coinvolti musicisti del calibro di Tommy Graziani e FedericoStupendo. Tommy Graziani è il miglior batterista che conoscono, non me ne vogliano i suoi colleghi, ma lui riesce ad unire talento e umiltà, classe ed eleganza. Lavorare con lui è istruttivo e appagante, è una persona meravigliosa, tanto quanto le canzoni che scriveva suo padre. Federico Mecozzi è un talento puro, ha poco più di vent’anni e già è in tour mondiale con Ludovico Einaudi, anche lui umilissimo. La verità è che i grandi artisti non sono “montati”, chi spreca tempo a lodarsi lo toglie inevitabilmente a migliorarsi.
Come procede l’esperienza di Area San Remo?
E’ un concorso e in quanto tale va bene in un unico caso: la vittoria. Di certo è molto istruttivo perché, come Castrocaro, mette a disposizione un team di docenti di altissimo livello in un’accademia preparatoria all’audizione. Non è la solita macelleria dei “tre minuti per dimostrare chi sei”, ma ti dà modo di crearti una rete di conoscenze musicali di altissimo livello.
Si dice che San Remo sia per “vecchi” e invece ci sono così tanti giovani che vogliono partecipare.
Si dicono tante cose ma in realtà i giovani artisti lo sanno bene: Sanremo è l’unico vero palco che ancora mantiene rispetto e credibilità, è la consacrazione o la morte di un artista, è un coltello, devi azzeccare l’anno giusto per tenere il manico, o ti tagli. Sanremo è un’alchimia di preparazione, fortuna, sudore, lavoro, impegno. La fortuna aiuta gli audaci, dicevano i latini. Il Festival sarebbe la conquista più grande della mia vita artistica.
Cosa vuol dire per lei Sanremo e  cosa vorrebbe dire parteciparvi?
Sarebbe la ciliegina sulla torta in cui vivo. Portare una mia canzone al festival della canzone italiana significherebbe entrare nella storia. Mi piacerebbe una vocina su wikipedia che dicesse che Machella ha fatto Sanremo. Non sei nessuno finché non lo dice wikipedia.

(Intervista di Barbara Giglioli)

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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