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I suoni tra ieri e domani…Amedeo Minghi si racconta

I suoi numeri sono impressionanti: trenta album, diciotto singoli e cinque DVD; per non parlare delle colonne sonore, sceneggiati tv, delle canzoni scritte per altri artisti e dei dischi venduti. Il suo ultimo lavoro è Suoni tra ieri e domani, una raccolta di dieci canzoni affidate ad altri interpreti con l’inedito Io non ti lascerò mai e un libro che racconta aneddoti legati a quelle canzoni scritte per altri artisti. L’inedito è una canzone che piaceva molto a sua moglie Elena e che ha deciso di incidere e dedicare proprio a lei, dopo la sua recente scomparsa. Lo abbiamo intervistato.

Amedeo Minghi

Amedeo Minghi

di Milly Abrusci

L’inedito Io non ti lascerò mai è una dedica a sua moglie Elena, una canzone che le sue figlie fanno ancora fatica ad ascoltare. Quanto è difficile cantare una canzone del genere?
Molto difficile, le mie figlie fanno fatica ad ascoltarla ed io a cantarla. Il 30 ottobre ho avuto un incontro meraviglioso con gli studenti dell’Università Sapienza di Roma, ho provato a cantarla ma non è andata come speravo. E’ ancora molto complesso, quando comincerò il teatro vedremo un po’ cosa succederà. Questa canzone piaceva molto a mia moglie e quindi andava incisa e poi, da sempre, gli artisti cantano le loro vittorie, le loro sconfitte, le loro gioie ma anche i loro dolori.
Cantarla, però, non lenisce il dolore.
Assolutamente no, ma la speranza è quella che col tempo lo faccia.
Come ha selezionato i brani da inserire in questo suo ultimo lavoro?
Con un unico comune denominatore: sono tutte canzoni che mi sono state chieste dai miei colleghi, dai loro produttori, arrangiatori o discografici. Sono tutte collegate tra loro da aneddoti che poi ho raccontato nel disco, racconti che spiegano il perché e come ho scritto queste canzoni. E poi anche il mio pubblico, che è il mio autentico referente, negli anni mi ha chiesto e aveva voglia di sentirle cantate da me. Ho chiamato la Gangarella che, con le sue architetture pianistiche, ha dato una veste diversa che assomiglia a come sono nate, ma che hanno una struttura classica che giustifica quel “ieri e domani”. Quando una cosa diventa classica perde il tempo, appartiene al passato ma anche al futuro.
Ha cantato per Papa Giovanni Paolo II e poi le è stato commissionato il brano Gerusalemme proprio dal Vaticano in occasione del Giubileo 2000.Chissà che emozione…
La cosa eccezionale è che il Papa abbia dato il suo consenso affinchè noi potessimo pubblicare un video che raccontasse la sua vita, l’unico videoclip al mondo con un Papa protagonista. Gerusalemme l’ho scritta dopo aver visitato questa città e l’ho cantata a Roma, Gerusalemme, Betlemme, nell’ambasciata israeliana e, in una versione meravigliosa, nell’Auditorium della Conciliazione in Roma con un arabo palestinese e un’israeliana. Un segnale e un simbolismo molto forte.
Ha partecipato tante volte a Sanremo, sia come interprete sia come autore e produttore. Ci tornerebbe?
In questo momento no perché sto facendo altro. A Sanremo ci sono stato otto volte, a volte è andata malissimo e altre benissimo. C’è un rapporto un po’ conflittuale con quel palcoscenico che non sempre è stato generoso con me, però quando lo è stato, lo è stato molto. A Sanremo devo sicuramente qualcosa ma anche Sanremo deve qualcosa a me.
Con il brano 1950 si classificò ultimo ma poi ebbe un successo strepitoso.
Sì, è una delle canzoni più amate dagli italiani ed è considerata tra le cento più belle di tutti i tempi però, nel 1983, arrivò ultima a Sanremo. La colpa non fu della gente che non l’aveva capita, bensì degli organizzatori che mi fecero tagliare la canzone in tre minuti per esigenze di regolamento e quindi fu amputata di una parte importante della storia. Il messaggio non arrivò per intero. Poi Morandi l’ha ricantata e oggi è un classico della musica leggera italiana.
C’è un’artista femminile per la quale vorrebbe scrivere una canzone?
Sì, Elisa. Quando canta in italiano, mi piace molto, ha un gran bel timbro di voce e tecnica vocale, se mi dovesse capitare o se lei fosse disponibile, un brano per lei lo scriverei e forse canterei anche con lei.
Che cosa pensa dei ragazzi che partecipano ai talent show?
Che non hanno una carriera. Quando noi eravamo ragazzi, avevamo i discografici che ci stipulavano contratti di cinque anni e quindi un lasso di tempo che dava la possibilità di far nascere un progetto. Adesso uno su centomila riesce a emergere. Se non danno modo di creare una carriera, questi talent show lasciano il tempo che trovano.
C’è un album al quale è più affezionato?
Sì. E’ un album che non è molto popolare e che appartiene alla mia nicchia, forse è proprio per questo che lo amo in modo particolare ed è Le nuvole e la rosa, un vero concept album di quelli che non ci sono più, in cui tutte le canzoni stanno una dentro l’altra con degli accordi pianistici che legano un brano all’altro.
Ha terminato il tour americano, quali sono i prossimi concerti?
Il 29 novembre all’Arena del Sole di Bologna, il 21 dicembre al Colosseo di Torino e il 22 dicembre al Teatro Nuovo di Milano, tre tappe che vanno a coronare questa parte promozionale. Poi c’è un po’ di estero, guardo il festival e poi da marzo riprendo a lavorare in altre tappe teatrali.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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