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Tiziano Ferro, una vita in un best of che non è un best of

Un best of che non è un best of ma la storia di dieci anni di vita vissuti vorticosamente. Tiziano Ferro ha presentato questa a Milano TZN – The best of Tiziano Ferro. L’intervista.

Tiziano Ferro durante la presentazione di TZN - The best of Tiziano Ferro

Tiziano Ferro durante la presentazione di TZN – The best of Tiziano Ferro

Come è nato il progetto?
Quando mi chiesero di fare una raccolta, nel 2011, in occasione dei 10 anni della mia carriera, in quel momento non ero in grado di dare forma a un progetto che reputavo dovesse essere più completo e non un banale elenco di singoli con due o tre inediti.
Quando è iniziata la sua storia?
Non con “Xdono” ma già nel 1996/97 con l’Accademia di Sanremo, poi come corista in vari tour, un gruppo rap di Torino e i Sottotono. Ho continuato a lavorare incessantemente insieme a Mara Maionchi, occupandomi seriamente di musica. A 18 anni il primo vero contratto.
Da dove parte TZN?
Dal lavoro che ha portato un ragazzo a fare un disco. Un lavoro molto diverso da ciò che succede adesso. Non c’era la sovraesposizione che c’è adesso, non c’era l’immediatezza della rete. Andare in uno studio di registrazione significava davvero mettere i soldi da parte e contare le ore, i minuti spaccati per non pagare le ore successive. Prendere treni per coprire le distanze e avere responsabilità. Non potevo omettere l’inizio.
Nel 1997 nasce “Quando ritornerai” che le permise di arrivare in finale all’Accademia di Sanremo nel 1998.

Non solo ma anche di avere un contratto che è durato fino a un paio di anni fa. Nel 1999 “Sulla mia pelle” e poi “Angelo mio”, canzone che proponevo nelle serate di club a Latina. Per rappresentare il 2000, invece, ho scelto “Il vento”, che per poco non è finita nel disco “Rosso Relativo” e che ho cantato un paio di volte in tour per i miei fan”.
C’è pausa nel 2005 e arriva “Se il mondo si fermasse”.
Doveva far parte del disco swing che stavo realizzando ma che non ho mai finito. L’idea era nata dopo un incontro virtuale con Dean Martin in studio. Arrivato a 6/7 tracce, ho abbandonato il progetto, salvando solo un paio di canzoni che ho inserito ne “L’amore è una cosa semplice”. Questo perché penso che si debba cercare cose che facciano capire chi sono io come autore e come cantante a chi mi sta accanto. Raccontare davvero la mia storia.
Perché best of?
Il titolo non sarebbe corretto. Perché non si tratta realmente di un best of. E’ un sogno, dentro c’è un mondo, è la linea temporale per me.
Poi ci sono i duetti.
C’è quello con Jovanotti, “Tanto” in spagnolo, c’è la versione live con Fiorella Mannoia de “Il re di chi ama troppo”. Il brano del 2005 con Lorenzo dice molto di ciò che è accaduto tra me e lui nel 2005, quando lui voleva fare un disco in Sud America. Una storia che dobbiamo raccontare per forza.
Cosa è The Best of?
La scatola della mia memoria. Ci sono pezzi che non cantavo da quando avevo 18 anni. E riprendendole sono riemerse le emozioni ma anche le difficoltà e le incertezze dell’epoca in cui sono state scritte. Sono riemersi ricordi, anche di fan di diversi artisti, di canzoni che ascoltavo in auto. Mancano pochissime cose.
Come nascono le sue canzoni?
Sono incontrollabili. Ho sempre amato gli scrittori del flusso di coscienza. La scrittura deve essere in funzione della canzone. Deve dire la verità di quel momento. Ciò che provo in quell’istante. Non so come ci arrivo. Avviene istintivamente. Quando scrivo da solo non seguo regole. Più il processo è sregolato e meno tocco il testo dopo.
Quando invece scrive per altri?
Mi chiedono spesso di farlo in modo aulico, ma credo sia sbagliato. Bisogna comunicare anche con un linguaggio sporco se serve a dire la verità. Non amo scrivere testi con il vocabolario in mano.
Oggi Tiziano Ferro è maturo?
La mia incertezza continua. Mi chiedo ogni giorno: ma sarà il mio mestiere? Sto facendo la cosa giusta? E’ la mia strada? Se sì, lo sto facendo bene? La mia insicurezza mi fa vivere la musica in modo disincantato. Io sono un insicuro. Passo notti intere ad ascoltare dischi appena incisi. Non solo i miei ma anche quelli che produco. Da Baby K ad Alessandra Amoroso. Arrivo a un punto che io sono Baby K e Alessandra! Lo so, è un tormento continuo, vivo sempre sul ciglio di un burrone.
Cosa ascolta?
Sono fan di molti artisti, ma sono quasi tutti morti! Amo Whitney Houston, Amy Winehouse, Lucio Battisti, Gabriella Ferri, Franco Califano, che prima di morire aveva dichiarato di voler collaborare con me! Tra i vivi sono fan di tutta la scena black, di Kanye West, Timballand, Pharrell Williamas e poi, il mio disco top del momento, è quello di Ed Sheeran, esempio di ciò che è il pop oggi. A soli 23 anni non ha paura di confrontarsi con grandi produzioni. Scrive testi magici, che io stesso vorrei scrivere. E credo crescerà ancora.
Pronto per il tour negli stadi?
Non ci penso…ma al momento giusto lo sarò.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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