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Gabriele Ciampi in Italia presenta The Minimalist Evolution

Gabriele Ciampi ci tiene a specificare che la figura del direttore d’orchestra presuppone un percorso di studi basato anche sull’opera e quindi diverso da quello che ha fatto lui, che si definisce compositore della propria musica. Lui, con la sua CentOrchestra, esegue e dirige esclusivamente la sua musica. Domenica 21 dicembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma, presenterà il suo spettacolo The Minimalist Evolution e subito dopo, nella libreria dell’Auditorium, ci sarà la presentazione e la distribuzione dell’omonimo cd, uscito già in America a giugno..

Gabriele Ciampi

Gabriele Ciampi

di Milly Abrusci

Che cosa può dirci dello spettacolo The Minimalist Evolution?
Intanto non è solo un concerto ma un vero e proprio spettacolo in cui ci sono più arti: la musica scritta e diretta da me con la mia CentOrchestra con la quale collaboriamo da tanti anni per registrazioni e concerti; la recitazione con Carmela Colaninno che interpreta l’anima del compositore sul palcoscenico; la danza con la ballerina Dalila Sapori che interpreta la musa ispiratrice del compositore. Sono tre arti che dialogano tra loro. Questa è la prima novità. Durante la prima parte, ci saranno quattro brani in prima esecuzione assoluta e che non ritroviamo nel cd The Minimalist Evolution e, a seguire, altri brani che si possono ritrovare nel cd. La particolarità di questo spettacolo è questo racconto autobiografico che ripercorre tante tappe che hanno caratterizzato non solo la mia vita artistica ma anche quella personale. Il mio lavoro, con questo spettacolo, è quello di rilanciare la vecchia figura del compositore che scrive un brano al pianoforte con carta e matita, senza affidarsi alle varie tecnologie.
Come mai il titolo The Minimalist Evolution?
Il titolo confonde perché non è musica minimalista, ci sono degli elementi che traggo dal post minimalismo che poi uso per creare un mio linguaggio e quindi è questo il concetto che sta alla base del titolo dello spettacolo e del cd. La musica minimalista è vista come una musica che si basa su delle melodie che si ripetono, ma non è così. Si muove all’interno di un tessuto armonico molto complesso. A livello orchestrale, l’utilizzo di strumenti moderni e tradizionali è una componente, per me, fondamentale. Infatti, utilizzo chitarra elettrica, classica e acustica, insieme ai tradizionali strumenti d’orchestra da camera.
La sua CentOrchestra è composta da trenta musicisti di diverse nazionalità. Quanto è difficile dirigere così tante persone e che rapporto si è instaurato tra voi?
La vera difficoltà è tenere unito il gruppo. C’è una continua turnazione, a parte i solisti che sono sempre gli stessi da tre anni. Tra di noi non c’è il rapporto gerarchico tra compositore, direttore d’orchestra e musicista, ma c’è una sorta di collaborazione. Ogni brano che io scrivo e che poi eseguiamo, alla fine lo provo con l’esecutore perché io scrivo per loro sostanzialmente. Io non suono nessuno strumento, sono loro che, tramite la loro personalità e il loro modo di essere, fanno vivere quello che ho scritto e lo trasmettono al pubblico. L’obiettivo, per me, è trasmettere un messaggio in maniera universale. Con loro ho un rapporto molto aperto basato sul confronto, sul dialogo e tutto finalizzato all’esecuzione finale. Il nostro è un gruppo grande e internazionale e non è facile gestirlo, ma è l’essenza del progetto che poi resiste e va avanti da tre anni.
Lei ha lavorato per tanti anni nell’azienda di famiglia Ciampi S.r.l., com’è nata poi la sua passione per l’orchestra?
La passione di esprimere un linguaggio. Io ho studiato Conservatorio a Roma, poi ho lavorato nell’azienda di famiglia perché sentivo anche la responsabilità di portare avanti un progetto nato nel 1945 che si occupa della grande distribuzione nazionale di strumenti musicali. Ho soffocato dentro di me questa passione che c’è sempre stata e che poi è riemersa fino a farmi andare oltreoceano e a provare a credere in un sogno.
S’ispira a qualcuno?
A me piace molto il periodo di fine Ottocento. I compositori russi hanno delle armonie e sonorità che sono eterne.
Nei giorni scorsi , a New York, ha ricevuto il riconoscimento PrimiDieci Under 40 2014.
Questo, tra i vari riconoscimenti, è il più importante e a cui tengo di più perché viene dal mio Paese. In collaborazione con la Camera di Commercio vengono premiati, ogni anno, dieci personalità che si sono distinte in qualsiasi settore ed io sono stato premiato per la composizione. E’ un riconoscimento per un lavoro svolto, per il cambio di vita e per tutto quello che sta dietro al lavoro di composizione che è molto particolare, ma anche molto offuscato oggi. La figura del compositore è stata un pochino sminuita per dar spazio ad altre figure fondamentali nella musica, ma che sono un altro anello di un’altra catena. Sono tre le figure che viaggiano in parallelo secondo me: il compositore, l’esecutore e il direttore d’orchestra. Tutte e tre contribuiscono a trasmettere un’emozione al pubblico e quindi dovrebbero avere uguale importanza.
Che effetto le fa sapere che alcuni suoi brani sono stati eseguiti da David Osborne alla Casa Bianca?
Quello è un riconoscimento in America, un po’ come il sogno americano. E’ successo due anni fa. In occasione dei Los Angeles Music Award, ho conosciuto questo pianista che ha voluto eseguire, al pianoforte, dei miei brani alla Casa Bianca per il concerto di Natale riservato alla famiglia del Presidente Obama. E’ stata una gioia incredibile.
Adesso che vive in America, qual è la prima differenza che le viene in mente rispetto all’Italia?
L’America è la terra delle opportunità, in Italia si è un po’ restii verso una novità e devi provarci più volte per essere riconosciuto. Negli Stati Uniti la novità genera curiosità. Dal punto di vista puramente artistico, però, credo che l’Italia non abbia niente da imparare.
Qual è l’esperienza più bella vissuta fino ad ora?
Senza ombra di dubbio, esibirsi in Auditorium Conciliazione di Roma. Lo scorso anno è stata la prima volta e sono stato invitato a portare lo spettacolo A Christmas Carol. Quella è stata l’emozione più grande e che ricorderò per sempre, vissuta in questi tre anni d’immenso lavoro. Il momento dell’entrata in Auditorium è durato pochi secondi, ma sono quelli che fanno la differenza.
Che musica le piace ascoltare quando è a casa?
Quando sono in Italia, mi piace ascoltare musica italiana perché abbiamo un bel repertorio. In America c’è di tutto e quindi quando torno qui, mi piace ascoltare la nostra musica.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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