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Coldplay, abbiamo ascoltato in anteprima “Ghost Stories”: ve lo raccontiamo

Meno ricchezza e più intimismo e poi una vena di sofferenza e melanconia che legano tutto il disco. Il 20 maggio arrivano le “Ghost Stories” dei Coldplay e Note Spillate ha ascoltato il disco in anteprima. E ve lo racconta.

I Coldplay

I Coldplay

Il disco esce il 20 maggio e sarà anticipato il 19 con un live in programma su Sky Uno e Sky Arte alle ore 20.10 e 22.10. Infatti lo scorso 21 marzo la band ha fatto un regalo a ottocento fan,: presso gli Sony Studios di Los Angeles hanno tenuto un esclusivo concerto di presentazione di Ghost Stories, il sesto lavoro in studio della band.

Le canzoni di “Ghost Sories” sono nove e diventano dieci con una ghost track. Tutto il disco è segnato dalle recenti disavventure sentimentali del leader e cantante Chris Martin, che si è da poco separato dalla moglie Gwyneth Paltrow. Già nel brano d’apertura che è “Always in My Head”, c’è sofferenza. Martin canta che “il mio corpo si muove, va dove voglio, ma anche se ci provo, il mio cuore rimane immobile”. La flebile voce femminile è quella di Apple, figlia di Chris e Gwyneth.

Il personale di Chris Martin non trasforma però “Ghost Stories” in un disco disperato. C’è molta indulgenza: la memoria dolce e sofferente nel contempo diventa energia per gettare la musica oltre l’ostacolo. La rinascita non va perseguita a tutti i costi ma la speranza deve sempre essere viva come recita “Another’s Arms” dove Martin canta “e se dovessi chiedermi dopo tutto quel che abbiamo passato: Credi ancora nella magia? Beh, sì, ci credo”.

E’ intensa in “Ghost Stories” la dimensione intima, in controtendenza rispetto alla maestosità di “Mylo Xyloto”: in un certo senso si torna alle atmosfere dei primi Coldplay. Quasi tutto è minimalista, fino ad arrivare a quello assoluto assoluto che è la chitarra ossessiva e ipnotica di “Oceans”. Poi ci sorprendono con “Midnight”, che seduce con i synth e una cassa che ti aspetteresti di sentire spuntare da un momento all’altro e che invece arriva solo verso la fine e molto lieve. Oppure “A Sky Full of Stars” prodotta dal dj svedese Avicii, che rimanda alle atmosfere da club restando però incredibilmente Coldplay.

“Ghost Stories”, che in una prima fase non sarà sulle piattaforme di streaming come Spotify, fa pensare a un disco suonato alla vecchia maniera, di quelli da ascoltare nella sua interezza, e più volte, per avere un’idea precisa di come i singoli pezzi si sviluppano e si incontrano. Non è un concept ma ha una sua sequenzialità. Lascia pensare a un disco di transizione, figlio di una stagione particolare della band, quasi i Coldplay cercassero una dimensione più intima per riprendere fiato. Soprattutto ne aveva bisogno Chris Martin. E comunque il momento riflessivo, intimo e (apparentemente) leggero fa di “Ghost Stories” un disco che segna una stagione della musica.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

One Comment

  1. E’ in Magic che canta “e se dovessi chiedermi dopo tutto quel che abbiamo passato: Credi ancora nella magia? Beh, sì, ci credo”,non in Another’s Arms.

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