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#PAROLEINCIRCOLO di Marco Mengoni, l’intervista

Eccola la sopresa del capricorno. Segno zodiacale suo e mio. Marco Mengoni arriva col primo capitolo di #PAROLEINCIRCOLO e diffonde emozioni. Un disco dove musica e parole crescono, con perle che si chiamano #GUERRIERO e #LANEVEPRIMACHECADA. Ho incontrato Marco in anteprima. Dopo avere ascoltato, ancora più in anteprima, il disco. Ed essere rimasto affascinato dalla grafica di Shipmade.

La cover di Marco Mengoni. "Parole in circolo"

La cover di Marco Mengoni. “Parole in circolo” realizzata da ShipMade

Marco un progetto in due puntate.
Sono nato con le cassette, poi sono arrivati i dischi e magari #PAROLEINCIRCOLO è uno degli ultimi, forse tutto è orientato sul digitale.
Lei come è?
Sono giovane e digitale. Spero che da qui partano tante strade, ce ne sono molte per la mia musica. Ho voluto chiamarlo progetto o forse playlist per attaccarmi al discorso della digitalizzazione. E’ un in work in progress perché racchiude la voglia di cambiare.
#GUERRIERO è uno dei più bei singoli degli ultimi dieci anni.
Grazie. Non si vedono dalla sperimentazione dagli anni 70/80. Ho cercato di mettere in Guerriero i germi di tutto il progetto. Avevo paura a farlo uscire come primo singolo anche se racchiudeva tante novità, oggi posso dire che questa sfida è un po’ vinta. Ci sono state discussioni, lotte interne e tante persone hanno dibattuto sull’idea di far uscire una canzone con un testo così impegnativo.
Dove era il problema?
Difficile per un giovane portare avanti un brano pregno di tanti significati. Anche le tonalità sono scese sotto il livello degli abissi rispetto ai miei inizi con tanti orpelli vocali. C’è una elettronica fortissima che arriva da rythm’n’blues, frequenze basse dall’hip hop, ci sono archi, fiati e riff di chitarra losangelini. La melodia che è semplice, per la prima volta quasi parlo e non canto.
Il lavoro sulla musica è molto accurato.
Il mondo dei suoni diversi rispecchia la realtà di tutti i giorni. Ho sempre difeso la diversità: basta guardare dalla finestra le diversità che ci circondano. In questi anni ho visto tante cose, sentite altrettante e collaborato con molti autori. Anche nella quotidianità ho avuto tanti incontri, faccio un mestiere che mi permette di incontrare tante persone. Poi c’è la Sony che mi ha permesso di viaggiare come si faceva una volta.
Esseri Umani  è un titolo impegnativo.
E’ forse la prima volta che guardo al mondo dove vivo. I fatti di questi giorni hanno fatto tremare la mia anima, non è la prima volta che succede. Abbiamo una vita sola e siamo esseri mortali ma spesso perdiamo tempo dietro uno schermo e non pensiamo agli occhi, ai volti che ci guardano da vicino.
E’ un disco combattente?
Sono un giovane semplice che si batterà sempre di più per i diritti dell’uomo e degli esseri umani. Ci ho pensato alle parole che ho scritto e all’importanza del verbo. Potrebbe diventare uno slogan. Il progetto è Parole in Circolo e dunque le parole sono importanti, ma bisogna essere attenti, una è poca e due sono troppe.
Se io fossi te è firmata Luca Carboni ma non c’è la sua voce.
Tutto è nato per l’equivoco con mia cugina che di cognome fa Carboni. Eravamo nello stesso hotel e alla reception credevano che mia cugina fosse, per via del cognome, la signora Carboni. All’inziio non ci siamo trovati simbiotici, ma avevamo tempo per annusarci e dopo un po’ è arrivato con la canzone. Se io fossi te è una favola, è un brano arioso rispetto al pragmatismo degli altri pezzi. Un qualcosa che mancava.
Le parole sono sempre più importanti nella sua crescita.
Subito dopo L’essenziale ho capito che il cambiamento doveva essere più radicale e che la scrittura doveva cambiare: parole che vedevo su social, pubblicità, giornali, era arrivato il momento di fermarmi. Meno importanza al mio istinto vocale sempre a briglia sciolta. Non riuscivo a gestire entrambe le cose, qui è nata tutta l’importanza del verbo.
#PAROLEINCIRCOLO è il primo atto di un percorso in due…atti.
Spero che esca entro fine anno il secondo. Ma è ancora davvero in divenire. Il titolo sarà lo stesso: volevamo fare una playlist che si aggiorna di canzoni diverse, qualcosa verrà.
I suoi fan sono meravigliosi.
Sono persone, sono gli esseri umani che mi permettono di aprire un capitolo nuovo ed esseri qui. Credo che in un progetto o in un disco ci deve essere qualcosa di più che un contenitore di plastica. Ho curato molto la parte grafica ed estetica perché all’interno ci sono messaggi, non abbiamo solo orecchie ma anche occhi. I ragazzi di ShipMade sono coinvolti anche in altre azioni che mi riguardano e non solo nel disco. Sono contento di confrontarmi con la mia generazione.
Il tour?
Non potrei scrivere dei pezzi e già avere pensato a un palco. E invece mi sono presentato a Live Nation già con i bozzetti del tour poco dopo avere firmato il contratto. La prima parte del tour deve essere anche un test per me. Credo che sia un filtrare le cose che sento e prendermi una rivincita su arrangiamenti non perfetti all’epoca ma che ora risistemo per il tour. Entro in sala prove già schizzato perché non è tutto perfetto come vorrei, poi il live è una botta e via.
#PAROLEINCIRCOLO ma nel booklet non ci sono i testi…
Mai letto un testo sui booklet perché sono scritti troppo piccoli. Dunque non li ho messi
.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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