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Hozier la sorpresa del pop: l’intervista

Stile indie e anima blues, Hozier è la scoperta musicale del 2014. Take Me to Church è stato uno dei più grandi successi dell’anno portandosi a casa una nomination agli Europe Music Awards 2014, una nomination ai Grammy Awards 2015 per Song of the Year ed è risultato il brano più ascoltato al mondo su Spotify nel 2014. Il singolo di debutto del cantante irlandese ha riscosso un successo planetario scalando le classifiche di tutto il mondo e raggiungendo la Top10 in decine e decine di paesi grazie anche a un video emozionante che lancia un messaggio forte e chiaro in favore della libertà di amare. In questi giorni Hozier è in Italia e abbiamo colto l’occasione per incontrarlo e intervistarlo.

Hozier

Hozier

di Matteo Rossini

Bentornato in Italia Hozier, come sta?
Bene, bene.
La sua carriera inizia nel momento in cui decide di abbandonare il college per dedicarsi anima e corpo alla musica, come ha capito che era il momento giusto?
Beh, in realtà non è stato molto difficile. Nel 2009 mi sono iscritto al Trinity College di Dublino, ma non andavo benissimo. Parallelamente agli studi continuavo a fare musica, comporre e suonare.
La svolta?
Un giorno ricevetti la proposta di registrare un album con la Universal, accettai immediatamente e abbandonai gli studi per intraprendere questa nuova avventura. Probabilmente se avessi continuato avrei dovuto ripetere l’anno, i miei voti non erano molto alti, quindi, credo di aver fatto proprio bene (ride, ndr).
Lei proviene da una famiglia di artisti, questa cosa quanto l’ha influenzata?
I miei genitori sono stati davvero molto importanti. Mia mamma è una pittrice, fin da piccolo ho respirato aria di cultura, mentre mio papà era un musicista blues ed è stato fondamentale per la mia crescita musicale.
Quindi la musica blues l’ha accompagnata fin da piccolo.
Assolutamente. Già all’età di due, tre anni ascoltavo per ore dischi di cantanti blues e questa cosa ha ovviamente avuto ripercussioni sulla mia musica che ora presenta rimandi a quel genere.
Veniamo al presente, com’è nata Take Me to Church?
La canzone è nata in modo molto naturale, ho sentito il bisogno di scrivere qualcosa in risposta ai fatti che stavano accadendo in Russia. Ho sempre pensato che le persone avessero il diritto di essere libere di amare, così ho trasportato questo pensiero in musica, ho semplicemente messo per iscritto ciò che pensavo.
Nel video della canzone non appare mai, perché questa scelta?
Inizialmente ci fu l’idea di farmi apparire nel video, ma non ne fui entusiasta. Il brano parla di un amore omosessuale tra due ragazzi e ho pensato che il video si sarebbe dovuto concentrare esclusivamente su di loro, tralasciando tutto il resto. Non ho voluto porre attenzione su altro, il messaggio e il significato del brano sono le cose più importanti e ho deciso di non apparire nel video e lasciare campo alla storia.
Quindi importanza al testo e non all’immagine?
Esattamente. Il mio intento è stato quello di focalizzare l’attenzione sulla canzone. Mi venne proposto di apparire al piano, ma dissi di no, per me non aveva senso, era molto più importante il testo e volevo che fosse al centro di tutto.
Nel 2015 inizierà un tour mondiale
Si, il 2015 sarà un anno davvero, davvero pieno di concerti. Tra pochi giorni partirò per un lungo tour che mi porterà in America, Australia e anche in Europa, tantissime date.
Ha già progetti per il dopo?
Andare in tour è fantastico, e soprattutto divertente ma non nego che sia anche stancante, quindi credo che mi prenderò alcuni mesi di riposo per concentrarmi sulla musica.

 

Quindi, nuova musica in arrivo?

In questo momento vorrei tanto scrivere, ma non ne ho il tempo, quindi aspetterò la fine del tour per prendermi una pausa e tornare a scrivere per un nuovo lavoro

 

Ci sono artisti con cui vorrebbe collaborare?

Assolutamente! Ce ne sono tantissimi, ma per me sarebbe anche un onore poter scrivere per alcuni di loro. Sarei felicissimo di realizzare duetti, ma allo stesso tempo sarei più che entusiasta di scrivere canzoni per altri, sarebbe fantastico

 

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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