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ALL OUT, a teatro va in scena il cinismo della tv

Dopo il trionfale debutto della passata stagione, la compagnia Lyra Teatro torna, dal 19 al 30 novembre, al Caboto di Milano, con lo spettacolo All Out – Pronti a tutto, opera velenosa del drammaturgo statunitense John Rester Zodrow.

Un momento di All Out

Un momento di All Out – Pronti a tutto

E’ una commedia dissacrante e sconvolgente, ricca di colpi di scena, che inizia come un normale game show televisivo, per poi trasformarsi in un incubo per i cinque concorrenti in gara. Cosa si è disposti a fare per i soldi? Fin dove ci si può spingere per avere successo? Lo abbiamo chiesto a Laura Tanzi, regista e attrice di All Out.
Qual è il messaggio lanciato dallo spettacolo?
All Out porta il pubblico a riflettere. Non si è mai felici di quello che si ha o di quello che si è. La società ci mostra i soldi e la fama come un traguardo da raggiungere a tutti i costi e velocemente, a volte calpestando la propria dignità e mettendo a rischio i propri affetti. Lo spettacolo però non fa la morale, semplicemente mostra, sta a ognuno di noi trarre le proprie conclusioni.
Cosa lo rende così attuale?
Il fatto che da un lato i personaggi si confrontino con problemi, disillusioni, sogni infranti, in cui ognuno di noi si può ritrovare. C’è chi ha una relazione infelice, chi fa un lavoro che ha sempre detestato, chi ha combattuto per il proprio Paese per poi essere dimenticato, chi è travolto dalla crisi e fa fatica ad andare avanti. Per tutti, partecipare allo show significa dare una svolta alla propria vita. Dall’altro abbiamo invece il cast dello show, che esprime il cinismo dell’intrattenimento televisivo, che ci rende testimoni di vite ridicolizzate e fatte a pezzi, di cui ci si dimentica subito con un clic del telecomando.
Come ha scoperto All Out?
Io e Demetrio Triglia, che ha curato la regia insieme a me, eravamo alla ricerca di un testo nuovo, mai messo in scena, su cui potessimo lavorare in maniera completamente libera da preconcetti. Dopo le nostre incursioni nella drammaturgia contemporanea inglese e italiana, ci siamo mossi d’istinto su quella statunitense. All Out è stato il primo testo capitatoci tra le mani, ma visto l’elevato numero di attori necessari per la messinscena, lo abbiamo lasciato inizialmente da parte e siamo andati avanti a leggerne altri. Col pensiero però tornavamo sempre lì, quindi alla fine abbiamo preso coraggio e ci siamo buttati, facendo delle audizioni per completare il cast.
All Out ha girato gli Stati Uniti per oltre trent’anni, vincendo numerosi premi. Come ha conosciuto il suo autore, Mr Zodrow?
Il primo contatto è avvenuto quando gli abbiamo chiesto l’autorizzazione alla traduzione italiana, che non esisteva. Il rapporto con John è stato molto costruttivo fin da subito. Ovviamente all’inizio si è trattato di un rapporto epistolare, lo abbiamo potuto conoscere di persona solo quando è venuto a Milano per il debutto europeo dello scorso giugno. Ci ha supportato fin dagli inizi, dandoci consigli. Per noi è stato bello anche lo scambio di vedute reciproco sulle differenze nel modo di concepire e fare teatro in Italia e in USA.
Qual è il segreto del successo di All Out?
Lo spettacolo sa parlare in maniera semplice e diretta, senza finti moralismi, mostrando senza giudicare i miserabili della nostra epoca, in cui la miseria non è tanto quella materiale, ma soprattutto il disorientamento esistenziale. Se a questo aggiungiamo il “ritmo televisivo” che l’autore gli ha dato e che abbiamo cercato di mantenere, direi che il pubblico ne vedrà delle belle!

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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