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Sanremo 2014 tra fazioni e fazianesimi

di Bruno Vecchi

Sanremo non è un successo. Sanremo è successo. Nel senso che c’è stato, a ripensarlo poi. Oppure succede. Nel senso del presente. Ma anche in quello dell’essere  l’erede di se stesso. Destinato a perpetuarsi. Nei secoli fedele alla sua ragione sociale. Che è fare spettacolo. E’ tenere la Città dei Fiori per qualche giorno al centro del mondo che le gira attorno.

Sanremo vista dalla sala stampa dell'Ariston

Sanremo vista dalla sala stampa dell’Ariston

Sanremo. Che con Fazio è diventato il Festival dell’ovvio travestito da geniale, del banale che diventa eccezionale. Un bacio e un abbraccio non si nega a nessuno. E appena salgono sul palco dell’Ariston, Fazio li trasforma (tutti, nessuno escluso) in santi, poeti, benefattori dell’umanità. “Il professor chi?”, si chiede qualcuno da casa. Ma come fai a non saperlo? risponde qualcun altro, sempre da casa.  E’ la filosofia di Fabio: il “Fazianesimo” come percezione dell’evento nell’assenza. Del nulla che si fa sostanza. E’ la promessa di un mondo (televisivo e non) nuovo. Magari non è in questa vita. Ma il “Fazianesimo” ti promette che c’è: basta sognarlo per essere felici. Ed è subito sega. Mentale.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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