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Di nome e di fatto…Anastacia è resurrezione

di Barbara Giglioli

Un periodo difficile, caratterizzato dalla malattia che più affligge il ventunesimo secolo: il cancro. La forza di lottare anche grazie all’aiuto dei suoi fan. Ora per Anastacia è “Resurrection” vera e propria, così come il nome del suo nuovo album di inediti da oggi in tutti i negozi di dischi. Note Spillate l’ha incontrata in mezzo a una folla di fan, più felici che mai per il suo ritorno dopo cinque lunghi anni di doloroso silenzio.

Anastacia

Anastacia

Anastacia “Resurrection” è il suo nuovo album. Un titolo molto indicativo.Esatto. Ho deciso di chiamare il disco così per due motivi. Anni fa mi dissero che in greco il mio nome vuol dire resurrezione. Inoltre ho scelto di chiamarlo così perché dopo il periodo difficile che ho vissuto questo vuole essere l’album della risurrezione.

Dopo un momento difficile come quello che ha passato, c’è ancora spazio per qualche “stupid little thing”?
Assolutamente. Anche quando si  affrontano momenti difficili una volta che si torna alla normalità sono tante le cose che ci girano ogni giorno nella testa e che ci fanno arrabbiare: i capelli fuori posto, il traffico, il cappuccino macchiato male…ma in realtà quello che conta nella vita è l’amore, la famiglia e l’onore.
Un momento bello vissuto in Italia?
Quando ho cantato con Luciano Pavarotti. Ricordo ancora che sul palco all’inizio avevo un po’ di timore reverenziale nell’avvicinarmi a lui. Ma poi la soggezione è finita e ci siamo abbracciati. Non dimenticherò mai quando iniziò a cantare. Una voce da brivido. A casa mia ho un suo libro di foto con l’autografo. Per me è stato davvero un onore conoscerlo.
Lei è molto attaccata ai suoi fan. Quanto sono importanti per lei?
Sono fondamentali per me. Li ho sempre amati. Vedo oggi nei loro occhi lo stesso entusiasmo che vedevo dieci anni fa.
I suoi fan sono così importanti per lei tanto che ha dedicato loro anche una canzone: “I don’t wanna be tho one”.
Sì, nella canzone dico che non voglio mai dire loro addio (si emoziona ndr). Dopo il momento difficile che ho passato ho temuto di doverlo fare.
Teme questo addio?
Non troppo, però spero che se il rapporto con i fan dovesse finire sia per decisione loro, perché i gusti musicali e le mode cambiano. Di certo non finirà per colpa mia. Io non li voglio lasciare. Nei cinque anni che sono passati ho sempre sentito il loro amore e se ho deciso di ritirarmi è stato solo per non farli soffrire.
Il primo giugno sarà a all’Arena di Verona. Qualche anticipazione?
Solo che sarò con una grande orchestra. Per scoprire il resto dovete venirmi a vedere.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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