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Noemi, la più made in England di casa nostra porta Londra al Festival

Noemi va a Sanremo con uno dei dischi italiani più internazionali dell’ultimo decennio e con un progetto che, se troverà il giusto sviluppo, sarà un apripista per tanti musicisti italiani.

Noemi durante la nostra intervista

Noemi durante la nostra intervista

Perché, come ci ha detto durante l’intervista, «oggi ha poco senso fare un disco pensando solo al mercato italiano». All’Ariston porta Bagnati dal sole e Un uomo è un albero, due brani che trasmettono l’anima e la filosofia di Made in London, l’album di inediti in uscita il 20 febbraio.

Noemi rieccola a Sanremo.

«Ho proposto due canzoni secche ma che raccontano l’essenza del mio disco, la voglia di internazionalizzare la musica italiana».

Può vincere?

«Non vado all’Ariston per vincere, ma per dare il giusto rilievo al mio lavoro. L’importante è partecipare, la vedo come De Coubertin».

Certo che vincere sarebbe un bel colpo…

«Ci penso, ma poi rifletto che Vasco e Zucchero sono arrivati ultimi e due conti me li faccio. Certo, vincere sarebbe una soddisfazione ma non scombussolerebbe i miei piani. O se lo fa è in meglio».

Ha preferenze tra Bagnati dal sole e Un uomo è un albero?

«Sono serena su quale verrà scelto dalle giurie per affrontare tutto il Festival, entrambi mi rappresentano. Sarebbe stato stupido portare uno in cui credo e uno no. Restano due brani molto diversi».

Che pensa del Festival?

«E’ un palco importante ma non bisogna dimenticarsi che siamo nel 2014 e dunque va aggiornato, non deve essere un lascito del passato».

Si sbilanci…con quale desiderebbe vincere?

«Ripeto, le amo entrambe, non faccio figli e figliastri. Certo che “Bagnati dal Sole” resta facile in testa. Mi piacerebbe che J Ax la facesse in versione rap».

Glielo ha detto?

«Non è capitato ma lo farò alla prima occasione. Comunque ci punto, è una canzone moderna e fuori dal coro».

Ci spiega la filosofia di Made in London?

«Volevo cambiare le carte in tavola, finora ero conosciuta soprattutto come cantante. Andare a Londra è stata un’altra cosa: mi ci sono trasferita domandandomi se si può fare un disco che suoni internazionale senza perdere la mia identità di italiana, evolvere senza perdermi perché credo che la musica italiana sia una grande cosa».

La risposta?

«E’ questo disco. Volevo essere meno banale e più coraggiosa, parlare di me. Questo disco sono io».

Come è la vita a Londra?

«La cosa più entusiasmante è l’atmosfera che si respira. Mi piaceva conoscere le persone, i londinesi sono difficili da conquistare».

Ha fatto colpo?

«La mia voce è piaciuta, nonostante nel loro passato ci siano Beatles, Amy Winehouse e Adele. Voglio che si torni a lavorare alla vecchia maniera, che si collabori guardandosi in faccia. Londra sembra fredda ma invece c’è amore per la creatività. Continuerò a frequentarla».

Canterà in inglese?

«Potrei per quanto sia affezionato molto all’italiano».

Che pensano di noi italiani?

«Dobbiamo rilanciare l’immagine dell’Italia all’estero. Dobbiamo essere noi i primi a parlarne bene, in passato troppe volte abbiamo permesso di colpirci, ora difendiamola, con forza e obiettività».

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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