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Notte di rock’n’roll con Ligabue a Correggio: Note Spillate c’è

Ligabue abbraccia la sua gente e la sua gente risponde acquistando i 1300 biglietti del palasport Dorando Petri in 48 minuti. E lui gli regala una serata speciale, con una scaletta carica di canzoni vecchie riproposte con i suoni vintage originari tranne per “Non è tempo per noi” perché “l’ultimo vestito che gli abbiamo trovato, qualche anno fa, ci piace ancora”Da oltre vent’anni il Liga mancava da questo palazzetto.

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Gli “amici” di Luciano, perché qui, nella sua terra, è semplicemente Luciano, sono pronti alla notte di rock’n’roll già un’ora prima. Il palco ė essenziale come per altro deve essere una serata tra amici. Quella di Correggio è la prima delle undici date del “Mondovisione tour – Piccole città 2014”. Il 30 maggio, dallo stadio Olimpico di Roma, parte il monumentale tour negli stadi: due volte Roma, Milano e Catania e poi una a Padova, Firenze, Pescara e Salerno.

Le luci si spengono poco dopo le 21, salgono, uno a uno i musicisti, e poi arriva lui, chitarra a tracolla e sorriso che tramortisce: si parte con “Piccola città eterna” e “I ragazzi sono in giro”, poi lui guarda il pubblico e dice: “Ciao, ciao a tutti e grazie per essere qui. So il mazzo che vi siete fatti per il biglietto, non lo ho fatto per sadismo ma per tutelarvi volevo che non se ne approfittassero i bagarini. Sappiamo perché siamo qui ma la vera domanda è chi siamo e la risposta ė molto più semplice di quanto pensiamo…. E la band attacca con “Siamo chi siamo”.
Poi arrivano “Niente paura” e “Angelo nella nebbia”, che racconta la storia di chi in quelle terre vive. Per toccare ancora di più le sue radici fa “Ho perso le parole”, la canzone simbolo di Radiofreccia, film che ha segnato il suo debutto come regista. Ma Ligabue ha voglia di chiacchierare, dice che “non sono un artista ma un agente segreto che lavora per la pro loco di Correggio: vengo pagato bene per i risultati che porto”. Ride. Si percepisce la famigliarità con l’ambiente e la gente. Poi riprende ala chiacchiera: “Vorremmo che le cose andassero sempre bene, ma ci sono cose che quando ci entrano dentro non cambiano più e restano dentro per sempre”. E via, appunto, con “Per sempre”, “Lambrusco & Popcorn” e “Urlando contro il cielo”.

Il palazzetto è una bolgia. Tutti in piedi. Non fa differenza la carta d’identità: “Sono tantissime le cose che non so, ma qualcuna la conosco bene e tra queste una è che “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo”: vero?”. Il finale è per cuori forti: arrivano in sequenza “Piccola stella senza cielo”, “Un colpo all’anima”, “Il meglio deve ancora venire” e “Tra palco e realtà”. Poi l’uscita di scena per una breve pausa aspettando i bis: “Tu sei lei”, “Non è tempo per noi” e “Con la scusa del rock’n’roll”. Poi i saluti, i ringraziamenti e quasi, il Liga, a casa potrebbe andarci a piedi, chiacchierando con suo fratello Marco, anche lui al concerto, anche lui cantautore-poeta. In effetti è una gran bella scusa quella del rock’n’roll”: averne scuse così. Tutte le sere. Perché certe notti non si dimenticano. Certe notti qui…certe notti qui.

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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