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Beppe Carletti ci racconta i Nomadi che fanno 50 + 1

I Nomadi si regalano un doppio disco. Loro così generosi, così unici, così speciali, così signori per una volta il tributo lo fanno a se stessi. Sono il gruppo italiano più longevo con i loro 51 anni di storia. Beppe Carletti ne è l’anima e ci racconta il doppio disco “Nomadi 50+1” che ripercorre la loro storia. Contiene poi i due inediti “Come va la vita” e “Nulla di nuovo”. Ho incontrato Carletti a Milano. Il 12 agosto compirà 68 anni: ne dimostra almeno dieci di meno, è una fucina di idee ed è con i Nomadi dall’inzio, dal 1963.

I Nomadi

I Nomadi

Carletti questo disco parte proprio dal 1963.
Il titolo è i nostri anni, 50 più uno. Ma stavolta abbiamo pescato in mezzo secolo di repertorio e riarrangiato ogni canzone. E poi c’è la voce di Cristiano Turato, con noi dal 2012, che è un valore aggiunto non da poco.
Risultato?
Una nuova brillantezza. Per”Nomadi 40″ le avevamo incisi ma senza riarrangiarle. In questo modo gli dai una nuova vita.
Contento?
Me la godevo eccome a risuonarle. E sarà lo stesso nei live.
Visto che è un tributo pro Nomadi ci sono canzoni che gli anni hanno fatto un po’ dimenticare?
Qualcuna ce la abbiamo infilata. Tra le altre “Noi”, “Mamma giustizia”, “La deriva”, “Un po’ più di me” del 1973 e “Non dimenticarti di me” con la quale andammo al Festival di Sanremo nel 1971.
Inossidabili “Io vagabondo”, “Noi non ci saremo” e “Dio è morto”.
Arrivano dagli anni Sessanta e ogni volta mi sembra di farle per la prima volta.
Attualissime, per altro.
Sono fiero della loro attualità per quanto leggendo i giornali mi dispiace.
Sono canzoni manifesto.
Nel 1967 chi parlava di centrali nucleari?
I due inediti rischiano la stessa strada: attuali tra vent’anni.
Parlano di crisi di valori, della ricerca di una vita migliore, del lavoro che non c’è.
Per un album di inediti quanto dobbiamo aspettare?
Non molto, nel 2015 arriverà.
Sempre in auto-produzione?
Certo. Lo facevamo già nel 1980 perché nessuno ci voleva. Ma siamo ancora qua.
Certe che a cominciare oggi sarebbe dura.
Si cerca il successo a tutti i costi e in tempi brevi. A volte dubito che certi giovani amino la musica. La fretta noi aiuta a crescere.
E poi vivono come su una torre d’avorio.
Noi amiamo stare con le persone. Abbiamo fan che ci seguono anche in più concerti in pochi giorni e dunque è giusto conoscerli e passare del tempo con loro.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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