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Giuseppe Capuana, dalla tela alla chitarra col Sangue di Giuda

Giuseppe Capuana ha 37 anni e ad un certo punto della sua vita ha deciso di trasformare le sue parole in musica. Nasce così Il sangue di Giuda, il suo primo disco in uscita il 7 novembre (il primo singolo estratto, omonimo dell’album, è già in rotazione su tutte le radio dal 17 ottobre). Lo abbiamo intervistato.

La cover de Il sangue di Giuda di Giuseppe Capuano

La cover de Il sangue di Giuda di Giuseppe Capuano

di Milly Abrusci

Origini siciliane, nato a Milano e vive in Toscana.
Sì, abbraccio un po’ tutta l’Italia. Ho vissuto a Milano fino a 30 anni dopo di che mi sono trasferito in Toscana per amore, mi sono sposato e ho un figlio. Ho messo radici qui e vivo in campagna dove mi trovo molto bene, ma il mio cuore è rimasto a Milano.
Dalla pittura alla musica il passaggio è stato breve.
Io nasco pittore, mi sono diplomato in pittura e poi, qualche anno fa, ho deciso di dare colore in un altro modo: con le parole. Ho provato a scrivere ed è venuto fuori questo album, un po’ alla volta. Ma non escludo che un giorno possa tornare a dipingere.
L’incontro con Giulio Iozzi le ha reso tutto più facile.
Sì, è un progetto nato quasi per caso. Io ho passato un periodo a scrivere molto, poi ho incontrato Giulio che ha arrangiato i miei primi pezzi ed insieme abbiamo pensato di fare, di queste canzoni, un album.
I suoi quadri raffigurano per la maggior parte donne.
Sono un uomo e mi affascinano le donne, ma ci sono anche molti bambini. A breve sarà possibile vedere le mie opere sul sito e quindi ci sarà la possibilità di vedere molti disegni e molti dipinti insieme ai testi che scrivo.
L’album esce il 7 novembre: quali sono le sue aspettative?
Ne ho solo una: suonare e cantare. Non mi aspetto fama, l’importante è portare avanti il progetto. Poi come va va.
Non teme la concorrenza dei vari ragazzi dei talent?
No, io punto al fatto che tra 10 anni il mio album possa essere ancora ascoltato e tra 20 anni anche. Spero non sia un fuoco di paglia.
Sorriderai ancora è una canzone diversa dalle altre, è quasi struggente.
E’ stata una vera lotta. Di solito sono abituato a scrivere i miei pezzi aiutandomi con la chitarra, per questo invece avevo già la musica di Giulio composta al pianoforte e io ho scritto il testo con l’aiuto di un’altra persona che collabora con me, Alessandro Secci.
Mentre 20/07/2001?
E’ la data di un ragazzo che è scomparso durante il G8, non faccio mai il suo nome. Ho scritto questa canzone non per giudicare ma solo per descrivere quel momento. (Il tono della voce è cambiato, si è fatto più serio. Si riferisce a Carlo Giuliani, ndr).
Mani di farfalla descrive il desiderio di un bambino che vorrebbe ritrovare suo padre nei momenti in cui lo faceva sognare. Quel bambino è lei?
Io ho un figlio e chi, come me, è genitore a un certo punto si fa delle domande e si chiede se si pone nel modo giusto o sbagliato nei confronti del proprio figlio. In questa canzone mi sono posto delle domande che si potrebbe porre un figlio, ma anche un padre. E’ un pensiero, non è una canzone autobiografica, anche perché le verità cantate non sono mai verità.
Ci sono tanti stili in questo album.
Sì, ci sono molte canzoni popolari come Vicolo Carlotta, Il sangue di Giuda, 20/07/2001 e Il volo dei matti che sono più che altro delle ballate, Incomprensioni è più elettronico e poi ci sono anche dei piccoli intermezzi di chitarra e voce. Sono dei pensieri cantati, giusto per ammorbidire un po’ l’album. La musica è anche fatta di esperimento, non voglio fossilizzarmi su un unico stile.
Come definirebbe Il sangue di Giuda?
Non lo definirei un album ma quasi una storia. Inizia con una intro poi ci sono dei passaggi intermedi e per finire…la buonanotte.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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