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Renzo Rubino racconta il suo “amico” Mimmo Modugno

Per lui, Renzo Rubino, è sempre stato Mimmo. Non la ho mai conosciuto di persona ma è come fosse uno zio per i racconti che ha avuto. Il 6 agosto saranno 20 anni che Domenico Modugno si è trasferito nel blu dipinto di blu e Polignano a Mrae, la sua città, lo ricorda con una serata alla quale parteciperanno, oltre a Rubino, Gino Paoli e Danilo Rea, Diodato, Malika Ayane, Rocco Hunt e Marta sui Tubi. Ed Erica Mou, per uan volta in conduzione.

Renzo Rubino

Renzo Rubino in concerto al Blue Note

Rubino è vero che a lungo Modugn0 rinnegò la sua “pugliesità”?
La casa discografica di allora gli impose di dichiararsi siciliano.
Perché?
Si credeva che i siciliani, con loro storie di migrazioni,  mandassero un messaggio più popolare e forte.
Come è finita?
Solo a carriera già avviata ha potuto rivelare le sue origini.
Chi è per lei Modugno?
Per me è Mimmo.
Intimo…
Io lo ho consociuto soprattutto attraverso gli aneddoti e i ricordi di Marcello Faneschi, uno dei più grandi compositori e arrangiatori del Dopoguerra, me lo ha fatto conoscere, a parole, chiamandolo così.
Cosa la ha colpita?
La vitalità. Ogni suo progetto è un ricominciare.
C’è un motivo?
Sosteneva che era una questione di stima verso il pubblico mettersi sempre in gioco.
Quanto è stato importante nella sua crescita?
Ascoltandolo ho modificato la mia tecnica di arrangiare i brani.
Che pensa di Mimmo?
Era un uomo coraggioso, che ci metteva sempre la faccia sempre. “Volare” cantata da chiunque altro non sarebbe diventata così celebre.
Cosa vi accomuna?
Come me era spavaldo e innamorato della sua terra. C’è la sua anima in “Amara terra mia”, canzone visuale e vicina al mio percorso di vita. Sono parole che sento addosso.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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