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I Modà espugnano San Siro

Non hanno avuto paura in anni di baretti lombardi raggiunti col furgone, delle prime piazze con dieci persone dietro le transenne, poi dei club e dei palazzetti dello sport. Potevano a questo punto i Modà avere paura di San Siro? Ovviamente no e non solo perché giocano in casa (per usare una metafora calcistica), ma soprattutto perché per loro rappresenta un punto di arrivo, uno di quelli sognati da una vita. E ora i cinque amici di Cassina de’ Pecchi toccano il cielo con un dito. “Dopo San Siro c’è solo il Paradiso”, scherza Kekko.

Modà a San Siro

Modà a San Siro

di Paola Tribisonna

L’appuntamento milanese arriva dopo il trionfale esordio all’Olimpico di Roma l’11 luglio, quando ad ascoltare la band erano accorse oltre 40mila persone. In più di 55mila hanno salutato Kekko e soci il 19 luglio al Meazza, in una cornice suggestiva, con cinque megascreen e un palco a forma di M capovolta. Una festa per chiudere col botto il Tour Stadi 2014, in compagnia degli amici Francesco Renga, Bianca Atzei, Pau Donés dei Jarabe de Palo e i Tazenda. L’opening act del concerto è stata affidata ai Dear Jack, band rivelazione dell’anno. E non è finita qui. A settembre è prevista una prima serata su Canale 5, poi un dvd e un cd del grande evento di San Siro, in uscita a Natale, un tour in Sudamerica e nell’Est Europeo.

Avete dormito la notte prima?
Insomma, troppa adrenalina e il tempo non passa più. Sembra di essere in quel film in cui il protagonista rivive continuamente la stessa giornata…
“Ricomincio da capo”?
Sì, esatto.
Se dieci anni fa vi avessero detto che avreste cantato a San Siro?
Avremmo cercato con lo sguardo la telecamera di “Scherzi a parte”.
Che vi siete detti prima di salire sul palco?
Per noi cantare negli stadi non è la normalità, non siamo Vasco o Ligabue, però è un traguardo arrivato grazie all’impegno e alla perseveranza. Nel 2013 abbiamo fatto cinque volte il “tutto esaurito” al Forum, poi sono arrivati gli stadi: sogni ad occhi aperti. Dateci un pizzicotto perché ci sembra tutto incredibile.
Kekko, cosa rappresenta San Siro per lei?
Calcisticamente il posto dove vado a tifare il mio Napoli, ci ho visto anche Maradona. Musicalmente un luogo zeppo di ricordi, dal primo Vasco Rossi quando avevo dodici anni fino agli U2.
Più che un concerto una festa
Un premio per i nostri fan e per noi, che ci abbiamo sempre creduto. Nella scaletta quaranta canzoni, i duetti con Jarabe De Palo, Francesco Renga, i Tazenda, Bianca Atzei, senza contare i tre medley.
Grandi scenografie?
All’inizio una clip di noi vestiti da gladiatori. Sul corpo abbiamo scritto Fede, Speranza, Umiltà, Amore, Perseveranza. Spade in mano, combattiamo contro fogli che piovono dall’alto con scritte come Malelingue, Invidia, Rancore, Disprezzo, Tradimento.
Un messaggio chiaro ai detrattori.
Dopo tanta gavetta e porte in faccia è una bella soddisfazione.
Il tour mondiale quanto vi è stato utile in vista dell’esperienza negli stadi?
È stato fondamentale. Ci ha permesso di confrontarci con altre realtà e ci ha aiutato nei termini di una maggiore consapevolezza. Ho anche un aneddoto da raccontare…
Quale?
Un ragazzo del Messico aveva preso un aereo fino a New York per incontrarci e lo abbiamo ritrovato a San Siro.
Premiato?
Assolutamente sì, lo abbiamo invitato all’after show.
Sogni nel cassetto?
Uno lo abbiamo già avverato. Ci sarà un duetto con una stella della musica internazionale, ma per ora il nome è top secret.
Qualche indizio?
È una donna. Ma non fatemi dire altro…!

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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