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Roby Facchinetti: “Ora canto la mia vita”

di Paola Tribisonna

Aspettando i 50 anni dei Pooh Roby Facchinetti si riprende un po’ di vita, pubblica un disco e se ne va in tour da solo. Lo abbiamo visto a Milano, al Teatro nazionale, dove per una serata ha meravigliosamente inchiodato alle poltrone un pubblico senza età.

Roby Facchinetti

Roby Facchinetti

È molto più di un album “Ma che vita la mia”, l’ultima fatica da solista del cantante bergamasco, settant’anni esatti, di cui quarantotto trascorsi con i Pooh. “Questo è un disco in cui ho sentito l’esigenza di raccontarmi personalmente” – spiega Facchinetti – “e allo stesso tempo è anche il testamento di Valerio Negrini”, paroliere e fondatore della band, venuto a mancare un anno fa. Al centro del disco c’è l’amore puro e sconfinato per la musica: amore celebrato, salvifico, universale. È il sentimento che inonda sin dalle prime note il Teatro Nazionale di Milano, quarta tappa dell’anteprima live del tour estivo.

Ad abitare la scena sono i volti di Roby Facchinetti, di Danilo Ballo e Johnny Pozzi (tastiere), di Michele Quaini (chitarra), di Alex Polifrone (batteria), di Simona Sorbara e Valeria Caponnetto Delleani (cori). E poi c’è la musica, a tratti così difficile da cantare o da sussurrare, ma inseparabile compagna di vita, autentico filo conduttore tra Facchinetti e Valerio Negrini, cui lo show è dedicato. E quasi sembra di rivederlo, Negrini, tra le pieghe del sipario, in mezzo agli spartiti, nel calembour articolato di pensieri, figure e parole create da Roby e dalla sua band. Un inno alla Vita, quella vera, quella che oltrepassa la morte, perché il sogno di ogni artista, in fondo, è quello di diventare immortale e Facchinetti riesce nell’intento di scolpire nella mente del suo pubblico il ricordo di un uomo e di un amico, oltre che di un professionista.

A infiammare il teatro ci hanno pensato “Il Volo di Haziel”, una suite musicale variegata, che racconta il viaggio di un angelo custode, “È per me”, una dedica all’universo femminile, “Gocce nel mare”, ultimo testo di Negrini, che punta su un cantato non convenzionale e su tagli metrici inusuali nel pop, e poi ancora “Poeta”, brano strumentale dedicato all’amico scomparso, nel quale si mescolano dolore, commozione, speranza e rinascita. E non è tutto, perché nella notte milanese c’è spazio anche per i grandi successi dei Pooh, da “Uomini soli” a “Tanta voglia di lei”, fino a “Pensiero”. Lo show si chiude con il brano “Ma che vita la mia”, in un tripudio di luci, colori e ringraziamenti. “Ciao Valerio –grida Facchinetti– poeta immenso e amico di una vita”. E ora che ognuno canti una sua canzone. Lui la ascolterà.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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