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Renzo Arbore canta l’Italia al mondo

Renzo Arbore spande allegria e idee che vanno oltre il suo nuovo progetto discografico “…e pensare che dovevo fare il dentista”, una summa delle sue esperienze in giro per il mondo, con e senza l’Orchestra Italiana, da solo o in compagnia di amici, tra cui Renato Carosone, Lucio Dalla, Rossana Casale, Ray Charles e Nicky Nicolai con Dado Moroni. Lo ho intervistato.

Renzo Arbore durante l'intervista. Alla suas sinistra il suo responsabile comunicazione Daniele Mignardi

Renzo Arbore durante l’intervista. Alla sua sinistra il suo responsabile comunicazione Daniele Mignardi

Arbore pubblica un doppio album, firmato da lei e dai suoi Friends che rappresenta l’italianità nel mondo.
Potevo anche chiamarlo best of o tappe indimenticabili. Ma ho scelto di raccontare il mio mancato destino.
Che intende?
Pensavo che all’età di 77 anni e con due protesi un certo passato fosse archiviato.
E invece?
Ritorna.
Ci racconti.
Mio padre mi voleva dentista, lui che aveva un laboratorio avviato e mi ospitava in ambulatorio facendomi assistere alle estrazioni per appassionarmi.
Ma almeno era appassionato di musica?
Eccome, era un melomane: la mia città natale, Foggia, è la stessa di Umberto Giordano uno dei più grandi compositori tra Ottocento e Novecento. Mi ha inculcato la passione e nei mesi passati quando ho visto la collezione dei miei successi nel mondo e le mie collaborazioni, quando ho visto tutte le mete raggiunge, i trofei esposti, i riconoscimenti ricevuti ho pensato che mi volevano dentista e ho sorriso.
Nel disco che troviamo?
Le mie passioni. Con l’Orchestra italiana stiamo insieme da 25 anni e io credevo fosse un progettolungo al massimo due anni.
Siete ambasciatori.
In un certo senso sì. Noi divulghiamo, spieghiamo ai cinesi e ai russi come sono belle queste canzoni. Facciamo la promozione del nostro paese nel mondo e spero di farla anche per l’Expo. Vanno ringraziati i tenori di ogni nazionalità che promuovono la nostra musica e la lingua con la canzone napoletana e con arie eterne tipo Nessun dorma. Abbiamo i più grandi artisti nel Novecento.
Sul suo biglietto da visitache c’è scritto?
Clarinettista jazz.
Ci si sente?
No, sono uno strapazzatore di alcuni strumenti. Ma se suoni con partecipazione bastano poche note: la cosa più importante di una canzone è l’espressione, bastano due note per diventare indimenticabili se c’è la good vibration della voce.
Nel 2015 fa i 50 anni di carriera…
Ho tante idde e vorrei fare festa sul palco e non alla memoria.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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