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Valeria Vaglio, la musica è il suo vizio migliore

di Linda Avolio

Perseverare è diabolico, recita il detto, e lo sa bene la cantautrice pugliese Valeria Vaglio, che nella sua ultima fatica, l’album “Il mio vizio migliore”, dal 21 marzo scaricabile online sugli appositi store come iTunes, Amazon, e altri ancora, ammette candidamente di avere “un difetto di fabbricazione” che la porta a commettere sempre lo stesso errore. Se volete scoprire di cosa si tratta, non dovete fare altro che ascoltare le dieci tracce di cui è composto il disco e leggere cos’ha risposto alle nostre domande.

Valeria Vaglio (foto di Corrado Serri)

Valeria Vaglio (foto di Corrado Serri)

Valeria anzitutto complimenti. Partiamo dal titolo dell’album, che è lo stesso del singolo apripista, “Il mio vizio migliore”. Anche i suoi precedenti lavori possono vantare titoli per così dire “ribelli”, che giocano con espressioni della lingua: la cosa è voluta o lo ha fatto senza intenzione?
Sì, la cosa è voluta, mi piace giocare con le parole, la lingua italiana è molto ricca, e lascia grande spazio ai rimescolamenti, ci sono molte sottigliezze. Mi piace l’idea di usare parole “comuni” con altri intenti, per restituire altri colori, altre sfumature. Mi piace dire che il mio vizio migliore è quello che deve ancora essere scoperto, ma in realtà le cose stanno proprio come sono raccontate nell’omonima canzone, dunque il mio vizio migliore è l’amore, il dare incondizionatamente anche a persone che prendono e basta, che non restituiscono mai niente. Io sono così, in amore e in amicizia: do tutto pur sapendo che l’altra persona non darà nulla. So che sarà così, ma nonostante ciò persevero nell’errore, dunque il titolo è una vera e propria “ammissione di colpa”!
I suoi testi sono ricchi, ricercati, si vede chiaramente che hai una grande padronanza delle parole: ha mai pensato di darti alla scrittura, di dare vita a un racconto o a un romanzo?
Sì, mi è capitato di pensarci, e ho anche qualcosa nel cassetto,  ma sono una che lavora più “sul momento”, nel senso che quando butto giù il testo di una canzone, per esempio, molto spesso quella è la versione definitiva. Ho un po’ di problemi con le limature, col rimettere mano a qualcosa scritto di getto, ma con la prosa non c’è scampo, è un passaggio che va fatto. Ho però la sensazione che la mia scrittura perda immediatezza dopo un procedimento del genere, ma d’altro canto il confronto con nuovi territori è sempre stimolante, dunque mai dire mai.
Tra “Uscita di insicurezza” e “Il mio vizio migliore” sono passati quasi quattro anni: durante questo periodo c’è stato un evento preciso che ha ispirato il auo ultimo lavoro, oppure si è trattato di un “procedimento lineare”, giorno per giorno?
La seconda, tra l’altro si è trattato di un iter piuttosto semplice. Dopo “Uscita di insicurezza” c’è stato il tour, e poi un periodo di stop. Stop fino a un certo punto, perché in realtà ho sempre scritto, praticamente non c’è stato un solo giorno senza che abbia composto dei testi o della musica, e alla fine mi sono ritrovata con diversi pezzi. La cosa bella della gestazione di questo disco, che è stato interamente autoprodotto, è stata la totale libertà da ogni vincolo di tempo. Ho potuto dare alla musica tutto il tempo che richiedeva e soprattutto che meritava.
Tra le sue canzoni qual è quella che preferisce in assoluto e quella che invece la ha un po’ stufata?
Quella che avrà sempre un posto speciale nel mio cuore è sicuramente “Stato innaturale”, contenuta nell’omonimo disco, il primo. Avevo solo sedici anni quando l’ho scritta, certe volte ancora non mi sembra di averla scritta io, perché è nata di getto, in dieci minuti! Invece l’altra è “Le carezze e la ferita”, sempre dal primo album. Non è che non mi piaccia o non me la senta di suonarla o mi abbia stufato, è solo che la sento un po’ meno mia, ma solo perché il testo è stato scritto a quattro mani, e personalmente penso che questa cosa si senta. Io, ad ogni modo, lo sento.
“Il mio vizio migliore” è stato autoprodotto dalla Bobo Records, di cui è direttrice: da dove nasce questa scelta?
Volevo assolutamente staccarmi dal processo di industrializzazione della musica. Per me la musica è qualcosa di troppo alto, è qualcosa di vivo, e metterla in rapporto solo ai soldi è bruttissimo, è una mancanza di rispetto. L’autoproduzione ti permette di restituire dignità alla musica. Non che sia insoddisfatta dei miei due dischi precedenti, anzi, però ascoltandoli ho quasi la sensazione che manchi qualcosa, la “parte umana”. Non mi sono state fatte imposizioni e alla fine non ho cambiato nulla delle idee di partenza, ma durante la registrazione c’era sempre un occhio al mercato, quali sound andavano di moda in quel momento, e così via. Con l’autoproduzione queste domande non te le fai proprio, perché non stai facendo un disco con l’idea del guadagno a tutti i costi, dunque col bisogno di far uscire qualcosa che attirerà l’attenzione del grande pubblico nella speranza che questo apra il portafoglio, e poi dell’arte chissenefrega.
Ci descrive il disco in due parole?
E’ autentico ed è una “pennellata di colore”.
Lei suona, canta e compone praticamente da sempre: c’è stato un momento in cui ha pensato “basta, ora mollo tutto e tanti saluti”?
Ce ne sono stati parecchi! Questo è un mestiere che dà tantissime soddisfazioni, ma allo stesso tempo può metterti di fronte a molta negatività. E’ un’altalena continua. In due occasione sono stata davvero a tanto così dal mollare tutto e cercarmi un lavoro “normale”, ma la prima volta poi è saltata fuori la possibilità di andare a Sanremo, che a prescindere dal proprio credo artistico rimane comunque una vetrina importantissima, mentre la seconda volta la musica semplicemente mi ha preso per i capelli e mi ha riportata indietro di forza, quasi a volermi dire: come ti permetti di ignorarmi?
E’ attivista per Amnesty International e più volte ha sostenuto apertamente la lotta contro l’omofobia e contro la violenza sulle donne. Se dovesse dedicare una sua canzone a ognuna di queste cose?
Contro l’omofobia è facile: “Ore ed Ore”. Ad Amnesty dedicherei “Ti amerò per sempre”, mentre contro la violenza sulle donne sicuramente “Distesa”, contenuta nell’ultimo album, perché lì c’è una frase che secondo me racchiude quello che ogni donna dovrebbe ripetersi ogni giorno, specialmente le donne che si trovano in certe situazioni: nessuno è importante più di me.
Se potesse scegliere di collaborare con un artista italiano e con uno straniero, chi sceglierebbe?
Tra gli italiani Elisa, tra gli artisti internazionali…la sparo grossa: Sting!
Progetti per il futuro?
Suonare, suonare, suonare e ancora suonare! Il 4 aprile partirà il tour, e per la prima data sarò a Pila, in Valle d’Aosta, mentre il 13 sarò a Bari e il 26 a Milano. Per tutte le informazioni, comunque, vi rimando al mio sito ufficiale www.valeriavaglio.com, in costante aggiornamento. Ai concerti, tra l’altro, saranno distribuite le copie fisiche dell’album, che per ora è uscito solo in formato digitale. Vi aspetto!

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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